C’è sicuramente un perché
se tanto il pubblico metal quanto quello alternative
rock serba per la band di Maynard Keenan un rispetto
e un’ammirazione comune, sebbene sia difficile
trovare una precisa collocazione per la band tra
questi due generi. La classificazione, in fondo,
è relativa. Ciò che stupisce ed
affascina allo stesso tempo è la sconfinata
varietà di vedute che è allo stesso
tempo claustrofobica. Un gruppo che ha saputo
scrivere due capolavori come “Aenima”
e “Lateralus”
e che è tornato con questo nuovo lavoro
dopo il periodo A Perfect Circle del suo leader.
Suoni ruvidi e aggressivi, chitarre graffianti
e la solita sbalorditiva perfezione di Danny Carey
alla batteria fanno dei Tool un gruppo tecnicamente
all’avanguardia. Claustrofobia, come detto,
incubi ad occhi aperti, atmosfere cupissime come
nella doppia title track. Una sorta di elegia
la prima parte, non meno scura e malata la continuazione.
Pezzi più “easy” musicalmente
come “The Pot” e la lunga “Rosetta
Stoned” sono forse i salvagenti per chi
non è avvezzo completamente alle sonorità
di questa complessa band. Sebbene non sia esattamente
ciò che si definisce la mia tazza di thè,
non si può negare come anche questo nuovo
disco possieda una carica di energia ma soprattutto
emotiva stupefacente. Settantacinque minuti tesi
ai massimi livelli. Con un finale da tomba che
fa impallidire i gruppi che vivono di immagini
sataniste o nomi orribilmente ridicoli. La concretezza
dei Tool è ancora una volta davanti a tutti.
1.
Vicarious
2. Jambi
3. Wings For Marie (Pt 1)
4. 10,000 Days (Wings Pt 2)
5. The Pot
6. Lipan Conjuring
7. Lost Keys (Blame Hofmann)
8. Rosetta Stoned
9. Intension
10. Right In Two
11. Viginti Tres