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BARTOK
intervista di Daniele Paletta 
La sorpresa più bella della data
reggiana del Tora! Tora! il pubblico l'ha
avuta pochi minuti dopo la comparsa sul palco di un
violoncello. Entrano cinque ragazzi. Le facce delle
persone che non hanno mai sentito parlare dei Bartòk
vagano affannosamente sul palco, alla ricerca di una
chitarra. Niente da fare, non la troveranno, ma non
credo che nessuno ne abbia sentito l'assenza, specie
davanti alla violenza sonora di "Nuevo Cannes"
e di "Slacker". Insomma, una grande esibizione,
ed era sorprendente il contrasto tra le facce tranquille
dei musicisti e la foga che mettevano nel violentare
i loro strumenti nei momenti più concitati.
E' proprio Loris, il tastierista, quello
che colpiva la tastiera a pugni durante la coda di "Slacker",
il ragazzo tranquillamente in coda al buffet per avere
un po' d'acqua?
Sì, pare proprio di sì. I complimenti
meritati, la richiesta di qualche domanda, "Non
c'è problema, siediti a tavola con noi!".
Questo è il risultato della nostra breve chiacchierata.
Innanzitutto
buona cena.
Grazie! (ride)
Vorrei una tua impressione sul
vostro concerto di oggi.
È stato un po' faticoso, c'erano dei problemi
proprio riguardo al clima, problemi metereologici, un
vento esagerato che spostava quasi gli strumenti e anche
il suono, però per il resto devo dire che è
andato tutto bene.
Siete in tour, adesso, state facendo
dei concerti?
Facciamo un paio di date, cioè questa e la prossima
settimana a Sassuolo.
Rispetto al vostro primo album,
"Few lazy words" mi è sembrato più
accessibile come suoni.
Sì, sembrerebbe più accessibile
Ci sono stati cambiamenti volontari
o
?
Quello assolutamente no, nel senso che non abbiamo cercato
questa direzione; probabilmente questo cambiamento del
suono viene più dall'aspetto produttivo, da come
abbiamo registrato il disco piuttosto che dalla composizione
vera e propria, che mi sembra ancora più critica
della precedente. C'è stata una produzione più
lunga, più accurata, anche come tempo e come
mixaggi, quindi questo ha reso il suono più omogeneo,
più amalgamato, più accessibile, sostanzialmente.
Avevo letto, qualche tempo fa,
un'articolo su "Rumore" su Varese, e sui gruppi
che da lì stanno emergendo. Secondo te questa
scena esiste davvero, anche a livello di amicizie tra
le band?
Esiste certamente, e soprattutto a livello di amicizie.
Nasce tutto lì, dall'essere vicini. Più
che altro è stato Alberto Campo (il giornalista
di "Rumore", ndi) che è riuscito un
po' a captare quello che stava succedendo e l'ha concretizzato,
diciamo, anche ai nostri occhi.
Tra l'altro c'è anche la
Ghost records, la vostra etichetta. Com'è nata?
La Ghost è nata un paio d'anni fa (si interrompe)
innanzitutto la Ghost records non è nostra, noi
ci lavoriamo, ma l'etichetta è di Francesco Brezzi;
io e Roberto dei Bartòk collaboriamo solamente.
È nata un paio d'anni fa con la compilation sui
gruppi di Varese ("Ghost town: 13 songs from the
lakes country", edita nel 2002 da Ghost e Gammapop,
ndi); ci siamo detti: "Facciamo una raccolta con
tutte queste cose" e abbiamo creato questo marchio;
poi c'è stata, insieme a Santeria, la produzione
del disco dei Bartòk, poi è uscito Mr.
Henry, ora siamo in uscita con gli Encode; è
nata un po' così, dal raccogliere i gruppi e
poi ha preso un po' piede
Ho notato che in quasi tutti i
testi del disco, oltre che nel titolo, compare la parola
"WORD", e anche quando non compare direttamente,
i testi girano intorno ad un sentimento di incomunicabilità.
Che importanza date alle parole, nelle vostre canzoni
e in generale?
Forse la ripetizione continua di WORD, da te notata,
ribadisce l'essenzialità e la "neutralità"
dei nostri testi. Infatti, nella nostra musica, le parole
hanno un ruolo quasi esclusivamente funzionale e servono
principalmente a dare un senso compiuto al cantato di
Roberto, che nasce sempre improvvisando senza alcun
testo. Significativo diviene poi l'intervento di Sara
Gastaldello (l'autrice di tutti nostri testi) che riordina
le "idee" delle parti vocali.
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| Few
Lazy Words (Santeria / Ghostrecords, 2003) |
Un'ultima domanda, e poi ti lascio
mangiare
Figurati, tanto è tutto freddo
(ride)
Ascoltando la vostra musica, anche
qua al concerto, mi venivano in mente certe colonne
sonore: Lynch, Hitchcock
Con Lynch cogli assolutamente nel segno perché
piace a moltissimi di noi, hai colto uno degli autori
con i quali abbiamo un immaginario affine, insomma,
senza averne senz'altro la profondità e tutto
quanto; adesso, il fatto che noi siamo potenzialmente
capaci di produrre una colonna sonora, questo in realtà
si dice dall'inizio, ma poi non è mai successo
Non avete mai avuto proposte,
quindi.
Così, serie, no; abbiamo fatto delle musiche
per un documentario su una cosa a sfondo sociale ("Uomini
in mare", per la regia di Gaetano Maffia, ndi),
però una fiction, un dramma vero e proprio no;
la cosa ci affascina sicuramente, ci può essere
vicina, se vuoi, per temi e per atmosfere.
Perfetto. Io ti ringrazio
e
buon appetito!
Grazie a te!
»
Link in giro per MusiKàl!:
Bartòk - Few
Lazy Words
Tora!
Tora! Festival (Castelnuovo Monti - RE)
Mr. Henry - Lazily
Go Through...
(17 settembre 2003)
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