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YELLOW CAPRA
intervista di Davide Vèroli


Strumenti fluidi, note che si rincorrono
tra free-jazz, classica e post-rock. E tutto senza
risultare minimamente pesanti, o difficili. Come sono
riusciti a fare questo, gli Yellow Capra, a solo un
anno di distanza dal loro debutto?
“Chez
Dédé” è tutto
meno che un disco comune: è puro cinema – il
suo immaginario, i suoi strumenti – applicati
alle note.
Ne abbiamo parlato con Luca Freddi, che
del settetto milanese è il bassista.
La prima
domanda è: perchè questo nome? E perchè quei
titoli? E' difficile per chi recensisce scrivere frasi
come "Non ci si può non commuovere davanti
al violoncello di...AMERICAN TAFANO", tanto per
fare un esempio...
Fin dall'inizio il nostro motto è stato:
non prendersi sul serio. Assolutamente. Anche se la
materia musicale può sembrare "seria".
La leggerezza prima di tutto, insomma. Per noi la musica
non è un atteggiamento (oggigiorno molti gruppi
sguazzano nell'apparire-vestirsi-comportarsi-avere
un output convenzionale con quanto suonano). La musica è solo
un sentire comune. Ecco quindi i nostri titoli e il
nostro nome.
Come avete iniziato a fare musica?
Per alcuni di voi gli studi classici sembrano molto
evidenti quando vi si ascolta...
Mentre le due ragazze
(violoncello e flauto) provengono da studi classici,
gli altri hanno suonato in svariati gruppi locali,
tra indie rock, post punk, pop, jazz. Abbiamo background,
ascolti e gusti molto diversi (a volte agli antipodi,
se pensi al divario incolmabile ad esempio tra Giuseppe
Verdi e i Converge). Per questo ci sembra magico far
confluire queste differenze in un'unica esperienza
musicale.
Si abusa della parola "cinematico", quando
vi si descrive. Eppure voi usate visuals quando suonate
dal vivo, avete scritto spesso colonne sonore... qual è il
rapporto della vostra musica con l'immagine?
Tutti
siamo appassionati di film, videoclip, cortometraggi
e documentari. Oltre a consumarne una quantità illiamitata
e variegata a casa o al cinema, alcuni di noi hanno
realizzato o continuano a realizzare lavori come professione.
Quando ci siamo incontrati il progetto musicale voleva
essere strumentale e da camera (anche perchè provavamo
in un sottotetto di un appartamento) da abbinare ad
un vasto immaginario visivo.
A proposito, chi vi ascolta
tende a pensare che a ispirare i vostri brani siano
le immagini. Ma è sempre così? Cosa vi
ha accompagnato mentre stavate componendo "Chez
Dédé"?
Pensiamo a quello che vediamo
intorno a noi, la città, la notte, i particolari,
gli scorci, le distanze, le dissolvenze.
Chez dedè lo
vediamo come un posto placido, conviviale e familiare
dove incontrarci, stare insieme tra noi o con amici,
o stare isolati. Una specie di locale-spazio privato.
La vostra musica ha accompagnato
qualunque arte, dal cinema al teatro alla pubblicità...
Come cambia il vostro modo di comporre in base a quello
che dovete musicare?
Alcune volte sono state scelte
musiche più evocative,
altre più cameristiche. Per il teatro è stata
una bella sfida, costruire, improvvisare intorno al
lavoro di un attore, preso con il suo monologo: sottolineare
delle frasi, riempire delle pause ecc.
So che state
iniziando a collaborare con il videomaker Claudio Sinatti...
com'è nata
la collaborazione, e cosa avete in programma?
Gianandrea,
il nostro batterista, ha avuto una relazione con lui
per questa finalità. No, scherzo. Gianandrea è un
montatore professionista e ha iniziato a collaborare
con lui per alcuni lavori e videoclip. A Claudio è piaciuta
la nostra musica. A noi è piaciuto il suo modo
di intendere i visual dal vivo. E' sbocciato qualcosa.
Stiamo preparando un'esibizione in cui interagiremo
dal vivo con musica e visual.
Siete pieni di progetti
paralleli: oltre agli YC si sono i Satan is My Brother,
le colonne sonore... La domanda chiave è: riuscite
a vivere di musica?
Non riusciamo a viverci. No. Ognuno
ha il suo tran-tran, il suo lavoro, chi la famiglia,
chi i sogni, chi le disilussioni. Ma abbiamo un motore
sempre acceso. Tutti. Chi realizza documentari e video,
chi è immerso in teatro e mondo del cinema,
chi scrive, chi fotografa. E la musica. Antonello (tastiera-anima
elettronica) ha diversi progetti, tra cui la sonorizzazione
electro-lounge di Fahrenheit451. Massimo (chitarra)
ha un suo progetto indie-folk a nome Cassavates!. Luca
(basso) e Alessandro (sax) hanno appena fatto uscire
per Boring Machines l'esordio del loro progetto dark-ambient
Satan is my Brother. Francesca (violoncello) segue
diverse collaborazioni.
La vita, poi, è ciò che
accade mentre fai altri progetti.
www.myspace.com/yellowcapra
collegamenti su MusiKàl!
Yellow Capra - Chez
Dédé
(31
ottobre 2007)
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