Certamente non mi stupisco. Ryan Adams è sempre
stato uno che pubblicava dischi con il metodo
Catena di Montaggio. Quello che piuttosto
può stupire è la qualità media delle sue opere.
Nonostante le questioni di gusto, il ragazzo di
Jacksonville è certamente uno dei nuovi pesi massimi,
per lo meno nell'ambito del rock americano tradizionale
e dischi come "Cold Roses",
"Heartbraker" e "Gold" sono lì a dimostrarlo.
Nessuno ha saputo coniare Neil
Young, Bob
Dylan e Gram Parsons infondendo alla musica
roots una nuova linfa vitale grazie ad una personalità
che, volenti o nolenti, non lascia indifferente.
Sono sempre stato affascinato da questi artisti
iper-prolifici. Ma andando a memoria, negli ultimi
dieci anni Ryan Adams è stato l'unico che ha imposto
un ritmo di uscite così elevato in un ambiente
dai tempi dilatati come può essere il mainstream.
Per quanto riguarda "29" Ryan Adams ne ha fatta
un'altra delle sue, proponendo una canzone d'autore
ispirata e mediamente di livello altissimo. Orfano
dei Cardinals che lo hanno accompagnato in "Cold
Roses" e "Jacksonville",
Adams si spinge nei territori cari già affrontati
in passato con introspettive ballate non prive
di una certa ombra scura ("The Sadness") e di
un certa malinconia ("Elizabeth..."). E' un disco
che si muove sui toni pacati del folk, proponendo
un uniforme canzoniere che di certo non cambierà
l'idea della gente su Ryan Adams. I detrattori
non lo ameranno e viceversa. Scelta di comodo?
Anche se fosse, non vedo dove sia il problema.
In un disco di canzoni d'autore bastano, appunto,
le canzoni. Qui il livello è alto e come fiocco
rosso una "Night Birds" da perderci il cuore.
L'arrogante bastardo l'ha fatta di nuovo. E in
tutta onestà vorrei non smettesse mai.
collegamenti su MusiKàl!
Ryan Adams - Demolition
Ryan Adams and The Cardinals - Cold
Roses
Ryan Adams And The Cardinals - Jacksonville
City Nights
Neil Young - le
recensioni
Bob Dylan - la Kalporzgrafia