E’ almeno un paio di settimane che aspetto
che esca nei cinema della mia città “L’Arte
Del Sogno” di Michel Gondry, e non arriva
mai. Dovrò emigrare, non c’è
pezza. Non è per vedere se Charlotte Gainsbourg
è una brava attrice, questo l’ho
già appurato, da ultimo in “21 grammi”.
E’ piuttosto per godere ancora una volta
di quella creatività francese che si è
sparsa oltre i confini del liceo Jules Ferry di
Versailles: erano tutti lì, nell’87,
Jean-Benoit Dunckel e Nicolas Godin degli Air,
Etienne de Crécy, Alex Gopher e Michel
Gondry. Impensabili allora le fortune che avrebbe
avuto successivamente questi artisti.
Gondry e gli Air, oltre quel passato studentesco,
hanno in comune qualcos’altro, ultimamente:
l’avere fatto da chiocce a Charlotte Gainsboug.
Cinematograficamente il primo, musicalmente i
secondi. “5:55” è praticamente
un album degli Air anche se ci sono altre firme,
quella di Nigel Godrich alla produzione in primis
ma anche quella di Jarvis Cocker (Pulp) e Neil
Hannon (Divine Comedy) per i testi e David Campbell
(papà di Beck) per gli arrangiamenti d'archi.
Preferisco però circoscrivere l’affare
agli Air e la Gainsbourg: un matrimonio musicale
che cela soprattutto l’esigenza di esorcizzare
il senso di inadeguatezza che si ha nei confronti
dei propri padri, veri o putativi che siano. Sia
per Charlotte che per i due parigini credo che
si sia trattato soprattutto di questo. Serge Gainsboug
è stato un riferimento palese e dichiarato
nell’educazione musicale del duo autore
dell’imprescindibile Safari Lunare,
per cui associando i loro nomi a quel cognome,
“Gainsbourg”, hanno voluto autolegittimarsi
e pareggiare la sfida impari. Per Charlotte voleva
invece dire tornare in studio per la prima volta
dopo che il padre era morto. Altra sfida, altro
esorcismo.
In definitiva nutro molti dubbi su questo matrimonio
combinato, necessitato, anche se – guardando
l’altro lato della medaglia – proprio
questa ineluttabilità riconferma
la forza del destino e della vita. Perciò
in “5:55” c’è tutto questo:
toccanti canzoni in cui davvero la società
artistica Gainsbourg & Air s.p.a. trova momenti
di grazia, come in “Af60715” e “Little
Monsters”, alternati a cali di intesa, Siamo
Qui Insieme Perciò Incidiamo La Prima Cosa
Che Ci Viene In Mente, come in “Everything
I Cannot See” o “Morning Song”.
Quello che mi piace, però, è quell’alone
malato come se fossero resuscitate le Vergini
Suicide, degli zombi (femmine, ovviamente) che
escono dalle loro tombe fischiettando melodie
alla “Cherry Blossom Girl”. Potrebbe
essere un’idea per il prossimo film di Gondry.
Nel frattempo ho già ascoltato il nuovo
album degli Air, e ho capito a cosa è servito
questo “5:55” e il precedente unfinished
lavoro solista marcato Darkel: a non fare entrare
tutto ciò che non è Air in “Pocket
Symphony”. Svisate caciarone e francesismi
esasperati sono deviati in queste due opere parallele,
lasciando solo il vero retrofuturismo per il marchio
Air. Una cosa è comunque certa: in una
compilation degli Air “Af60715” e
“Little Monsters” ci stanno da dio.
collegamenti su MusiKàl!
Air - Pocket
Symphony
Air - Talkie Walkie
Air - 10.000 Hz Legend
Divine Comedy - le
recensioni
Jarvis Cocker - Jarvis
Beck - le recensioni