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 LE INTERVISTE di MusiKàl!

BAUSTELLE
intervista di Daniele Paletta

Il sestetto di Montepulciano sarà premiato come “Gruppo indipendente dell’anno” proprio il giorno del concerto al “Calamita” (sabato 29 novembre); forti di riconoscimenti sempre più ampi e meritati, Francesco (voce) e Fabrizio (tastiere) ci raccontano del nuovo, bellissimo “La moda del lento”: un gioiellino di pop retrò, suadente e sottilmente malizioso.

foto di G.M. Musarra
Tutti e 6 i Baustelle
Dai tempi del "Sussidiario illustrato della giovinezza" al nuovo disco sono passati tre anni, un periodo piuttosto lungo per un gruppo ancora non conosciuto. Cosa è successo in questi tre anni al gruppo, e come siete arrivati a "La moda del lento"?

Francesco: Sono successe tante cose, belle, meno belle e anche molto brutte. Abbiamo cambiato la sezione ritmica, con estremo dolore, perché i vecchi batterista e bassista erano prima di tutto dei grandi amici. Abbiamo chiuso il rapporto con l’etichetta discografica del primo disco. Abbiamo scritto tante canzoni nuove, registrato demo e provini vari. Prima di entrare in studio per registrare “La moda del lento” avevamo più di trenta canzoni. Siamo arrivati al secondo disco non fermandoci mai, non piangendo troppo sulle disgrazie. Sapevamo che il progetto Baustelle era più forte di qualsiasi altra cosa. E così ci siamo buttati sulle canzoni nuove, abbiamo cominciato a lavorarci, a “vestirle”.

La sensazione è che finalmente stiate iniziando a essere conosciuti da un pubblico più vasto: al MEI sarete proclamati "gruppo dell'anno", il video di "Love affair" in rotazione su MTV tra una Beyoncè e una Britney... che effetto fa?

Francesco: Un bell’effetto. Ci piace stare accanto a Britney. Non siamo di quelli che sputano sopra qualsiasi cosa sia di successo, così, tanto per fare gli alternativi. Quando vidi per la prima volta i Sonic Youth su Mtv, pensai: “Uau, fantastico”, non “Venduti!”.

Fabrizio: Quelle che citi sono delle belle gratificazioni, in particolare quella del premio come miglior gruppo indipendente dell’anno (espressa da un ampio numero di giornalisti e per questo ancor più importante). Mi fa un po’ sorridere vedere il nostro video prima di un Robbie Williams o magari dopo una delle tante star ultrapatinate. E’ stata una sorpresa anche per noi, ti assicuro. Ma non ci trovo scandali, in fondo anche negli anni ’60 c’erano già le teen-band, che condividevano le stesse riviste con Beatles, Rolling Stones, o per rimanere in Italia, con i (poi grandi) cantautori come Paoli, Tenco, ecc.

foto di G.M. Musarra
Rachele
L'adolescenza e i suoi "sconvolgimenti ormonali" sono spesso al centro dei vostri testi, ma riuscite a parlarne in modo diverso da tutti gli altri...come ci riuscite?

Francesco: Anche a noi piacerebbe scoprirlo… Non lo so, non c’è una formula, non ci sono regole. Posso solo dirti che quando si trattano temi abusati nel mondo delle canzonette come l’universo adolescenziale, ad esempio, bisogna concentrarsi molto sulla forma espressiva, sulla ricerca linguistica. Per non cadere nella banalità.


Sempre a proposito dei testi, dopo alcuni ascolti delle nuove canzoni si colgono sfumature più malinconiche di quanto non appaia subito? Solo una mia impressione?

Francesco: No, non credo. Considero “La moda del lento” un disco più malinconico e amaro rispetto a “Sussidiario”. Sommando a questo il fatto che si tratta di canzoni meno immediate rispetto a quelle del primo disco, se ne può dedurre che la tua impressione è giusta.


"La moda del lento" è ancora più diversificato a livello di suoni rispetto all'esordio; ci sono alcune sorprese, come il piano e voce di "Cin cin", oppure "Reclame"...come sono nate queste canzoni?

Francesco: “Cin cin” è nata così, pianoforte e voce. Molte delle canzoni del disco scritte da me sono nate al pianoforte. Molte di queste sono state arrangiate “per orchestra e Baustelle”, altre sono rimaste più spoglie ed essenziali.

Fabrizio: “Réclame” invece è nata sulla mia tastierina Yamaha, quella con cui tanti anni fa iniziai a strimpellare note, e che continuo saltuariamente ad usare con affetto. Di quella versione disco-toy abbiamo tenuto lo spirito e l’approccio scanzonato, semplicemente sostituendo l’intervento di Claudio, Rachele, Stefano ai suonini e alle ritmiche originali.


Di recente alcuni di voi hanno collaborato ai dischi di Virginiana Miller e Lotus: com'è andata? Siete soddisfatti dei risultati?

Francesco: Il mio contributo al disco dei Virginiana è stato minimo. Loro avevano questa canzone molto bella, “Malvivente”, con una coda strumentale un po’ anni settanta. Volevano dei vocalizzi miei e di Rachele su questa parte, che suonassero un po’ (parole dei Virginiana) “Memo Remigi che canticchia tornando a casa ubriaco”. Forse li abbiamo accontentati…
Per quanto riguarda “Nessuno è innocente”, il contributo è più massiccio. Io, oltre a cantare sulla canzone, ho scritto parte della musica. Fabrizio ha fatto gli arrangiamenti di vibrafono. Sono estremamente soddisfatto del risultato: è una delle canzoni italiane più belle di quest’anno.


Quanto è importante per voi il modernariato? La vostra musica si ispira spesso tanto agli anni '60 quanto agli '80...

Francesco: Il modernariato, il recupero del passato, la citazione, sono importantissimi come mezzo espressivo, non come fine. Non ci piace essere troppo filologici, non ci piacciono le copie, non ci piace il manierismo, in ogni forma d’arte. Ci piace invece decostruire e ricostruire in forma nuova, distruggere la storia e ricostruirla da capo serbandone il ricordo. Comunque odio il revival anni ottanta degli ultimi tempi. E’ senz’anima. Meglio i White Stripes.


Nei vostri dischi vi dichiarate disponibili a comporre colonne sonore. Avete ricevuto qualche proposta? A quali registi vi piacerebbe proporre la vostra musica?

Francesco: No, non abbiamo ancora ricevuto proposte. Io vorrei lavorare alla colonna sonora di un film di Dario Argento.

Fabrizio: A me piacerebbero anche due registi assai distanti fra loro, David Lynch e Atom Egoyan. Dei sogni ovviamente, ma sarebbe comunque una sfida molto intrigante quella di essere associati ad un’opera visiva, di qualunque genere essa sia.


A mesi di distanza, siete ancora soddisfatti de “La moda del lento”? Avete desideri (musicali e non) che vi piacerebbe vedere esauditi nel prossimo futuro?

Francesco: Sì, io sono soddisfatto. Non avevamo mai avuto prima tanta visibilità. Speriamo di averne ancora di più nei prossimi mesi, grazie ai concerti e al nuovo video che abbiamo in cantiere.


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(28 novembre 2003)



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