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IL MONDO DI FIAMMA
intervista di Daniele Paletta

MEI (Faenza, 24 novembre 2002)
Ha gli occhi vivi, Fiamma. Sembra far fatica ad abituarsi
all'idea che l'attenzione intorno a lei stia pian piano
crescendo, ma allo stesso tempo le si legge in faccia
la gioia di poter raccontare di sé e della sua
musica.
Nel caos assoluto della giornata finale del MEI, Fiamma
mi concede qualche minuto prima della sua esibizione
sul palco acustico. Una chiacchierata dall'atmosfera
decisamente informale e amichevole sui suoi inizi e
sul cammino che l' ha portata al suo primo disco solista,
"Contatto", uscito a inizio novembre per la
Mescal: un album che trova un singolare equilibrio tra
strumenti tradizionali, sonorità elettroniche
e una voce davvero emozionante.
Ho appena scoperto di essere a
colloquio con un'artista che è mia conterranea:
lei è Fiamma. Presentati per chi ancora non ti
conosce e raccontaci com'è iniziata la tua carriera.
Per i MOLTI che non mi conoscono ancora
io
sono Fiamma, e la mia carriera a livello professionistico
è iniziata per caso all'incirca tre anni fa:
sono stata notata durante un concerto con amici da Alberto
Cottica, che all'epoca suonava ancora nei Modena City
Ramblers (fisarmonicista, nda), e che stava pensando
di fare un progetto folk con una voce femminile dove
inserire il canto tipico all'emiliana. Io non sapevo
di avere questa cosa fino a quando lui non me l' ha
detto, perché per me le cose che mi faceva cantare
mia nonna da piccola erano le cose più naturali
del mondo, sia come filastrocche che come modo di cantare;
capivo che era una cosa un po' diversa da tutto quello
che mi stava intorno, però c'è stato qualcuno
che dal di fuori mi ha dovuto dire "Guarda che
questo qui è il canto tradizionale emiliano",
e io ho detto: "Figata!" (ride).
Sono quindi stata coinvolta in questo progetto che ha
preso il nome di Fiamma Fumana, e nel 1999 è
uscito un disco che si chiama "1.0" e mischiava
l'elettronica dance italiana alle sonorità folk-
popolari del nord Italia.
In quest'ultimo anno e mezzo ho provato a scrivere anch'io
musica e testi, ed è nato "Contatto",
che porta il mio nome come progetto solista; la band
è rimasta la stessa, ma la direzione si è
spostata un po' verso il pop, appunto perché
canto all'emiliana ma non sono comunque una musicista
folk per eccellenza, quindi per trovarmi più
o meno a mio agio con la scrittura in musica ho iniziato
a descrivere il mio mondo, e così è nato
"Contatto".
Quindi questo è anche un
album più personale.
Sicuramente è più introspettivo e
alla fine anche molto autobiografico, e per questo mi
ha roso l'anima, ma in senso positivo, è stato
uno sconvolgimento molto bello.
La fase di composizione è
stata lunga? Ci hai messo molto a crearlo?
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| La
copertina di "Contatto" |
Sono stati step lunghi: dopo un
anno e mezzo ci siamo trovati venti pezzi tra le mani,
l'uno dopo l'altro, ci ha preso molto la mano. Parlo al
plurale perché oltre a me ha scritto anche Alberto,
abbiamo praticamente scritto quasi tutto a quattro mani.
E alla fine abbiamo detto: "Ma vale la pena buttare
via tutto, oppure si può vedere se le cose che
sono state scritte sono alla portata di tutti?" C'è
la speranza che ovviamente più persone ci si riconoscano,
e che quindi le emozioni che ho provato io a cantare siano
più o meno le stesse di chi va ad ascoltare. Questo
è l'augurio che mi autofaccio! (ride)
Le persone che hanno collaborato
a "Contatto" sono nomi importanti per la scena
italiana: Cristina Donà, Gianni Maroccolo, Modulamanopola
degli Almamegretta. Come li hai conosciuti e come sono
stati coinvolti nel progetto?
Loro sono tutti artisti che seguo da anni come fan,
e avendo "messo il piede nella porta" li ho
conosciuti a livello personale. Cristina e Gianni li
ho conosciuti partecipando da spettatrice a un corso
organizzato dal Comune di Modena, organizzato dal Centro
Musica: loro erano i docenti e io li andavo a trovare
spesso, e gli raccontavo che stavo producendo questa
cosa mia, e sono stati loro a dire "Se ti serve,
se posso fare qualcosa per te
" e io ho detto
"Ceeeerto!" (ride). Mi è sembrato bellissimo
avere un incoraggiamento di un certo tipo da parte loro,
credevano in quello che facevo ed è stato BELLISSIMO!
Invece con Modulamanopola è stata una cosa un
po' strana
il disco è stato coprodotto da
un trio milanese, i Quite, al cui interno c'è
anche Sergio Carnevale dei Bluvertigo, e Stefano è
un loro amico. Abbiamo fatto un sacco di cene durante
la mia permanenza a Milano, e sono venuta a sapere dopo
un paio di giorni che lui era stato in studio e mi aveva
regalato un basso elettrico su un pezzo; la sera dopo
ci siamo ritrovati a cena, e ovviamente gliel' ho dovuta
pagare! (ride). E' stato spontaneo, è stata una
cosa sua
io, dopo, riascoltando il pezzo, dicevo
"Che figata! Però non capisco
".
E' stato bello che la cosa sia nata così, ne
sono stata davvero molto felice.
Spesso, parlando della tua voce,
ho sentito tirare in ballo paragoni con Björk (di
cui hai interpretato anche "Jóga" nell'ep
"Mantra") e Sinéad O'Connor. Sono artisti
che tu ami, che ti hanno ispirato?
Penso che sia in un caso che nell'altro
mi siano entrate proprio nel genoma
non riesco a
dirlo in nessun'altro modo. Hanno entrambe un modo di
comunicare che fin da '96, che è stato l'anno in
cui le ho messe insieme nei miei ascolti, mi ha sempre
attirato. La cosa che mi prendeva di più nei loro
pezzi era ovviamente la voce: è il mio strumento,
quindi è naturale che andasse lì l'attenzione.
Björk ti butta lì la cosa così com'è:
penso che il passaggio dal cuore al cervello per fare
la nota e dire la parola sia praticamente contemporaneo;
Sinéad O'Connor ha portato nel pop il canto tradizionale
irlandese, e l'attenzione da parte mia era stata naturale
in questo senso. Quindi
grazie per dirmi che in
qualche modo si trovano dentro di me!
Un'ultima cosa e poi ti lascio
andare, anche perché so che ti devi esibire allo
spazio acustico tra poco: com' andata ieri sera al festival
"Sintonie" (serata dedicata ad artisti donna
tenutasi il 23 novembre a Verona, il cui cast comprendeva
anche Alice, Cristina Donà, Thalia Zedek e Shannon
Wright, nda), e com'è stata la partecipazione
al Tora!Tora! quest'estate?
È andata benissimo, e tra l'altro mi ha fatto
molto piacere che qualcuno abbia fatto in modo che ci
sia un festival solo per i suoni al femminile, il che
vuol dire che se è nata una cosa del genere un
motivo a livello antropologico c'è. Sono, SIAMO,
in poche a fare musica: le cantanti sono un po' più
numerose, ma invece dal punto di vista del suonare gli
strumenti c'è veramente una povertà incredibile,
e questo perché penso che manchino delle strutture
a livello sociale per far sì che una donna pensi
che la musica possa diventare un mestiere vero e proprio
è
ancora troppo incerta come tipo di visione della vita.
Se ci fossero vari aiuti
Il Tora!Tora! è stato bello, perché anche
quello è un festival dove metti insieme gente
che ha un sacco di creatività, però forse
non ha gli elementi standard per cui il mainstream lo
possa accettare. Però sono realtà credibili,
vere, che muovono un sacco di persone, e mi ha fatto
molto piacere essere ospitata nella data di Cagliari,
è stato molto bello.
Grazie mille dell'intervista,
e in bocca al lupo!
Grazie Daniele, e crepi il lupo!
Grazie di cuore a Fiamma (la mia
prima intervista in assoluto!) e a Beatrice di CYC Promotions!
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