Un po' di consigli sui film visti in giro per il mondo nel 2011 e non usciti in Italia
Iniziamo dalla top ten virtuale di ciò che non è uscito in questo cavolo di paese...
1. Kotoko di Shinya Tsukamoto
Il nuovo corso della poetica tsukamotiana si traduce in un'opera folgorante, capace di mescolare i furori degli esordi con il delirio psicotico, ma aggiungendo una componente comica finora mai trattata, e deflagrante. Uno dei più grandi film del nuovo millennio, in grado di sconvolgere anche gli spettatori più preparati. E, cosa non di poco conto, di commuoverli fino alle lacrime...
2. The Turin Horse di Béla Tarr
Béla Tarr, principale regista ungherese di tutti i tempi, ha deciso di appendere la macchina da presa al chiodo. Notizia pessima, ma quantomeno prima di godersi la pensione, questo maestro ci regala uno dei suoi capolavori più splendenti. Una sinfonia visiva in cui la voce e il movimento di macchina perdono un reale senso, con lo spettatore schiacciato al suolo, annichilito dalla potenza dello sguardo di Tarr. Esperienza forse per qualcuno ostica, ma dalla quale si esce rinati e purificati.
3. Himizu di Sion Sono
Con Himizu, storia di sopruso, ribellione e redenzione (nella migliore tradizione del cinema di Sono), nasce il cinema post-Fukushima. È proprio sulle ceneri di una nazione spazzata via dalla furia della natura e dalla tensione "nucleare" dei propri politici, che il grande regista nipponico ambienta un'opera coraggiosa, furibonda, mai incline al compromesso. Un film fatto di emozioni forti, dalla cui visione si esce quasi stuprati. Uscirà (incredibile ma vero!) in Italia tra fine marzo e inizio aprile. NON PERDETELO!
4. Killer Joe di William Friedkin
Chi ha avuto modo di posare gli occhi qualche anno fa sull'ottimo (e purtroppo poco compreso) Bug, non si stupirà più di tanto nello scoprire il Texas di periferia di questo nuovo lavoro di Friedkin. Volgarità, violenza e una struttura in atti teatrali - l'uso delle location è assai parcellizzato, e dopotutto il film si basa proprio su una scrittura per la scena teatrale - dietro cui si nasconde la poetica disillusa di Friedkin sulla natura umana, addormentata da un capitalismo oramai radicatosi fino in profondità. Bellissimo, e crudelmente spassoso.
5. This is Not a Film di Jafar Panahi
Tutti lo sapete: Jafar Panahi è stato condannato a 5 anni di prigione, e per i prossimi 20 anni non potrà girare film. Il motivo? Un pensiero troppo libero per essere tollerato nell'Iran attuale. E allora Panahi (regista che non ho apprezzato sempre in maniera incondizionata) sfodera un film che film non è, perché non può essere girato. In scena c'è praticamente solo lui, e la tecnologia a disposizione è composta da una videocamera semi-professionale affidata a un amico regista - a sua volta arrestato in seguito - e un cellulare. Una delle più grandi dimostrazioni teoriche e pratiche della potenza del cinema e della sua libertà di pensiero, a dispetto di tutto e tutti. Fondamentale.
6. Hail di Amiel Courtin-Wilson
Se quelli citati finora sono registi amati e conosciuti da tempo, il discorso cambia con l'opera d'esordio dell'australiano Amiel Courtin-Wilson, tra le scoperte più folgoranti dell'ultima Mostra del Cinema di Venezia. Non solo il giovane regista dimostra una capacità umorale non indifferente, firmando un'opera che tracima emozioni in ogni istante, ma si permette anche libertà di non poco conto: il protagonista del film, un ex-carcerato che dovrà vendicarsi dell'assassino dell'amatissima compagna di una vita, è interpretato da un vero ex-carcerato che dona anche il proprio nome al personaggio! Tra l'altro Hail, dopo una prima parte puramente narrativa, diventa un vero e proprio deliquio visionario, capace di trovare coordinate espressive del tutto personali.
7. Twixt di Francis Ford Coppola
Come si fa a non amare alla follia il Coppola degli ultimi tre film: come i precedenti Youth Without Youth e Tetro anche Twixt si segnala come un appassionato inno al romanticismo, inteso nel senso più profondo e "letterario" del termine. Horror che cita apertamente Poe al punto da metterlo in scena, Twixt gioca col genere senza appartenergli completamente, e regala quella che è forse la sequenza più bella dell'anno.
8. La guerre est déclarée di Valérie Donzelli
Tragedia familiare ipercolorata, ultrapop e ricca di intuizioni narrative e visive, l'opera seconda della Donzelli si segnala anche per un particolare del tutto estraneo alla prassi: si tratta di un film in gran parte autobiografico, nel quale la Donzelli chiama in scena parenti e amici, gira con il suo vero (ex) compagno e il loro vero figlio, e non si censura su nulla. Sincerità apprezzabile ancor più perché incastonata in un'opera che da un punto di vista strutturale appare di pura finzione. Esaltante, destinato a diventare un cult-movie. Dovrebbe uscire anche da noi, comunque, anche perché è il grande favorito per l'Oscar come miglior film straniero.
9. Vigasio Sexploitation di Sebastiano Montresor
C'è posto anche per un film italiano in questa Top-10: primo esempio di "cinema agricolo" (del cui autoironico movimento è anche manifesto programmatico), Vigasio Sexploitation è un film diviso in due parti, la prima terminata nel 2009 e la seconda presentata solo un anno dopo. Due mediometraggi che compongono nel loro complesso una delle visioni più sconvolgenti del sottobosco italiano contemporaneo. Straordinario omaggio al cinema popolare, è allo stesso tempo un'opera d'arte astratta, forma d'avanguardia che ancora una volta non si concede con troppa facilità al proprio pubblico: lo spettatore del cinema di Montresor deve avere la volontà di confrontarsi con un universo che non ha eguali attualmente in Italia, ma non solo. A una prima metà che omaggia tanto l'horror e lo sci-fi d'antan (la mummia, l'uovo alieno che ricorda tanto i baccelloni di Don Siegel) quanto gli esordi allucinati e allucinogeni di Lynch, trascinando lo spettatore tra donne-Dixan, combattimenti a colpi di motosega, una fotografia tendente alla sparizione del colore, intratitoli a fungere da elemento dialogico, atmosfere noir e ossessioni buñueliane, fa seguito una seconda parte iper-colorata, in cui deflagra una sessualità plastificata che sarebbe piaciuta a Russ Meyer, con maggiorate che sparano proiettili dai propri seni, alieni/televisore che fecondano le donne terrestri lanciando frecce nelle loro vagine, donne baffute vestite da biker e chi più ne ha più ne metta. Una vera e propria antologia del cinema popolare dell'ultimo secolo, che non si ferma però mai al mero citazionismo cinefilo ma osa sfondare le pareti del preordinato, scatenando nuove rivoluzioni culturali. È uno scandalo che Vigasio Sexploitation non riesca a trovare spazio nella nostra distribuzione!
10. Dragonslayer di Tristan Patterson
Dopo lo sproloquio (necessario) su Montresor concludo in maniera più rapida con un documentario incentrato sulla figura dello skaters Josh "Skreech" Sandoval: un biopic del tutto scorretto, punkeggiante e sfrontato, che porta alla luce un mondo a parte, fatto di proprie regole e di una filosofia tutt'altro che banale (ebbene sì, esistono anche skaters spinoziani!!!). Trip allucinato e stonato che diverte, appassiona e finisce perfino per commuovere.