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BLINDOSBARRA, RABBIA FUNK
Intervista di Nick Snob 
"Abbiamo realizzato l'album
più Blindosbarra che i Blindosbarra abbiano mai
realizzato".
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i
Blindosbarra cioè: Alberto "Bobby
Soul" Debenedetti (voce), Marco "Pantera"
Pietrasanta (flauto e sax), Vittorio Della Casa
(basso), Massimo Tarozzi (batteria), Riccardo "kappa"
Kalb (basso), Claudio Mariani (chitarra)
fonte: www.blindosbarra.org |
Così Vittorio Dellacasa,
virtuoso bassista, produttore e leader dei Blindosbarra,
ha delineato il quarto lavoro della band genovese -
uscito nei negozi lo scorso luglio.
Curioso il titolo scelto per
l'album: "Blue Monday People". Curioso perché
dietro questo titolo ci sono tante storie, tante interpretazioni,
tanti riflessi. I "Blue Monday People" sono
quelli che hanno appena trascorso un weekend di eccessi
e divertimento, e il lunedì mattina si svegliano
in "hangover" da alcool e stravizi, con la
malinconia di chi si rende conto che la festa è
finita, mista alla soddisfazione di avere vissuto due
giorni da leoni.
Allora Vittorio, dopo 3
anni di silenzio ecco un nuovo album meno elettronico,
più "caldo" e carico di groove. Soddisfatto
del prodotto?
"Sì, volevamo un disco funk ed abbiamo
realizzato il nostro album più funk. L'elettronica
è stata messa da parte a tutto vantaggio del
suono "vero". "Blue Monday People"
è un disco composto da 11 tracce che ci rappresentano
appieno".
Sul nuovo album non ci sono
brani in genovese
"Già, è tutto scritto in italiano
ed in inglese. Abbiamo preferito scegliere questa strada
per tentare di dare respiro al nostro prodotto anche
all'estero".
Mi confermi la notizia che
farete 3 dischi nei prossimi 3 anni?
"E' vero. E non a caso stiamo già lavorando
su del materiale nuovo".
Voi dal vivo siete travolgenti,
l'idea di fare un disco live vi stuzzica?
"Nei nostri progetti c'è anche quello di
dare alle stampa, molto presto, un disco interamente
registrato dal vivo".
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| La
copertina di "Blue Monday People" |
Con la Virgin, la vecchia
etichetta, avete avuto un rapporto turbolento. E' vero
che vi ha sempre... "consigliato" di non cantare
in genovese? Motivo: dialetto poco... "commerciale".
"E' vero. Ed è anche per questo che
abbiamo deciso di renderci indipendenti cambiando etichetta".
Il napoletano sì,
il genovese no. Perché è così difficile
proporre in Italia testi in genovese?
"E' semplice: il napoletano è una lingua
universale, ormai
"esportata" in tutto
il mondo; il genovese no. Comunque resta il fatto che
le proprietà fonetiche e musicali del nostro
dialetto sono eccezionali".
Genova che città
è per fare musica?
"Genova è una stupenda musa ispiratrice.
Racconta sogni e ti aiuta a raccontarli. E' pessima
però per praticare la musica, nel senso che non
ti permette di vivere di essa. Genova, purtroppo, è
una città povera di quelle figure capaci di dare
slancio ai prodotti discografici. Ci sono piccoli promoter
coraggiosi, ma mancano etichette, non ci sono editori,
non c'è una tv nazionale, non ci sono giornali
musicali capaci di farsi apprezzare su tutto il territorio
italiano. Questi sono i limiti della nostra città".
Voi avete fatto un album
bellissimo ("La Memoria" con la produzione
di Ben Young) che ha avuto delle ottime critiche all'estero
ma che è passato inosservato in Italia: perché?
"Perché siamo genovesi ed abbiamo delle
facce
particolari, abbiamo facce da
"camalli"
(sono gli scaricatori del porto, N.d.A.), e questo senza
dubbio non aiuta a vendere ed a farsi apprezzare in
certi circuiti. Comunque sono molto orgoglioso di quell'album:
siamo usciti quando nessuno ancora conosceva il "suono
di Bristol" ed i milanesi Casino Royale avevano
appena segnato la scena con l'album "Sempre più
vicini". Insomma, per certi versi siamo stati dei
precursori del genere nel nostro Paese".
Il G8 cosa ha rappresentato
per Genova? Come l'hai vissuto?
"Non mi va di esprimermi su questo argomento: io
sono un musicista e faccio musica. Comunque ho tanta
rabbia dentro
". Rabbia funk.
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Casino Royale - CRX
(26 settembre 2002)
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