|
FRANCESCO BIANCONI (BAUSTELLE)
intervista Luca Vecchi

 |
| "Magari
nel prossimo disco saremo a pochi chilometri dai
Television, è questo il bello dei Baustelle" |
"Come vi trovate con la Warner,
vi danno abbastanza libertà?". Non è
stato facile trattenersi dal fare questa domanda a Francesco
Bianconi, timido frontman dei Baustelle che pubblicano
in questi giorni un terzo disco ("La
Malavita") disperato e bellissimo.
"Dieci ritratti di 'male di vivere'" dove non
si sono persi leggerezza e romanticismo. Indipendenti
coerenti che ce l'hanno fatta. Almeno loro.
Come sono nate le canzoni del nuovo album?
Come nascono di solito, nel caso dei Baustelle: scriviamo
tanto, poi scegliamo le canzoni che ci sembrano più
adatte da lavorare per il disco. Per questo disco avevamo
scritto una trentina di pezzi…
Come è stato lavorare
con un produttore esperto come Carlo U. Rossi, già
al lavoro con Caparezza, Meg, Bandabardò…
E’ stato molto bello. Un’esperienza che
ci ha aiutato a crescere, come musicisti e come uomini.
Carlo è una persona molto diretta e un grandissimo
fonico. Era quello che volevamo: entrare in studio con
le idee di arrangiamento molto definite e darle in mano
a una persona che le facesse suonare al meglio. Volevamo
un disco “hi-fi”.
Siete una band indipendente
italiana che ce l'ha fatta a conquistare notorietà
e adesso anche un contratto con una major, la Warner.
Secondo voi perchè questo accade così
raramente?
Mah, non lo so, bisognerebbe chiederlo alle major…
Le storie del nuovo album
sono molto dure. Non c'è la malizia dei lavori
precedenti ma non si sono persi leggerezza e romanticismo.
La "mala vita" dei Baustelle è letteraria
o autobiografica?
Sì, le storie sono molto dure. C’è
poca speranza in questo disco. Abbastanza casualmente,
“La Malavita” ha finito per raccogliere
dieci ritratti di vario ‘male di vivere’.
Ci sono più personaggi, più ‘terze
persone’, rispetto agli altri dischi, ma credo
che non riuscirei a scrivere cose totalmente estranee
alla mia vita. L’autobiografia c’è
sempre, anche se a volte si maschera.
Siete stati capaci di costruire
un suono ed una poetica molto personali raccogliendo
influenze diverse. In un'ipotetica statale che collega
Serge Gainsbourg e i Television, i Baustelle a che chilometro
si trovano?
In generale, credo che ci troviamo più vicini
a Gainsbourg. Abbiamo in comune con lui un’attitudine
che mette ‘la canzone’ al di sopra di tutto.
Magari nel prossimo disco saremo a pochi chilometri
dai Television, è questo il bello dei Baustelle…
Sei di Montepulciano ma vivi
a Milano da anni. Come è il tuo rapporto con
la metropoli? Milano è stata importante nella
composizione dei nuovi brani?
E’ un rapporto di amore-odio, come dico in “Un
Romantico a Milano”. La città mi ha aiutato
parecchio nella stesura dei testi delle canzoni di questo
disco. E’ una città in cui puoi nasconderti
molto facilmente, nessuno ti rompe le scatole. Per uno
che deve osservare e raccontare, una città ‘fredda’
è un vantaggio. Il Corvo Joe, ad esempio, esiste
davvero, nei giardini di Via Palestro.
Come sarà il suono
dei Baustelle dal vivo senza Fabrizio Massara?
Abbiamo un nuovo tastierista che ci aiuta per il live,
ed io suonerò in molti pezzi la chitarra elettrica.
Abbiamo semplificato un po’, per cercare di ottenere
un suono più potente…
»
Link in giro per MusiKàl!:
Baustelle - le
recensioni
Television
- The Blow-Up
Television - Marquee
Moon
(25 ottobre 2005)
|