L’hanno già scritto tutti, ma lo
riscriviamo anche noi: si fa fatica ad ammettere
che i Muse siano
solo in tre sul palco. “Absolution Tour”
ce lo ricorda, e ci viene in mente quando li si
vide in concerto all’Heineken nel 2002:
pura adrenalina iniettata da tre folletti che
si divertono a suonare musica come se mettessero
bombe in miniera. Il dvd in questione immortala
l’esibizione del gruppo davanti allo sterminato
pubblico del Glastonbury Festival del 2004, in
una performance evidentemente stimolante ed esaltante.
Bellamy, vestito di uno spolverino bianco un
po’ elegante un po’ casual, alterna
parti da tamarro puro, come il tapping da novello
Van Halen nell’assolo di “New Born”,
a momenti toccanti da sospiri e silenzio, vedi
l’intro col piano elettrico di “Ruled
By Secrecy”, attimi che solo in pochi riescono
a ricreare dal vivo (un tale Thom Yorke ce la
fa ma sono in pochi…). E lo fa appunto sfoggiando
la sua indubbia tecnica dal gusto barocco sia
sulla chitarra elettrica che sul piano: dopo il
buio che segue la fine di una canzone riappare
in un angolo diverso del palco per il brano successivo,
magari davanti ad un pianoforte con la chitarra
in spalla che a metà pezzo lascia lì
uno strumento e continua con l’altro, come
avviene in “New Born”.
Il suono live dei Muse è talmente compatto
che si deve prendere atto di come misteriosamente
suona rock un pezzo come “Sunburn”
solo piano, basso e batteria: merito, in questo
caso, del basso di Wolstenholme che sporca con
una delle distorsioni ruvide delle sue il riff
che sostiene il ritornello. L’esibizione
in questione non è lunghissima (un’ora,
del resto è un’esibizione in un Festival…),
per cui si fa fatica a trovare delle cadute di
ritmo o di tono. Forse l’unico pezzo in
spolvero minore è tale “Butterflies
And Hurricanes” (ma forse non è un
problema di resa live, è proprio la canzone
che non è un gran che…), mentre alcuni
momenti sono di indicibile intensità, come
la parte finale di “Bliss” o l’attacco
di “Plug In Baby”. Bisogna dire anche
un’altra cosa: la voce di Bellamy è
sempre lì che non ne vuole sapere di cannare
un’intonazione, sia che spinga o che arrivi
a farsetti yorkiani. Mica è Chris Martin
che dal vivo ha un farsettino talmente leggerino
che ne sbaglia uno su due.
Il concerto finisce come se si fosse in un palazzo
viennese con le note classicheggianti di “Blackout”
e si è davvero contenti di averlo visto,
seppur anche solo in televisione e non dal vero.
Gli extra sono tre pezzi tratti da concerti a
Los Angeles e Londra (con un’ottima “Stockholm
Syndrome”), più un medley di un suggestivo
filmato in bianco e nero di un live in un club
a Cincinnati e di un’elettrica esibizione
a San Diego, che termina con Bellamy che bellamente
getta la sua chitarra elettrica in un cassone
dei rifiuti alla fine del concerto, con il roadie
che sconsolatamente la va a raccattare. That’s
rock.
collegamenti su MusiKàl!
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