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ART BRUT: pop is just a
game
intervista di Daniele Paletta


Il pop è un’arte che
vive rimasticandosi; una complessa rete di citazioni
e riferimenti, travestiti sotto abiti spogli e ruvidi.
Solo così un’arte in apparenza
povera riesce a sopravvivere: rendendosi appetibile
alla massa proprio mentre strizza l’occhio ai
suoi adepti più devoti.
Eddie Argos, il leader
degli Art Brut, sa benissimo tutto questo: la sua musica
- soprattutto nel nuovo album, "It’s
A Bit Complicated" - è un
gioco intellettuale che ha il pregio di essere trascinante,
irresistibile, consapevole del suo piglio artistoide.
E diversa da tutto il resto. Basta guardare le foto
di Eddie: gli stylish kids in the riots del
pop britannico di questi anni sono ragazzini smunti
dalla faccia triste e con le magliette a righe? Lui è paffutello,
con un paio di baffi da signorotto di campagna e sfoggia
la sua goffaggine con un vero spirito punk. E, soprattutto,
ride.
Ride di sé e del successo che
sta avendo, come se non si desse troppo peso. E parla,
mitragliando parole a una velocità impressionante,
con lo stesso terribile accento che usa nelle sue canzoni.
Sbobinare quest’intervista è stata
un’impresa
titanica: registrazione pessima, e un interlocutore
dalla parlantina accelerata. Cerco di rallentare la
riproduzione del file, e il nostro dialogo si trasforma
in un canto d’amore di balene.
Ottimizzato faticosamente
il file audio, questo è quello che ne è uscito.
[L’intervista,
realizzata a giugno 2007, sarebbe dovuta uscire sul
numero 8 di “Sonic Magazine”, mai uscito
in edicola per decisioni dell’editore, ed è stata
parzialmente pubblicata anche sulla webzine “Emotional
Breakdown”. Questa è la versione integrale:
ringraziamo la redazione, e in particolare Marco
Aspesi, per la disponibilità]
Ho letto nel blog che tieni sul Guardian che
la promozione del nuovo disco è stata parecchio
intensa, e che la tua ragazza ti diceva che rispondevi
alle domande dei giornalisti anche durante il sonno…lo
fai ancora?
No, al momento sono
in tour, quindi non sto dormendo poi così tanto…(ride, NdR)
Come stanno andando i concerti?
Bene, molto bene, direi.
E le nuove canzoni stanno piacendo moltissimo: è strano, perché la
gente conosce già a memoria le parole delle
nuove canzoni, anche se in teoria l’album non è ancora
uscito…
[È il potere del download,
Eddie…]
Qual è la
tua impressione su "It’s
A Bit Complicated"? La prima impressione è che
suoni più pop di "Bang
Bang Rock ‘N’ Roll..." Sei
d’accordo?
Sì, anche se in realtà, quando ci siamo
trovati a scrivere delle cose per il nuovo album perché eravamo
stanchi di suonare le vecchie, non ci siamo seduti
lì a dire “Ok, facciamolo più pop”.
Ma sì, alla fine è questo che ne è venuto
fuori.
Leggendo i testi,
si ha l’impressione che
nel primo disco ti riferissi più alla parte
adolescenziale della vita, e che ora tu stia iniziando
a guardare l’età adulta: è così?
Beh, credo sia normale,
perché all’epoca
del primo disco raccontavo tutto quello che era successo
fino a quel momento e sembrava che avessi 19 anni…ma
non sarebbe stato giusto continuare a parlare di quello,
no? Forse adesso l’impressione che do è che
io abbia 21 anni e stia invecchiando (ride, NdR)
Te lo chiedevo perché in
"Late Sunday
Evening" canti cose come «You were
sick, now you’re better, there’s work
to be done» e sembra una frase da adulto
responsabile…
Beh, sì, ma a dire la verità ho scritto
quella frase il giorno dopo una festa, e mi ero alzato
con un mal di testa clamoroso...era come dire a me
stesso “non ti preoccupare, starai bene…” (ride, NdR)
«Ma adesso datemi un po’ d’acqua…»
Sì, esatto… (ride, NdR)
Quella frase, però, è anche
una citazione di Cronosisma (il titolo originale è Timequake, NdR)
di Kurt Vonnegut, no?
In effetti sì,
e sei il primo che se ne rende conto.
Ti capita spesso di inserire citazioni
dai libri?
Non così spesso, no. Ma io adoro quel libro,
e alla fine anche quello fa parte della cultura pop.
E io parlo di pop, perché è di pop che è fatta
la mia vita.
[Eccoci qua, la
parola magica è saltata
fuori. Pop. E non si tratta solo di musica:
per una band che prende il nome da un movimento pittorico,
il pop è qualcosa di molto più ampio
del mondo delle note, così come, per moltissimi
musicisti, Fall, Modern Lovers e Pixies non sono
stati un’influenza meno importante di moltissimi
scrittori, da Raymond Carver in poi.
Dagli anni ’80 in poi, tutta
la narrativa contemporanea americana respira la stessa
aria dell’indie-rock: Rick Moody, Dennis Cooper,
Jonathan Lethem, Don De Lillo…
È come se, nella stanza di un musicista,
non potessero più mancare né una chitarra
elettrica malmessa né una copia intonsa dell’ Infinite
Jest di David Foster Wallace.]
A proposito di pop,
molte canzoni di "It’s
A Bit Complicated" hanno titoli che danno
l’impressione
che si andrà ad ascoltare un disco di cover,
ma in realtà non è così…come
mai?
Stavo scrivendo "I
Will Survive" e
avevo deciso di darle quel titolo, quando il nostro
manager si avvicina e dice “Eddie, c’è un’altra
canzone che si chiama "I Will Survive"…(ride, NdR) È la
canzone di Gloria Gaynor! E io: “Oh, merda…”
Poi però, alla fine, il titolo mi piaceva,
si adattava bene a quello che stavo cantando, e così è stato
anche per altre canzoni, quindi credo che in fondo
sia un bell’omaggio. E così mi sono detto “fanculo,
io li tengo” (ride, NdR)
[“La prima volta che io e Terry abbiamo scopato,
lei aveva 15 anni, io 16, Tom Waits 29…L’avevo
conosciuta pochi mesi dopo aver scoperto Jungleland di
Springsteen. Mi era apparsa come nella canzone…Ci
vollero due mesi prima che la situazione evolvesse.
Fu lei ad avvicinarmi: «Ti andrebbe di vedermi
nuda?» Mi andava. «Spero tu abbia il
disco adatto», disse Terry, una volta entrati
in stanza…Dopo lunghe e pensose valutazioni,
decisi di andare sul sicuro: Blue Valentine.
Quando partì Red Shoes By The Drugstore,
Terry sorrise. Io gongolavo. Scelta perfetta. «Louis
Armstrong, vero? Mio padre lo adora», disse.
(da Hobo – una
vita fuori giri di Massimo Cotto, ed. Riuniti)
C’è una
scena simile, proprio all’inizio
di "It’s A Bit Complicated". In "Pump
Up The Volume" lui si stacca dalla ragazza
che sta baciando: lei non ha riconosciuto la canzone
alla radio. «Ci siamo spogliati, e tu tieni
le scarpe per sembrare più alta. E non posso
dire di non gradire il bacio, ma ho il sospetto strisciante
che tu non stia ascoltando. Lo so che non dovrei,
ma è così sbagliato staccarmi dal tuo
bacio per alzare il volume?»
Il fatto è che,
nelle canzoni degli Art Brut, la musica è ovunque.
Il pop serve perfino a imparare le lingue
straniere, come in "St.Pauli", dedicata
allo storico quartiere di Amburgo: «Scusate
se il mio accento non è corretto,
ma ho imparato il mio tedesco da un 7-inch record:
punk rock ist nicht tot!»]
In molte canzoni
nuove, come "Nag Nag Nag Nag" o
"Sound
Of Summer", citi spesso l’audiocassetta.
Mi ricorda quando tutti facevamo le cassettine
per gli amici…ti manca molto?
Sì, assolutamente…e non è proprio
la stessa cosa con lo shuffle dell’iPod o con
il masterizzatore, no? C’era un’attenzione
diversa, potevi curarle, dovevi stare attento a non
fare passaggi troppo bruschi, o a non troncare una
canzone alla fine del lato…
Se posso, me
le faccio ancora, e le ascolto quando vado a camminare…
È buffo,
perché in "Grindhouse" di
Tarantino uno dei personaggi a un certo punto dice “Non
ti ho masterizzato un cd, ti ho fatto una cassetta”.
Magari tornano fuori…
Davvero? Cool…non l’ho
ancora visto…
[Eppure io, Eddie
e Quentin abbiamo perso. Qualche giorno dopo quest’intervista, dall’Inghilterra è arrivata
la notizia che HMV non venderà più audiocassette
vergini. È la fine. Addio mixtapes, addio
vecchie autoradio, addio walkman. Adieu.]
Nella tua biografia
leggo che sei ossessionato da Jonathan Richman e
da Van Gogh…É abbastanza
facile capire il perché parlando di Richman:
entrambi cantate storie in prima persona, che sembrano
lette da pagine di un diario…
Ma…Van
Gogh?
È semplicemente una passione. Lo adoro, ero
letteralmente ossessionato dalla sua storia, dai suoi
colori dorati, da quello che dipingeva, dalla sia follia…Lo
adoro, tutto qui.
La maggior parte
delle recensioni del vostro "Bang
Bang Rock ‘n’ Roll" parlavano
dei Fall. Curiosità: nell’ultimo disco
dei Fall c’è una canzone, "Fall
Sound", dove Mark E. Smith sbraita contro tutti
quelli che hanno copiato il suo suono. Ti sei sentito
chiamato in causa?
Davvero? Non l’ho sentita…carino, però!
(ride). All’inizio mi sembrava strano
che ci paragonassero ai Fall, perché io davvero
non li avevo mai ascoltati…Ma poi, beh, ho capito
perché: io non so cantare, e lui nemmeno. Quindi
ecco perché…
Però hai
fatto un gran lavoro nel nuovo disco…
Grazie mille…dici
che sto imparando? (ride, NdR)
Quindi, per
il futuro…lezioni
di canto?
No…no way! (ride, NdR)
Anche senza lezioni di canto,
il futuro degli Art Brut sembra radioso, e lontano
dalla outsider art creata in solitudine, lontana
dai meccanismi atroci dell’industria
culturale e fatta di impulsi creativi puri che teorizzava
Jean Dubuffet. Al contrario: con la sua arte povera,
Eddie Argos sguazza nel pop felice come un bambino
durante il bagnetto.
Sa che la sua musica è un
gioco, e sa che potrebbe non durare, ma dalla sua infinite
fonti da cui attingere: in fondo, lo scopo è pur
sempre quello di arrivare a Top Of The Pops,
anche se la BBC non lo trasmette più.
E allora,
tanto vale divertire con intelligenza. Non è questo,
forse, il segreto della migliore pop music?
collegamenti su MusiKàl!
Art Brut - It's A Bit Complicated
The Fall - The Real New Fall LP
Modern Lovers - The Modern Lovers
Pixies - la Kalporzgrafia
Speciali > Ti faccio una cassettina
(19
dicembre 2007)
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