|
BAUSTELLE (Milano, 14 gennaio
2006)
intervista di Samantha Colombo

 |
| "La
canzone pop è una forma abbastanza logora,
noi cerchiamo di rivoluzionarla". |
Il soundcheck del concerto che i
Baustelle terranno
la sera stessa al Rolling Stone di Milano, preceduti
da alcuni gruppi emergenti, ha appena terminato di riverberarsi
nel locale deserto. Nei camerini, il fumo delle sigarette
s’intreccia alle ombre dei cavi, le voci di tecnici
e musicisti fanno eco tra i corridoi d’un grigio
algido. Seduti su un divanetto scarlatto, retrò
e gelido quanto basta, Francesco e Rachele parlano del
nuovo album della band, d’immagini, poesia, rock
e femminilità.
Iniziamo dal passato recente,
con il vostro ultimo album “La malavita”,
che un mio collega ha definito come una sorta di film
composto da undici storie, ognuna con i propri personaggi
e le proprie vicende. Lo vedi anche tu come un insieme
di undici racconti, undici modi di guardare il male
di vivere?
(Francesco) Sì, a posteriori
certamente sì. In realtà all’inizio
abbiamo scelto le canzoni che ci piacevano di più,
ne avevamo una ventina, e poi ci siamo accorti che avevano
questo carattere un po’ di film… inconsapevolmente,
avevamo scelto quelle che rappresentavano una specie
di concept. Quindi sono d’accordo con questa definizione,
anzi mi fa piacere che l’album sembri un film,
alla fine la musica, almeno secondo me, è più
interessante quando evoca anche delle immagini.
Infatti la sensazione è proprio questa, una
specie di proiezione cinematografica. Invece, parlando
più specificatamente della componente musicale
dell’ultimo lavoro, si nota una notevole ricchezza
di parti orchestrali: ti chiedo, nel momento in cui
vi trovate sul palco, come avviene il passaggio dal
lavoro in studio al live, avete trovato difficoltà,
cercate di snellire il tutto?
(Francesco) Esattamente, in realtà
cerchiamo di snellire. “La malavita” è
composto da una parte molto rock e molto chitarristica,
anche di più rispetto al passato, e da una parte
dove c’è l’uso di questa orchestra
d’archi. Infatti, per la prima volta, abbiamo
avuto la possibilità di registrare con archi
veri e propri. Dal vivo, prevale la componente chitarristica,
ma cerchiamo di ricostruire la parte più drammatica,
quella orchestrale, con l’elettronica. Tuttavia,
come dicevo, la malavita è un disco molto rock,
molto più dei precedenti, e noi privilegiamo
sicuramente la parte rock nel live!
A proposito dei lavori passati, ho letto molti commenti
riguardo quella che viene definita una vostra evoluzione,
che parte da “Sussidiario illustrato della giovinezza”
per arrivare ad oggi. Un’evoluzione musicale,
ma anche poetica e stilistica. Senti “La malavita”
come il raggiungimento di una sorta d’obiettivo
artistico?
(Francesco) No, non lo sento come
il raggiungimento di un obiettivo… sai, se ti
poni un traguardo e lo raggiungi rischi di ritrovarti
lì a dire: “Ok, sono arrivato dove volevo”
e fermarti. A me piace piuttosto pensare che una persona
o un gruppo negli anni cambino e che quindi ci sia un’evoluzione.
Poi vorrei fare ancora tanti altri dischi… almeno
spero!
Parlando sempre dello stile, citi spesso Gainsbourg
o Montale... forse le tematiche che vengono trattate
dalla canzone italiana, in generale, non sono nuove,
penso all’amore, all’adolescenza e così
via. Quello che si nota nei Baustelle, però,
è una maggiore originalità, che deriva
in buona parte dallo stile letterario, almeno detto
da una che, nella pratica, forse ha più inclinazioni
da letterata che da musicista!
(Francesco) Nel progetto Baustelle
c’è una componente che si rifà al
cantautorato, italiano, ma anche francese, quindi puoi
trovare nei nostri testi influenze più “letterarie”,
senza sembrare spocchiosi, rispetto ai riferimenti che
puoi trovare in una normale canzone pop. Poi tutto dipende
molto dalle cose che uno legge ed ascolta… personalmente,
da autore di testi, sono cose che non studio molto a
tavolino, vengono così, con l’ispirazione.
In fondo, questa è la cosa bella dell’avere
a che fare coi cosiddetti “mestieri artistici”!
Puoi giocare molto sulle cose che vivi, ma anche inserire
una citazione, lanciando magari dei riferimenti extratestuali.
La cosa interessante, a mio parere, è che la
canzone pop sia una forma abbastanza logora, mentre
noi cerchiamo di rivoluzionarla, cambiarla un po’
e rinnovarla con piccoli stratagemmi. Per esempio, portando
al suo interno dei linguaggi diversi dai soliti: oltre
la rima amore/cuore ci sono, secondo il nostro punto
di vista, molte vie possibili per rendere una canzone
più accattivante o deviante, di rottura rispetto
agli standard tradizionali. Beh, almeno ci proviamo…
Direi che ci riuscite!
(Francesco, sorridendo) Grazie…
E se ti chiedessi i titoli di tre canzoni che senti
più tue o che comunque hanno rappresentato dei
momenti importanti nella storia della band?
(Francesco) Dunque… “I
provinciali”, perché è su quest’ultimo
disco, ma è una delle prime canzoni che abbiamo
scritto con i Baustelle. Poi “Il corvo Joe”
e… “Gomma”, forse.
Bene, dai, non ti annoio più (ridiamo)!
Ma ora mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con te,
Rachele… non ti si sente parlare molto, ma in
un mondo sovrappopolato da musicisti uomini fa sempre
piacere ascoltare qualche parere femminile! Dunque,
ho ascoltato “A luce spenta”, la collaborazione
coi Perturbazione e vorrei chiederti com’è
nata, che cosa ne pensi, se ti è piaciuta…
(Rachele) Molto, mi è piaciuta
molto! È nata in un modo molto semplice, mi hanno
chiamata, mi hanno detto che avevano una canzone per
la mia voce e si è fatta. In questo periodo loro
erano a registrare un disco in zona Reggio Emilia, ed
io mi trovavo proprio lì, in studio da Claudio,
per “La Malavita”, per cui ho detto: “Perfetto!”.
Eravamo già amici e mi piace molto come lavorano,
mi piace molto anche il loro ultimo disco, quindi ho
accettato subito. Poi è venuto con me anche Francesco
ed a quel punto mi hanno detto: “Beh, visto che
c’è anche lui, sfruttiamo i Baustelle fino
in fondo!”.
Sempre parlando di canzoni, durante il concerto canti
una splendida “Io bambola” di Patti Pravo.
Secondo te, quali sono state le donne più rappresentative
nella musica italiana?
(Rachele) A me piace Patti Pravo,
per la voce, l’interpretazione, il personaggio:
come lei, in Italia, non mi viene in mente nessun’altra.
Poi apprezzo la Mina degli anni Sessanta e Settanta,
la voce della Vanoni… delle volte mi dicono che
le somiglio, vocalmente, ed io mi metto sempre a ridere!
Diciamo che, quando ero più “giovane”
ero attenta solo al tipo di voce, mentre oggi guardo
molto anche la canzone e l’arrangiamento. Poi,
preferisco le canzoni in italiano, la nostra lingua
è bella e musicalissima! Ah, dimenticavo la Ruggiero
ed Alice, anche loro mi piacciono molto.
Invece, per quanto riguarda le tue canzoni, ti identifichi
nei personaggi che canti? Si crea un rapporto particolare,
t’immagini di vivere la situazione descritta nei
versi?
(Rachele) Dunque, innanzitutto Francesco
mi propone il brano ed io magari faccio qua e là
qualche modifica, se va bene al gruppo. Dopodiché,
devi sapere che io sono persona che in genere s’immedesima
molto! Se guardo un film sento molto la parte del personaggio,
piango, soffro… mi piace immergermi nella musica
ed andare, quando canto, e spero di farlo nel modo migliore.
Beh, proprio con Francesco parlavamo di queste canzoni
dell’ultimo album che sembrano un film…
ci hai azzeccato!
(Rachele, sporgendosi al microfono
e ridendo) Infatti, mi piacerebbe fare l’attrice!
Nei video, ad esempio, spero di arrivare a fare la parte
di un personaggio, un ruolo diverso, proprio come un’attrice,
appunto. Ad esempio, mi piace molto “Revolver”
e mi si addice l’immagine un po’ mascolina,
un po’ sadica, un po’ senza sentimenti…
in realtà ne ho molti, ma li nascondo spesso,
ma quando esplodo… esplodo!
»
Link in giro per MusiKàl!:
Baustelle - le
recensioni
Perturbazione
- Canzoni
allo specchio
Perturbazione - Intervista
(29-1-2003)
Perturbazione - In
Circolo
(23 gennaio
2006)
|