|
CRISTINA DONA'
intervista di Daniele Paletta

Siamo nel pieno della quinta
stagione, il periodo che – nella medicina
tradizionale cinese – coincide
con il momento in cui il corpo si deve preparare
all’arrivo dell’inverno. E “La
quinta stagione” è anche il titolo del
nuovo disco di Cristina Donà, appena uscito,
a raccontare di periodi bui superati attaccandosi
alla bellezza. L’abbiamo intervistata due mesi
fa, quando era in programma un suo concerto assieme
a Manuel Agnelli all’Esagono di Rubiera. Agnelli
all’ultimo momento non si presentò,
e ascoltammo Cristina tra il tintinnare decisamente
poco discreto di piatti e forchette.
[questa intervista è la
versione integrale di quella apparsa a mia firma
su “Il Giornale di Reggio” il 24 luglio
2007. Ringraziamo la redazione per la disponibilità]
Un tuo concerto
assieme a Manuel Agnelli è qualcosa
che non accadeva da anni. Come mai proprio ora?
La
proposta è arrivata da Valerio della Mescal,
la mia vecchia etichetta, e ho accettato con piacere.
E’ sempre bello suonare con Manuel, mi piace
molto la sua voce e quello che fa. E, prima ancora
di quello, c’è un grande affetto che
ci lega: lui ha prodotto i miei primi due dischi,
ha vestito le mie canzoni facendosi coinvolgere molto
dal punto di vista emotivo, e questo per un produttore
non é affatto scontato. È una cosa
di cui ti rendi conto solo dopo, ma è raro
trovare un produttore che non sia solo un tecnico,
ma che partecipi emotivamente alla tua musica.
Avete
già deciso la scaletta del concerto?
Ancora
no: sappiamo solo che ci accompagneremo con chitarra
e pianoforte. Faremo alcune canzoni che abbiamo già cantato
assieme e alcune cover, come quella di “State
trooper” di Springsteen. Sarebbe bellissimo
se lo convincessi a cantare assieme “Once I
was” di Tim Buckley, anche se non gliel’ho
ancora chiesto... (ride, Ndr)
Che effetto fa tornare
a Rubiera dopo averci trascorso più di un
mese a registrare il nuovo album?
Sono molto contenta,
il periodo passato qui è stato magico. C’è una
storia particolare legata a quel vecchio caseificio
a pianta esagonale trasformato in studio di registrazione
e con la casa lì a fianco trasformata in ristorante
e alloggio per i musicisti... è un posto semplicemente
bellissimo, che permette a un’artista di concentrarsi
al massimo, anche se sono tornata a casa con 4/5
chili in più, per colpa della cucina locale...(ride).
[e invece, niente “Once I was” e niente
Manuel. Sul palco, solo lei e il polistrumentista
Stefano Carrara, a ripercorrere “Tregua”, “Nido” e “Dove
sei tu”. Non era ancora tempo di quinta stagione,
né si poteva anticipare granchè delle
nuove canzoni]
Sta per uscire “La quinta stagione”.
Dato che non lo abbiamo ancora ascoltato (era luglio,
NdR), chiedo a te di descriverlo…
Ci saranno
dieci brani e, come ho già fatto per “Tregua”,
ci sono musicisti diversi per ogni canzone. Alla
batteria c’è stato spesso Piero Moncherisi,
che ha già collaborato con la PFM, Daniele
Silvestri e Max Gazzè: è molto bravo,
e più adatto ai nuovi brani di Cristian Calcagnile,
che comunque suona in una canzone. Cristian arriva
dall’improvvisazione, dal free jazz, dalle
avanguardie, e non era quello che cercavo questa
volta.
Credo che “La quinta stagione” sia
un disco molto semplice nella struttura, che punta
di puù sulle canzoni. Se dovessi dare un giudizio
dall’esterno, ne parlerei come di uno sviluppo
di “Dove sei tu”.
La copertina è una
strana unione di atmosfere orientali e di ricordi
di Modigliani, con quel collo allungato…
Sia
Modì che l’Oriente appartengono sia
a me che al disco. Il collo lungo è stata
un’idea del fotografo, ma mi ha fatto venire
in mente altri ricordi…Io ho frequentato il
liceo artistico prima di andare all’accademia
di Brera, ma tutto quello che ho imparato di arte
lo devo al mio professore delle medie. Io disegnavo,
ed enfatizzavo molto il mio collo. Dicono che ognuno
disegni se stesso in base a come si vede, ma il mio
professore mi ha detto che il collo allungato era
una caratteristica di Modì…e così l’ho
scoperto.
Per quanto riguarda l’Oriente, è un
richiamo dal titolo, che deriva dalla medicina tradizionale
cinese.
Senza enfatizzare i significati, credo che
il collo allungato rappresenti l’idea della
testa che si stacca dalla piccola corazza che c’è sotto
per guardare oltre…
Tra “Dove sei tu” e “La
quinta stagione” c’è stato il
tuo primo disco in inglese. Com’è andata
quell’esperienza?
Un po’ come in Italia
agli inizi, non mi sarei aspettata che andasse così.
La stampa inglese ha avuto una risposta buonissima:
le 4 stelle su “Mojo”, le recensioni
su “Downbeat” e “Uncut”,
lo showcase alla BBC su “London Live”,
che è molto seguito…sono tutte esperienze
dalle quali ho cercato di estraniarmi, perché se
mi fossi resa conto di cosa stava accadendo, probabilmente
sarei rimasta pietrificata.
Ho suonato un po’ dappertutto,
prima di spalla a Ken Stringfellow e poi con i Nouvelle
Vague, che sono stati una compagnia ottima.
È stata
un’esperienza istruttiva: la vedo un po’ come
una semina. Non ho venduto miliardi di copie, né era
quello lo scopo. Il riscontro c’è stato,
ma molto circoscritto.
“La quinta stagione” è anche
il disco del passaggio allo spauracchio major…com’è andata?
È stato
un passaggio assolutamente positivo, ma per me non
ha cambiato molto: il management è rimasto
alla Mescal, e quindi io ho avuto l’appoggio
delle persone con cui ho lavorato per anni.
Forse
non ho avuto pressioni perché, a luglio, la
Emi è stata letteralmente decimata, e non
hanno avuto tempo di preoccuparsi di me. Per il momento,
ora, portiamo in giro in disco, anche in spazi che
finora non ero riuscita nemmeno a sfiorare. E poi
vedremo se ci sarà la possibilità di
uscire anche all’estero…sarebbe bellissimo
poter tornare fuori mantenendo le canzoni in italiano…
Passano
periodi lunghi tra un tuo disco e l’altro.
Cosa scatta nella tua testa quando tutto si sblocca,
e sai di avere quello che cercavi?
Di solito mi aiutano
le scadenze da rispettare! (ride, NdR) Scherzi a
parte, ci sono dettagli che arrivano in alcuni momenti,
e tu sai che hanno qualcosa in più rispetto
agli altri. Alla fine, ogni volta si viene a creare
quasi un concept. É successo così soprattutto
per gli ultimi due album: le canzoni nascono in un
periodo molto circoscritto, alla fine.
collegamenti su MusiKàl!
Cristina Donà - le recensioni
Afterhours - le recensioni
Nouvelle Vague - Bande A Part
(17
settembre 2007)
|