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 LE INTERVISTE di MusiKàl!

JENNIFER GENTLE
intervista di Emanuele Sferruzza Moszkowicz

Dopo aver rifiutato un ingaggio per suonare alla Crystal Island di Mosca Marco Fasolo e Andrea Garbo, rispettivamente chitarra e voce e chitarra dei Jennifer Gentle, raccontano - in un'intervista realizzata a fine gennaio dopo il concerto per Live in Kalporz al Calamita di Cavriago - di come non siano mai stati più gruppo di così, del nuovo EP in uscita a primavera e del perché la loro America l'hanno trovata proprio in America.

Siamo in tanti. Voglio dire, siamo tanti nel mondo. Due spruzzi fuori dall'orbita terrestre e tutto il resto qui, ad alzare la testa per respirare. E' di pochi giorni fa la presentazione del progetto di Norman Foster di Crystal Island a Mosca, una città nella città alta tanto da tagliare le nuvole all'interno della quale oltre ad una sorta di microclima personalizzato, leggo nella nota, ci saranno tremila stanze d'albergo, quasi mille appartamenti, quattordici mila posti auto e qualche museo un qualche cinema, negozi e tutte quelle cose lì. Penso a voi, lì, in un teatro interno a questa costruzione immensa a suonare a comando tre volte al giorno come un qualsiasi Cirque du Soleil a Las Vegas. Ora, facciamo una domanda gnocca tanto per cominciare: - Ma voi accettereste? E se una delle clausole chiedesse esplicitamente di cantare in russo?
Marco Fasolo: Non credo davvero. Non mi piaccono gli ascensori.
Andrea Garbo: Viviamo, suoniamo, incidiamo in campagna. Distanti dal mondo che progetta città sulle nuvole e vende appezzamenti di suolo lunare. Abbiamo forse la testa fra le nuvole ma almeno un piede saldo sul terreno, di certo non siamo entertainers ed il freddo non piace a nessuno.

Vi siete amalgamati di recente. Un po' sono partiti, alcuni congedati e altri rimasti. C'è qualcuno che ha tenuto in piedi la baracca, ma un gruppo non si sostiene su di una esclusiva temporale di un individuo lasciato a se stesso. Che cosa significa per voi riuscire in questo, questo progetto, la condivisione collettiva tra diversi musicisti di un obiettivo comune?
A.Garbo: E' quello che si suppone sia una band, è come si suppone debba essere. Quando si decide di assaltare la diligenza non importa chi organizza il colpo, l'importante è che i compagni siano validi e che il colpo venga messo a segno.
M. Fasolo: Per fare quel piccolo salto di qualità che avevo in testa c'era la necessità di avere un gruppo vero, persone con la voglia di fare, di rischiare, di mettersi in gioco. I Jennifer Gentle hanno alle loro spalle una storia complicata, con molti cambi di formazione e innumerevoli problemi di tutti i tipi. Adesso, per la prima volta da anni, possono essere definiti un gruppo vero e proprio.

L' Italia è un paese che non sa sviluppare a livello educativo la meritocrazia preferendo una sorta di personalismo spesso sordido in cui si cerca di inculcare come unica possibilità sociale la sopraffazione e l'inganno nei rapporti a qualsiasi livello di interdipendenza. Credo che sia una cosa importante che possiate farmi capire la vostra maturità di dialogo. Mi potete raccontare - che cosa succede - tra di voi che arrivate a fare un prodotto a mio giudizio così raffinato insieme?
A.Garbo: E' il caso di dire: "grazie per la domanda"!
M. Fasolo: Con la nuova formazione abbiamo appena finito di registrare un EP che sarà pubblicato a primavera. E' stata la prima volta dopo molto tempo che ho registrato con altre persone, ed è stato davvero stimolante. Ho portato le canzoni e ciascuno ha contribuito all'arrangiamento. Il disco precedente, invece, è stato un vero e proprio lavoro solista: sono rimasto chiuso in studio per mesi nel tentativo di distillare quello che avevo in testa.

La vostra musica cambia con il tempo ma non parlate con la lingua presente. Mi sembra quasi di vedere davanti ai miei occhi che vi divertiate raccolti attorno al cadavere della persona che si è sparata con una rifle all'Ectoplasmic Studio suonandogli tutto addosso; un'energia affine agli spiriti e alla nebbia quasi. C'è una nota a margine nella vostra musica, è una mia stupida sensazione o c'è un racconto che si sviluppa durante l'album?
M. Fasolo: Riflettere lo "spirito del tempo" mi sembra una volgarità imperdonabile. L'unica cosa che mi interessava davvero, lavorando a "Midnight Room", è stata cercare di dare corpo musicale ad alcune delle mie fantasie e delle mie paure. Questo è l'unico aspetto vagamente concettuale che puoi trovare nell'album: è un catalogo di sogni, interessi e manie personali.

Quando la mia ex ragazza mi ha proposto di vedere insieme "Under the Tuscan Sun" non ero poi tanto entusiasta, anzi, avrei preferito limitarmi a portarla in Toscana davvero piuttosto che vedere un film su vari clichè da parrocchia. Arrivato quasi alla fine per la prima volta nella mia vita mi sono addormentato e forse è per questo che mi ha lasciato. Ora, all'inizio del film la protagonista - che è una sorta di critica per un qualche giornale di New York - riceve una stoccata fulminante da parte di uno scrittore che ha dovuto subire un pesante giudizio sul suo ultimo lavoro. Vi sarà capitato già di ricevere diverse critiche, come avete incassato quelle negative?
A.Garbo: Con serenità, curiosità, divertimento talvolta. La stroncatura, motivata specialmente, si è ormai estinta, è difficile rimanere sgomenti. Questo probabilmente a causa del mediocre livello di certa critica cosiddetta specializzata, costretta altresì a recensire proposte musicali altrettanto mediocri. E' una cosa che si auto-alimenta in un certo senso. Le critiche che dovrebbero "far crescere" e migliorare sono pura fantasia.
M. Fasolo: Specialmente in Italia "The Midnight Room" è stato stroncato con un livore che di solito non si vede applicato a gruppi autoctoni. Meglio così: è sempre stato un piccolo vanto personale quello di avere poco a che fare con il resto della "scena" nazionale. Questo non vuol dire che non abbiamo rapporti con altri gruppi italiani: ce ne sono molti che stimiamo e apprezziamo, da Father Murphy ai Verdena.

All'estero voi suonate. Anzi, fate anche delle belle date e tanto di cappello. Qual'è il feedback, la percezione che avete di voi fuori dall'Italia?
A.Garbo: Incideremo una session per la BBC tra meno di un mese, un tipo di feedback di tutto riguardo quindi. Mentre guido ascolto le BBC sessions dei Cream e penso a come sarà mettere il naso dentro la storia. Ci pensi? Dicono che nessuno è profeta in patria, purtroppo pare sia vero ed il degrado culturale che caratterizza l'Italia dei nostri giorni non aiuta. Abbiamo vita dura. Duole doverlo dire ma l'estero spesso è un obbligo e non una scelta. Non è un mistero: fuori da qui la musica è affare serio.
M. Fasolo: Mettiamola così: se non ci fossero paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna i Jennifer Gentle sarebbero morti e sepolti da un pezzo. Adesso le cose in Italia vanno senz'altro meglio, ma ci sono voluti anni per arrivare a questo punto.

C'è qualcosa che bolle in pentola?
A.Garbo: Tanto thè, di solito. A litri.
M. Fasolo: Un nuovo tour in Inghilterra a febbraio, la ristampa di "Wrong Cage" (l'album che incidemmo qualche anno fa con Makoto Kawabata degli Acid Mothers Temple), la pubblicazione di un nuovo EP - tante cose, anche se in realtà vorrei soprattutto cominciare a lavorare sul nuovo album al più presto.

Mi potete dare una serie di note a piè di pagina su un paio di libri che vi siete letti recentemente e che vi siete gustati?
A.Garbo: Nella vita sorgono dei dubbi e se gli anni passati a scuola non te li hanno tolti è il caso di approfondirli, anche partendo da Petrolio di P.Pasolini, un incubo necessario. Poi Marco ed io conosciamo a menadito The Ultimate Guitar Book di Tony Bacon, spesso è pure meglio del cinema, un piacere tattile, olfattivo a tratti.
M. Fasolo: Ammetto di essere il peggior lettore di tutti i tempi. Ma se vuoi possiamo parlare di Mario Bava.

» Link in giro per MusiKàl!:
Jennifer Gentle - The Midnight Room
Jennifer Gentle - Valende
Jennifer Gentle - Concerto al Circolo degli Artisti (Roma)

» Link sul web
Jennifer Gentle su Myspace

(21 febbraio 2008)



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