Il rock italiano anni '80 si regge fondamentalmente
su una triade: il punk filosovietico e da balera
dei CCCP - Fedeli alla linea, il dark d'autore
dei Diaframma e il rock d'ispirazione new wave
dei Litfiba. Questi ultimi, composti da Piero
Pelù (Voce), Ghigo Renzulli (Chitarra),
Gianni Maroccolo (Basso), Ringo De Palma (Batteria)
e Antonio Aiazzi (Tastiere), dopo l'esordio molto
positivo di "Desaparecido" continuano
con la loro trilogia del potere, portando alla
luce "17 Re". Giunto ormai, dopo anni
di militanza nell'underground fiorentino, alla
ribalta nazionale, il gruppo riassume qui tutta
la sua esperienza e la arricchisce, di fatto superandola.
Pur essendo ancora presenti asprezze e sporcature
musicali tipiche di un gruppo autoprodotto, si
notano già le gemme che porteranno al successo
commerciale. Alcuni brani sono tra i migliori
dell'intera scena rock italiana: "Re del
silenzio", la dolce "Vendetta",
il divertente tango di "Tango" (per
l'appunto), l'incredibile incedere di "Apapaia"
("si può vincere una guerra e forse
anche da solo, e si può estrarre il cuore
anche al più nero assassino ma è
più difficile cambiare un'idea"),
"Ballata" ("solo il silenzio bianco
come questa terra senza profondità mi porta
dentro il respiro"), "Gira nel mio cerchio".
Sempre divisi fra la voce profonda e gorgheggiante
di Pelù e le suggestioni psichedeliche,
date in gran parte dalla chitarra liquida e fluida
di Renzulli e dalle tastiere impazzite di Aiazzi,
i Litfiba giocano con la lingua italiana, dimostrando
di saperla usare con una destrezza inferiore solo
a quella dei CCCP.
E proprio con il gruppo capitanato da Giovanni
Lindo Ferretti e Massimo Zamboni si verrà
a creare una sorta di simbiosi, che porterà
dapprima ad una serie di concerti insieme (uno,
storico, sulla Piazza Rossa di Mosca, davanti
alle autorità sovietiche) e successivamente
ad una fusione: Maroccolo e De Palma abbandoneranno
i compagni di ventura per entrare a far parte
dei CCCP, in occasione di "Epica Etica Etnica
Pathos" del 1990 - in seguito Maroccolo entrerà
anche nei C.S.I.
mentre purtroppo De Palma morirà -. Proprio
in contemporanea con questi eventi, e dopo il
tassello mancante della trilogia (il buono ma
non eccelso "Litfiba 3"), il gruppo
inizierà ad accusare segni di stanchezza,
che verranno reiterati nel tempo, avvicinando
il gruppo sempre di più ad un pop piatto
e senza interesse e distaccandolo da quelle reminiscenze
derivate da Cure
(inequivocabile in "Oro nero" il debito
con la band capitanata da Robert Smith), Depeche
Mode (l'intro di "Univers") e Siouxsie.
1. Resta
2. Re del silenzio
3. Cafè, Mexcal e Rosita
4. Vendetta
5. Pierrot e la luna
6. Tango
7. Come un dio
8. Febbre
9. Apapaia
10. Univers
11. Sulla terra
12. Ballata
13. Gira nel mio cerchio
14. Cane
15. Oro nero
16. Ferito
I
commenti
Alex Spalck 28 luglio 2003
17
Re è un capolavoro! E questo non si
discute. Lo ascolti dopo anni e lo trovi sempre
più bello. Vendetta, Pierrot e la luna,
Tango, Come un dio... Difficile trovare un
brano non bello, forse la ruvidità
di Cane e Gira nel mio cerchio si scontra
con la poetica ed estasiante meraviglia degli
altri brani citati. E' un vero peccato che
questo disco sia rimasto sepolto nella polvere
mentre si continuano a celebrare dischi di
latra gente che non hanno nulla più
di 17Re. Lo stesso discorso vale per Desaparecido
e Siberia dei Diaframma, si tratta di capolavori
intramontabili.
Gore 22 luglio 2003
Senza
questo disco fondamentale probabilmente avrei
ritenuto per molto tempo che in Italia non
si poteva (forzatamente) produrre musica di
qualità, scomoda e anticonformista
(basti pensare a "Ferito"), curata
e sperimentale (i 16 pezzi di questo disco
sono tutti piccoli capolavori diversi).
Un
Must assoluto.
Massimo dalla Sardegna 5 luglio 2002 Oggi,
5 luglio 2002, ho dato uno sguardo nel mio
vecchio archivio
musicale : una marea di cassette risalenti
agli anni '80 - '90.
Tra tutte, ho sentito una grande gioia nel
ricordare l'esistenza di 17 Re
dei Litfiba. L'ho riascoltato. Mi sono reso
conto che è solo a distanza di
tanti anni si capisce se vi era arte o meno.
La risposta è decisamente si.
Marciscano molte altre cassette, rimanga intatta
ed eterna l'opera di
Aiazzi, Renzulli, Maroccolo, Pelu' & co.
dan 24 giugno 2002
questo
disco è superbo.
esprime una forza assoluta solo dopo averlo
ascoltato e riascoltato. bisogna
masticarselo perchè è un'espressione
personale dei cinque in quel periodo
storico.
in
particolare ci sono tre canzoni su tutte
: ferito, pierrot e la luna e la
magnifica, storica e suprema: apapaia.