| ONEIDA,
Love, Music, Wine & Revolution
intervista di Raffaele Meale 
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| Gli
Oneida alzano al cielo il Rosso di Kalporz,
meritato premio per "Each One Teach One",
l'album che ha vinto i MusiKàl! Awards
2002. |
Avevo
appuntamento, poco prima del concerto, con gli Oneida
per un breve scambio di battute: scortato da Rita Perri
(nelle vesti fondamentali della traduttrice delle mie
domande) e Francesco Tuoto mi addentro in un Init già
fumoso e frastornante – punk che arriva dalle
casse poste sul palco – raggiungo Hanoi Jane
(bassista e chitarrista della band) che ci guarda in
faccia e ci apostrofa con un “avete decisamente
facce da Kalporz”.
Si
inizia bene, dunque. Dopo le dovute presentazioni, e
aver notato la difficoltà degli statunitensi
a pronunciare il nome Raffaele, usciamo con lui e Kid
Millions (batterista) per un amichevole scambio
di battute. Come avremo modo di riscontrare anche sul
palco, e come comunque già supponevamo, oltre
ad essere un geniale gruppo musicale gli Oneida
sono dei buontemponi, sempre pronti alla battuta,
figure assolutamente anti-divistiche e, il che non guasta,
totalmente innamorati dell’Italia e, come
avrete modo di vedere più sotto, di Kalporz
(potere del vino), che l’anno scorso li ha eletti
band dell’anno e che li segue ovunque. Forse perché
sotto sotto sono la band che rappresenta meglio lo spirito
kalporziano, quello spirito fatto (usando le parole
di Stephen Merritt/Magnetic Fields) di “Love,
Music, Wine & Revolution”, o forse perché…chissà
perché…
Ps. Ulteriore ringraziamento a Rita
per essersi sottoposta all’ingrato compito di
tramite tra me e gli Oneida – ah, il mio inglese
ignorato!!! -
Rita: in un periodo di guerre
iper-sponsorizzate, cosa sono per voi le “secret
wars”?
Hanoi: cosa vuoi dire con “iper
sponsorizzate”?
Rita: guerre delle quali si sente
parlare, pubblicizzate… che ciascuno può
seguire in tv, sui media…
Hanoi: vuoi dire, guerre che ricevono
una estrema copertura da parte dei media
Rita: esatto.
Hanoi: be’, credo che si tratti
di una diversa relazione con l’idea di “guerra”,
un’idea diversa da quella delle guerre che attualmente
vengono combattute nel mondo…è più
come…uhm…(si rivolge a kid millions) tu
come lo spiegheresti?
Kid: …oh oh (ridono)
Hanoi : …uh…”no
capito”!! (ridono) colpa del vino…
Kid: okay, per me significa qualcosa
come… le invisibili, sconosciute battaglie che
vanno avanti ti informano giorno per giorno che la vita
che tu non conosci esiste… questo sono io, questa
è la personale opinione di kid million…
Hanoi: già. E non si tratta
della “paranoia” che esiste al giorno d’oggi,
giusto?
Kid: no, no, no, infatti, si tratta
di cose di cui tu non sospetti nemmeno l’esistenza...
cose a cui nemmeno pensi…
Hanoi: ...le forze che influiscono
sulla tua vita… non si tratta di, uhm, “cospirazioni”,
ma di aspetti interni, a livello di subconscio che influenzano
la tua persona…
Rita: aspetti intimi, personali
insomma
Kid: esatto, esatto
Hanoi: …in un senso non paranoico,
non politico… è piuttosto una idea di comfort
e di confusione…
Kid: …è perché
beviamo troppo vino!! (ridono)
Rita: va benissimo! Passiamo alla
prossima domanda… rispetto al suono tipico dei
vostri dischi precedenti, “Secret
Wars” sembra essere più accessibile
ed allo stesso tempo, schizofrenico. Come, ed in che
lasso di tempo è avvenuto questo cambiamento?
Hanoi: ...schizofrenico??
Rita: eheh, questa è l’opinione
dell’intervistatore (Raffaele, n.d.t.)..
Hanoi: okay, va bene… è
stato onesto…(ride)… il cambiamento tra
“Each
One Teach One” e “Secret Wars”?
Rita: sì
Kid: beh, credo sia perché
abbiamo fatto “Secret Wars” dopo che Crazy
ha lasciato la band... il quarto elemento… non
era con noi, voglio dire… al confronto di “Come
On Everybody Let’s Rock”, è comunque
un disco…strano…
Hanoi: si, credo ancora più strano di “Enemy
Hogs”…penso che la cosa più esatta
che si possa dire è che noi non lavoriamo in
un senso lineare; ma lavoriamo in modo non progressivo,
usiamo tempi e atmosfere irregolari, ridondanti, circolari…
ma è così che tutto si evolve da se stesso,
non perché vi sia un nostro precedente progetto
di sviluppare i pezzi in questo modo…
Kid: siamo comunque le tre stesse
persone… siamo ancora qui…
Hanoi: credo che l’aggettivo
“schizofrenico” sia un qualcosa di molto
personale… è un commento rilevante o una
prospettiva… sono tutte idee che coesistono con
queste altre idee… al momento abbiamo “Each
One Teach One” nel retro del cervello, e le canzoni
pop di “Come On Everybody… in quest’altra
parte (indica il lato sinistro della testa), ed insieme,
abbiamo “Secret Wars”…ma non penso
sia una transizione, è piuttosto un avvenimento,
un momento.
Kid: si, voglio dire, è comunque
vero, è più fatto di “canzoni”,
è più “regolare”
Rita: siete soddisfatti di tutto
questo?
Kid: sì, molto
Hanoi: si, credo che stiamo facendo
il nostro meglio e che stiamo agendo in modo coerente
con il momento che attraversiamo. Siamo sinceri nel
fare quello che attualmente ci interessa fare. Almeno
speriamo (ridono)
Rita: ok, una domanda su “Sheets
of Easter”, cosa rappresenta per voi? È
il pezzo cui il vostro nome è legato…
(qui interviene anche Francesco)
Francesco: come è nato?
Hanoi: (rivolgendosi a Kid) questa
è per te..
Kid: in generale? Beh era una idea
che era nella mia testa… era solo… avevo
questa idea di una canzone, e quando si è trattato
di tradurlo nella pratica, ho detto “vorrei fare
qualcosa del genere” e gli altri hanno detto “ah,
qualcosa del genere? Ok proviamo” e l’abbiam
fatto, e suonava in modo grandioso... voglio dire, non
è stato… uhm… diciamo, era qualcosa
che forse era lì, dentro di noi, da sempre, che
eravamo sempre stati in grado di fare e… qualcosa
che è venuto fuori da sé, dopo aver suonato
insieme per anni… ed è stato come dire
“ehi, facciamo questa… davvero estrema…
davvero singolare, semplice… cosa, e sentiamo
come suona...” e suonava molto cool… e così…
è venuta su in modo davvero veloce, ad ogni modo,
ed abbiamo detto “wow, è cool”.
Hanoi: credo che sia una canzone
che è stata scritta come una esperienza. Era
una estensione di aspetti della nostra musica che esistevano
già. È stato come isolare uno di questi
aspetti in particolare, e svilupparlo...
Kid: …ed è fantastico
che sia anche ciò che la gente vuole sentire
da noi… che alla gente piaccia sentircelo suonare…
è grandioso
Hanoi; sì, grandioso
Rita: ed è assurdo da suonare,
comunque...
Kid: si, è…difficile,
è duro da suonare!!
Hanoi : sia sul disco che dal vivo…
sono 15 minuti di… weow, weow, weow (simula un
suono ossessivo accompagnandolo con pennate su una chitarra
immaginaria) e devi cantare allo stesso tempo, dopo
un po’ cominci ad avere le visioni, diventi davvero
sballato… e senti dopo un po’ che la tua
voce sta per morire… è davvero una grande
esperienza!
(alle nostre spalle spunta il tecnico
del suono della band)
Hanoi: ah, questo è Blue,
cura il nostro suono ed è la nostra guida spirituale…
Rita: ciao Blue… una guida
spirituale! (salutiamo Blue) Ok, adesso una domanda
sul vostro ritorno in Italia… è passato
solo un anno dalla vostra ultima visita qui, cosa vi
aspettate ?
Kid: cosa ci aspettiamo? Beh, gentilezza,
persone simpatiche… l’ultima volta ci siamo
davvero divertiti
Hanoi: abbiamo incontrato persone
oneste e genuine… è buono per noi essere
qui, è come una sorta di terapia!
Kid: la vostra è comunque
una delle culture più splendide. Siamo davvero
fortunati a poter essere qui, ci piace davvero molto
Hanoi: si, amiamo molto l’Italia
ed è il motivo per cui siamo tornati qui nel
giro di un anno…
Rita: rimarrete qui per qualche
giorno o ripartirete subito?
Hanoi: vuoi dire qui a Roma?
Rita: sì
Hanoi: beh, no. lo scorso anno abbiamo
avuto un intero giorno libero ma stavolta no: siamo
arrivati stamattina e domani dobbiamo suonare in Sicilia,
dove passeremo alcuni giorni e poi dobbiamo andare in
Svizzera ed in Germania…
Rita: ok un’altra domanda…
spesso i giornalisti tendono ad operare delle semplificazioni
ed a costruire delle “scene musicali”…
credete nelle scene musicali, o sentite di appartenere
ad una scena musicale in particolare?
Kid: beh, per me le scene musicali
esistono, ma i giornalisti ed i critici tendono ad aggiungervi
degli stereotipi… come... ad esempio la scena
rock di brooklin... io non conoscevo nessuna delle bands
della scena rock di brooklin prima di iniziare a suonare…
certo, adesso le conosco, ma è qualcosa che è
venuto dopo… per me una “scena” è
costituita da persone che si conoscono, si frequentano,
che fanno esperienze insieme, realizzano delle cose
insieme… credo che sia così adesso…
non so. Come dire: è fantastico nella realtà,
quando non è collegato con qualcosa di costruito
dai giornalisti…
Hanoi: una “scena musicale”
in questo senso reale, è un po’ come una
comunità, una piccola comunità, una sottocomunità
di persone... cosa distaccata e diversa dalla necessità
di creare od appartenere ad una “moda”,
perché “scena musicale” suggerisce
l’idea di una moda, di un trend da seguire. Noi
siamo più come una comunità, crediamo
nell’idea di comunità, una sorta di famiglia,
una famiglia estesa con relazioni estese, essere amici,
mettersi insieme, fare bambini ovunque… (ridono)...
il fatto è che a volte critici e giornalisti
riescono a cogliere solo un singolo aspetto di questa
esperienza, ed in tal modo non riescono a coglierne
la concretezza, la realtà… si ottiene qualcosa
di molto riduttivo… in realtà si tratta
di due mondi differenti. Tutto ciò serve a creare
un mercato: per i giornali, per le etichette discografiche…
ma la comunità che sottende questa esperienza
esiste indipendentemente dal fatto che si sia scritto,
o da cosa si sia scritto su di essa.
Kid: si, quello che fanno i giornalisti
è un po’ la costruzione di punti di riferimento…
indicare una “bandiera”, cercare in qualche
modo di documentare quello che succede
Rita: state lavorando su del nuovo
materiale?
Hanoi: sì certo
Kid: si, abbiamo nuove canzoni, probabilmente
suoneremo qualcosa stanotte… lo scorso anno abbiamo
suonato delle cose che sarebbero poi apparse su “Secret
Wars”…
Hanoi: ad ogni modo tendiamo sempre
ad iniziare cose nuove prima ancora di aver completato
le vecchie.
Rita: prossima domanda…che
tipo di musica vi piace ascoltare?
Hanoi: tutto
Kid: sì… un sacco di
musica… ogni genere di roba… tutte le ere,
tutti i generi. Dance music, pop music…
Hanoi: ...hip hop...
Kid: già, hip hop...
Hanoi: rock classico, noise…
non troppo jazz, a dire il vero…
Kid: no, davvero non troppo jazz..
Hanoi: non è il nostro genere
preferito...
Rita: c’è qualche
musicista che vi piace molto, che vi influenza in qualche
modo?
Hanoi: beh, ultimamente sto ascoltando
un sacco di Neil Young, ad essere onesti. Perché
ho letto la sua biografia… hai letto la sua biografia,
“Shakey”?
Rita: no, non l’ho letta
Hanoi: beh, ecco, è grandiosa.
Non so come sia tradotto il titolo in italiano, ma è
spettacolare, bellissima.
Rita: Neil Young è immenso
Hanoi: sì, ti distrugge la
mente
Rita: mi trovi d’accordo
Hanoi: è tutto cuore, anima.
È così passionale, è passionale
ed ispirato.
Rita: credete che la vostra musica
possa essere definita psichedelica?
Hanoi: sì, certamente, di
sicuro
Kid: è come… per una
volta credo che sia un po’ dislocata, strana,
alienante… questa è la tipica esperienza
psichedelica, per me…
Hanoi: credo che molta gente che
abbia un certo bagaglio possa definire psichedelica
la nostra musica. Qualcuno potrebbe definirla come “punk-rock”,
ma se pensi al punk-rock oggi, ti vengono in mente i
Green Day. Si , la nostra musica può essere definita
psichedelica… ma non è una questione di
estetica, non è una specie di nostra filosofia,
è piuttosto una delle nostre prospettive: e comunque
è un aspetto di ciò che possiamo essere,
di quello che siamo, di quello che pensiamo… e
di quello che amiamo, credo.
Kid: sì, perché no...
Hanoi: ...io amo tutto ciò
che si presta ad essere confuso e terrificante…
Rita: è grandioso
Hanoi: è “vero”.
Confondere le cose è importante, ed è
simpatico. Credo che ce ne sia bisogno. Si tratta di
“interrompere” ciò che è statico
e noioso ed istituzionalizzato.
Rita: ragazzi, siete davvero gentili,
abbiamo registrato tutto e faremo del nostro meglio
per riportare quanto più fedelmente le vostre
idee...
Kid: beh, puoi scrivere tutto quello
che vuoi..
Hanoi: ...in cambio potreste procurarci
un po’ di quel vino dell’altra volta…
Kid : ....sì, vedete un po’
cosa si può fare...
Hanoi: ho cercato di ritrovare quel genere di vino,
come dite voi, “frissanti”?
Rita: sì, frizzante, esatto
Hanoi: oh, vino rosso e frizzante…
mi sarebbe piaciuto portare un po’ di quel vino
a New York, quella bottiglia che ci avete dato l’anno
scorso, l’abbiamo bevuta più tardi la notte
stessa…
Kid: wow
Rita: mi dispiace non avere del
vino con noi, stavolta...
Hanoi: forse potreste dirci come
possiamo procurarcene un po’… possiamo fare
uno scambio, improvvisare una specie di mercato nero
del vino con la “Kalporz Winery”…
Rita: penso si possa trovare un
accordo, uno scambio, del tipo vino in cambio di musica...
Hanoi: esatto, sarebbe fantastico…
Kid: ecco, questo è “scena
musicale”, questo è cioè che intendiamo
per comunità ! (ridiamo)
Rita: ok, grazie tante, non vediamo
l’ora di vedervi suonare, siete stati fantastici.
Hanoi: voi siete fantastici,
è per questo che siamo tornati, vi ringraziamo.
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Link in giro per MusiKàl!:
Oneida - la Kalporzgrafia
Neil Young - le
recensioni
(3 marzo 2004)
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