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LE INTERVISTE di MusiKàl!

ARTO LINDSAY
intervista di Daniele Paletta

(questa intervista è la versione estesa dell’articolo uscito a firma Daniele Paletta su “Il Giornale di Reggio”. Ringraziamo la redazione per la disponibilità)

La voce che mi arriva dall’altro capo del telefono non assomiglia certo a quella del mangia-giornalisti che mi avevano descritto, o del cupo sperimentatore sonoro poco disposto a spiegare la sua arte scostante: Arto Lindsay è caloroso, cordiale, riflette su ogni parola e, soprattutto, non ha la spocchia dell’intellettuale. È in Italia assieme a Michael Gaugh e a Peter Zuspan (oltre che a un coro di dieci elementi) per presentare il suo nuovo spettacolo, “Noise Mass”: una Messa noise, in cui le lodi al rumore si intrecciano alle improvvisazioni e a un coro impegnato in un costante beatboxing primitivo. Ne abbiamo parlato con Arto al telefono, poche ore prima del debutto assoluto di questo particolare rituale rumorista.

È passato solo un anno da quando sei stato in concerto l’ultima volta a Reggio Emilia, all’AQ 16. Ti ricordi di quella serata?

Me ne ricordo bene, e penso che fu un gran concerto. Anche se bisogna dire che lì ho suonato le mie cose “solite”, mentre questa volta sono arrivato in Italia con un progetto completamente nuovo, quello di una Messa noise.

Come è nato questo progetto?

Mi è stata commissionata da “La Musica nei Cieli”, e ho accettato di creare una mia versione della musica da cerimonia sacra. A dire la verità, io di solito non sono così interessato al simbolismo religioso: tendo più all’astrazione, e ho cercato di mantenere questo approccio nel comporre questa Messa. Dura un’ora, e strutturalmente è divisa in sei parti; la partitura è per voce e chitarra, coro, saxofono ed elettronica.

Pensi che l’educazione che hai ricevuto ti abbia influenzato nel comporre (i genitori di Arto Lindsay sono stati a lungo missionari in Pernambuco, in Brasile)?

Sicuramente sì, la mia educazione mi ha molto influenzato. I miei genitori sono presbiteriani, e da ragazzino, quando ero in Brasile, io ho letto e studiato la Bibbia…Sai, penso che, in fondo, la maggior parte della popolazione dell’Europa occidentale e degli USA sia profondamente influenzata dalla religione in tutto quello che fa. E, logicamente, questo non è sempre positivo, né sempre un male…

In una tua vecchia intervista, ricordo che tu hai citato Burroghs, il quale si dichiarava interessato alla musica marocchina e a come il suono fosse usato per esorcizzare gli spiriti maligni. Pensi che anche per la tua “Noise Mass” si possa dire lo stesso? Il rumore può essere un esorcismo?

Non saprei,. Beh, in un certo senso credo di sì. (riflette) Credo che, però, bisogna distinguere il rumore dal volume. Forse il volume può essere visto come un esorcismo, come nei concerti rock tradizionali, dove più la musica è alta e più si avverte un senso di sfogo, di liberazione; il rumore, però, è più connesso all’estasi: assomiglia più a un momento di possessione estatica, che non può durare per molto tempo.
Questo è stato anche il problema principale nel comporre una Messa noise: dura un’ora, ma io stesso, che suono questa musica da anni, trovo che sia difficilmente tollerabile per più di mezz’ora (ride)! Quindi ho dovuto adattare il tutto a una durata più lunga, creare delle quiet sessions, usare il coro come una cornice per contenere il rumore.

Come hai lavorato alla composizione della Messa?

Ho impiegato un po’ di tempo per creare il tutto: Michael Gaugh (che dal vivo si occupa di elettronica e sax) mi ha aiutato in fase di composizione, e a noi si è unito in seguito Peter Zuspan per aggiungere altre strutture elettroniche.

L’elettronica è diventata una parte importante della tua musica…

Sì, assolutamente.

Credi di essere ritornato, con la messa noise, alle cose più rumorose del tuo passato con i DNA o i Lounge Lizards? Quello che facevi con gli Ambitious Lovers e da solista non è così estremo…

In un certo senso sì, ma la verità è che io non ho mai smesso di giocare col rumore, anche nelle cose più morbide che faccio ora.

Dalla “Noise Mass” verrà tratto un disco?

Spero proprio di sì. La prima esecuzione è stasera (si riferisce allo scorso giovedì, NdI), e vedremo come andrà e come sarà accolta. Noi comunque registreremo questi concerti, poi decideremo in seguito se sia il caso di realizzarne un disco.

(20 dicembre 2006)



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