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Intervista
con gli Almamegretta
Intervista di Samantha Colombo 
COLONIA SONORA (COLLEGNO, TO) - 27 GIUGNO 2002
"Colonia Sonora", uno dei
festival che surriscalda la movida estiva ai piedi delle
Alpi, questa sera è sedotto da good vibes
che si propagano nell'etere per arrivare a scorrere
sotto pelle senza possibilità di resistenza alcuna:
sono quelle degli Almamegretta, gruppo di origine partenopea
e respiro internazionale.
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| Raiz durante
il concerto a Collegno del 27 giugno 2002. |
L'esordio con l'album "Figli
di Annibale" è un ricordo scivolato lontano
nel tempo, dieci anni esatti durante i quali il gruppo
di Raiz ha percorso a tutta velocità un cammino
fatto di tradizione, ricerca e sperimentazione. Un mix
di sonorità che scivolano tra il calore del reggae
e l'intensa ritmica dub, filtrate da collaborazioni
ragguardevoli, come quella con Ben Young dei Massive
Attack, produttore del secondo disco.
Questa sera la band conquista il
proprio pubblico in un percorso che conduce da "Gramigna"
a "Fattalà", da "Sanacore"
a "Rubb da Dubb", senza che gli innesti di
elettronica raffreddino la carica vitale dal sapore
tutto mediterraneo.
E, una volta spente le luci sul palco ed alzato il volume
della musica in diffusione, è Gennaro, batterista
e parte del nucleo fondatore, a ritrarre per noi quest'anima
migrante (traduzione, appunto, di Almamegretta).
L'ultimo album "Venite Venite!"
è un live: cos'ha di particolare, come lo avete
realizzato?
E' un live antologico, nel senso che abbiamo preso tutto
il nostro archivio, ormai abbastanza ampio e fatto soprattutto
di DAT, cioè registrazioni fatte direttamente
su due canali, left e right, quindi su cui poco puoi
intervenire in sede di post-produzione.
Abbiamo fatto questa scelta perché volevamo fare
un album antologico che cercasse di riassumere la nostra
carriera live, infatti ci son registrazioni che partono
dal '96 fino all'anno scorso. E' stato molto difficile
scegliere i pezzi... sai è come quando tu hai
dei figli e devi escluderne qualcuno!
Inizialmente lo volevamo fare doppio, poi con la casa
discografica si è deciso per un solo disco, ma
abbiamo cercato di dare un'immagine quanto più
fedele di quella che è stata la nostra carriera
live durante questi dieci anni.
E in più ci sono questi due inediti che abbiamo
realizzato in studio quest'anno.
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| La copertina
di "Venite Venite" |
A proposito di studio... il live presuppone certo una
preparazione, ma resta un momento di immediatezza. A
questo si contrappone il lungo lavoro che sta dietro
la realizzazione di un disco, ma se vogliamo anche di
un video...
Infatti, non solo i video, pure quando fai i dischi
in studio.
La nostra attività è fare musica più
che video, i video sono un veicolo promozionale che
il più delle volte servono a pubblicizzarti meglio.
Quando vengono bene ti riconosci e sei contento di come
son venuti, ma non sempre è così.
Mentre per i dischi chiaramente c'è una preparazione
molto maggiore, ad esempio con la pre-produzione. Ci
sono vari metodi di lavoro che addirittura a volte durano
pure anni.
La domanda classicissima a questo punto sarebbe "per
voi come nasce un pezzo?"
Come nasce un pezzo? Non c'è un metodo particolare...
alle volte da una linea di canto, alle volte da una
ritmica di batteria, altre volte da un campione. E'
un work in progress, ci passiamo la palla tra di noi
e alla fine arriviamo al prodotto completo.
Ed è un prodotto che ha sempre proposto una
musica a 360°!
In questo periodo l'attualità è satura
dei concetti di globale ed internazionale
vi ho
sempre pensati come globali in senso musicale, ovviamente:
per il vostro guardare con occhio imparziale ad influenze
che vanno dall'etnico, all'elettronico, al jazz... Ma
come avviene questa ricerca di sonorità, anzi,
come fate ad orientarvi?
Il nostro progetto parte proprio da una scommessa di
contaminazione fra generi musicali e culture musicali
diverse, nel senso che siamo partiti dall'utilizzare
delle ritmiche di provenienza soprattutto black music,
cioè reggae o funky, per tenerle insieme con
quelle che sono le nostre radici un po' più ancestrali,
che sono più che nella nostra mente nel nostro...
stomaco potrei dire! Quindi proprio come fatto molto
fisico.
...nel vostro DNA!
Nel DNA, esatto. E quindi quella che è la cultura
mediterranea in generale e un po' più in particolare
la cultura napoletana. Se tu fai caso alla melodia araba,
ci sono un sacco di cose che somigliano alla melodia
classica napoletana.
Noi siamo coscienti di questo patrimonio, che è
enorme, e invece di farci opprimere da questa cosa abbiamo
cercato di utilizzarla e rileggerla ai giorni nostri.
E' una scommessa che cerca di viaggiare sia geograficamente
che temporalmente, nel senso di mettere insieme cose
che vengono dal passato con cose di oggi, ma pure cose
che si proiettano nel futuro, come l'elettronica.
Visto che ormai stiamo parlando a livello internazionale,
cosa c'è da invece da ascoltare secondo te in
questo momento?
Sulla scena internazionale... non ci sono cose che ci
sorprendono. Voglio dire, le cose nuove, almeno per
noi e che ci hanno formato, sono state prodotte durante
gli anni '90.
Credo che oggi ci sia un grande contributo alla musica
dai cosidetti "non-musicisti" cioè
da dj che manipolano determinate cose già esistenti
e che vanno a diventare un prodotto nuovo, aggiornato.
Ad esempio, ultimamente c'è una compilation della
Verve, un'etichetta jazz molto importante, che ha messo
a disposizione di questi dj le linee vocali di cantanti
jazz donne, tipo Billie Holiday, Ella Fitzgerald...
Hanno remixato questi pezzi ed il prodotto è
molto bello, molto interessante, aggiornato ai tempi
e dimostra che comunque quei brani sono sempre vivi,
il tempo che passa non scalfisce il loro valore e la
loro bellezza.
Ora però mi viene da pensare a gruppi come
i Planet Funk, anche perchè sono in parte napoletani
come voi, che dalla scena italiana sono riusciti a conquistare
quella europea muovendosi "dal Mediterraneo alla
Manica".
Che ne pensi di questa conquista?
I Planet Funk ci piacciono molto, Rino [Raiz] ha collaborato
cantando in un pezzo, poi li conosciamo da diverso tempo.
Apprezziamo molto quello che fanno. Il loro lavoro è
stato importante perché parte da Napoli e riesce
a dialogare con Londra, per esempio. Hanno uno studio
da diverso tempo a Napoli che comunque è stato
un punto di riferimento non solo per la musica della
città: c'è un rapporto preferenziale con
Londra ed è punto di riferimento per diversi
artisti anche non italiani.
E della scena underground nel Sud Italia che mi dici?
Ci sono delle novità, fermenti particolari?
Non lo so, non mi pare ci siano cose interessanti attualmente...
O almeno, ci sono ma non sono nate ieri! Tipo i Sud
Sound System nel Salento o i 24 Grana a Napoli, ma negli
ultimi tempi proprio ultimissimi non mi viene in mente
niente. Sicuramente c'è molto fermento, però
diciamo che il capitolo successivo a quello scritto
negli anni '90 deve essere ancora scritto.
Ed in attesa che questo capitolo ci sorprenda (o
forse chissà deluda), lasciamo Gennaro ed i suoi
al lungo tour per la penisola, ancora pervasi dalle
vibrazioni di un sound inconfondibile, senza confini
eppure così equilibrato.
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Link in giro per MusiKàl!:
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Massive Attack - la
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Sud Sound System - Musica
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Sud Sound System - Concerto
a Bologna
(5 luglio 2002)
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