ONE DIMENSIONAL
MAN
intervista di Daniele Paletta

Di un album, "Take
Me Away", in cui il suono si è fatto
più vario e meno spigoloso e dove è inclusa
anche una canzone d'amore, non potevamo non chiedere
conto a Pierpaolo Capovilla, voce e basso di
One Dimensional Man, che racconta anche dell'arrivo
del nuovo chitarrista Carlo Veneziano, della
ricerca (vana) di una major lungimirante, dell'importanza
dei testi nei pezzi di ODM, per finire sul problema
dell'informazione in Italia nell'epoca del "peggior
governo della storia repubblicana".
E’ passato qualche mese
dall'uscita di "Take Me Away". A mente fredda,
siete ancora soddisfatti del risultato? Durante la vostra
estate di concerti, le canzoni si sono modificate in
qualche modo?
PPaolo: Credo che “Take Me Away” sia il
nostro miglior lavoro fino a questo momento. Ne siamo
soddisfatti e siamo felici per come le cose stanno andando.
L’esecuzione dal vivo è quasi sempre un
po’ diversa dal lavoro fatto in studio, e certo
le canzoni a volte mutano leggermente forma con il passar
del tempo. L’esempio più eclatante è
però “Just Boy”: è una canzone
che abbiamo fin dall’inizio inteso come dedicata
alla memoria di quel povero ragazzo di nome Carlo Giuliani,
assassinato a Genova in quei giorni terribili: ora questa
canzone la performiamo in modo completamente diverso;
le abbiamo dato un andamento funebre, lentissimo, sofferente.
Avete cambiato per l'ennesima
volta etichetta. Per il tipo di suono che avete, siete
quasi delle mosche bianche all'interno della Ghost.
Come siete arrivati a loro?
PPaolo: Ma sono loro che sono arrivati a noi. Avremmo
preferito, e lo dico senza vergogna, un contratto major.
Lo abbiamo cercato, abbiamo contrattato, ma alla fine
abbiamo solo perso tempo. In Italia mancano, nel settore
major, degli interlocutori veri. Ghost ci ha fatto una
proposta soddisfacente, e noi l’abbiamo presa
al volo. Va benissimo così!
Il vostro suono si è fatto
molto meno spigoloso che in passato. Immagino che sia
in gran parte dovuto al nuovo chitarrista, Carlo Veneziano.
Come l'avete conosciuto, e come si è trovato
lui a lavorare con voi, che spazio ha avuto nella composizione
dei pezzi? E come è cambiato il vostro modo di
stare sul palco (ammesso che sia cambiato) dopo il suo
ingresso?
PPaolo: Devo contraddirti subito. Non credo che la minor
spigolosità di “Take Me Away” sia
dovuta all’entrata di Carlo. E’ una cosa
che io e Dario cercavamo da tempo. Carlo ne è
rimasto persino un po’ sorpreso! Certamente, in
un trio come è il nostro, il cambio di chitarrista
è un vero terremoto. Casca giù tutto,
bisogna ricostruire. Ma nulla sarà mai esattamente
come prima... Per ciò che riguarda la nostra
attitudine live, credo sia cambiato poco o niente!
Molti sono rimasti spiazzati da
"Mad At Me", che è l'episodio più
atipico della vostra discografia. Ho letto da qualche
parte che resterà però un episodio isolato:
come mai?
PPaolo: Guarda, “Mad At Me” è una
lettera d’amore in forma di canzone. E’
una cosa molto personale e dunque sicuramente autobiografica.
E’ dedicata alla mia ex, a cui voglio ancora bene.
Se avremo ancora voglia di scrivere canzoni come questa
in futuro? Non saprei...
Parlando dei testi, spesso sono
l'ultima cosa che si nota nelle vostre canzoni, ma io
li trovo sempre più belli. Come nascono? Scrivi
solo con una musica in testa? Hai bisogno di avere tranquillità
intorno o riesci a scrivere ovunque? C'è qualche
scrittore che influenza il tuo modo di scrivere, o al
quale vorresti assomigliare?
PPaolo: Grazie per l’apprezzamento, ma davvero
spero non siano l’ultima cosa che si nota nel
nostro lavoro. Io credo che la “poetica”
di un gruppo sia esattamente ciò che distingue
un buon gruppo da un gruppo di merda. Se non hai niente
da dire, allora perché diavolo parli. Meglio
il silenzio che le stupidaggini! Detto ciò, veniamo
a noi: si, scrivo sempre con la musica già in
testa, il più chiara possibile. Lavoro sulla
metrica in modo minuzioso. La tranquillità devo
averla dentro, e non importa il luogo. Scrivo anche
in albergo, dopo gli spettacoli. I miei scrittori preferiti
sono i classici come Shakespeare, Dostoyevsky, ma adoro
Celine, Pasolini, e anche Carmelo Bene.
Una domanda che esula dalla musica:
in "5 Square Yards" il ritratto della donna
assassina mi ha fatto venire in mente, non uccidetemi,
l'ossessione televisiva per la cronaca nera e le stragi
di famiglia. Se doveste giudicare lo stato dell'informazione
televisiva, cosa direste?
PPaolo: “5 Square Yards” è però
una storia molto comune... Quanti sono i mariti violenti,
che non rispettano la propria compagna? Quante volte,
dietro a fatti di cronaca nera del genere si nasconde
la violenza domestica? Ecco, la canzone di questo parla,
non di Cogne o schifezze simili.
Lo stato dell’informazione televisiva in Italia?
E’ la peggiore d’Europa, e ci porta dritti
al problema, cruciale, della democrazia nel nostro paese.
L’informazione in Italia, a parte alcune significative
e lodevoli eccezioni, rispecchia la cultura della classe
politica al governo: la peggior classe politica ed il
peggior governo nella storia dell’Italia repubblicana.
Ricordo di aver visto un vostro
concerto un anno fa a Correggio, e tra una canzone e
l'altra c'erano costanti riferimenti politici piuttosto
sarcastici. Avete mai avuto problemi per i discorsi
politici che fate dal palco?
PPaolo: Solo una volta, ...un concerto nel padovano,
non ricordo bene dove. C’erano un paio di fascisti
nell’organizzazione. Siamo quasi arrivati alle
mani. Per la precisione, mi fu fatto osservare che stava
scritto nella Costituzione che non era lecito parlare
di politica durante il concerto! Forse quei due personaggi
non avevano un’idea molto chiara di cosa è
scritto nella nostra Costituzione. Forse non l’avevano
neanche mai letta. Mi chiedo, quanti sono i giovani
in Italia che hanno letto, magari anche una sola volta
e giusto per curiosità, la Costituzione della
Repubblica?
»
Link in giro per MusiKàl!:
One
Dimensional Man - Take
Me Away
» sul web
Il Corriere della Sera sull'archiviazione
del procedimento per la morte di Carlo Giuliani
(28 ottobre 2004)
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