vi consiglio un po' di orrori, essendo che scandalosamente nessuno mi pare sia stato cinquestellato dal meale.

(va beh, sono tutti famosi quindi in realtà non vi consiglio niente)
MICHAEL REEVES, "witchfinder general" (con VINCENT PRICE) - GB, 1968
Price è Matthew Hopkins, inquisitore realmente esistito responsabile di oltre cento esecuzioni verso la metà del secolo XVII. Il film romanza la sua fine (sulla quale non si hanno notizie certe, benché la più probabile lo vorrebbe malato di tubercolosi), per mano di un soldato cui ha violentato la moglie.
Diverse scena di tortura, abbastanza sadiche, ma per il resto nessun cliché horror: film di galoppate e duelli, ampi spazi e esterni di campagna, con musiche morriconiane che nei tratti di azione lo avvicinano quasi al western. Price recita in maniera asciutta e tagliente, lontano dal suo solito modus operandi.
Reeves aveva 24 anni quando ha diretto questo filmone, e morì pochi mesi dopo (presumibilmente suicida).
EDGAR G. ULMER, "the black cat" (con BELA LUGOSI / BORIS KARLOFF) - USA, 1934
Molti avranno visto su consiglio mealico quel "Detour" leggendario ma che personalmente non posso dire di amare quanto la gemma che è "The Black Cat".
Lugosi interpreta un dottore che dopo anni di prigionia torna in libertà e decide di incontrare l'architetto (Karloff) che al tempo della guerra lo aveva consegnato in mano nemica, rubandogli di fatto moglie e figlia.
Praticamente un 'haunted house', benché la casa sia moderna e futuristica. Lugosi e Karloff memorabili come al solito (Bela di più però, soprattutto nel finale). Stupendo a livello registico, fra dissolvenze e giochi di luce/ombra.
ROBIN HARDY, "the wicker man" (con CHRISTOPHER LEE) - GB, 1973
Un poliziotto puritano finisce su un'isola alla ricerca di una bambina scomparsa, e scopre con suo orrore che la gente del posto pratica riti pagani, vive all'insegna della sessualità più sfrenata e, presumibilmente, pratica sacrifici umani. Agghiacciante il finale.
Grande affresco/scontro fra diversi valori religiosi e universale j'accuse verso ogni forma di fanatismo. Regia asciutta che sfrutta al meglio dei paesaggi meravigliosi. Colonna sonora di Paul Giovanni, con notevoli ballate folk dai testi scabrosi, composte per l'occasione.
TERENCE FISHER, "dracula" (con PETER CUSHING / CHRISTOPHER LEE) - GB, 1958
Classico della Hammer, completa la trimurti delle varianti stokeriane insieme a "Nosferatu" di Murnau e "Dracula" di Browning. Il Dracula di Lee sposta il fulcro dalla teatralità e dalla maestosa decadenza di Lugosi a una nuova forma di truculenta velocità (la scena in cui appare grondante di sangue aprì di fatto il moderno corso vampiresco del cinema). Regia di classe, technicolor portentoso e originalissime scenografie fra il vittoriano e l'esotico.
GIORGIO FERRONI, "il mulino delle donne di pietra" - Italia, 1960
La trama sembra un miscuglio involontario fra "I vampiri" di Freda/Bava (di un paio d'anni prima) e "Occhi senza volto" di Franju (di un paio d'anni dopo).
C'è una ragazza che, a causa di una malattia al sangue, muore ogni sera: ogni sera suo padre e un dottore la riportano in vita tramite un bizzarro processo di trasfusione (inutile specificare che ciò comporta una lunga serie di omicidi).
Fu primo horror a colori in Italia (Bava stesso arrivò dopo). Morbosi e decadenti il trucco e la fotografia, clamorosa e interminabile sezione allucinata nella parte centrale del film, finale d'impatto con una serie di manichini che bruciano formando immagini inquietanti anziché no.
EDGAR G. ULMER, "l'uomo dal pianeta X" - USA, 1951
Ancora Ulmer, questa volta fantascienza. Il pianeta X si avvicina a gran velocità alla Terra: le due orbite si sfioreranno, pur senza toccarsi, e si temono conseguenze disastrose. Un trio di due scienziati e un giornalista, che studiano il fenomeno nel paesello che secondo i calcoli si avvicinerà maggiormente al pianeta X, si imbattono in un alieno, mandato in ricognizione.
Film meravigliosamente a basso costo, ambientato in una brughiera misteriosa costruita da quattro sassi, qualche albero secco e un quintale di nebbia artificiale, scorre fluido e coinvolgente grazie alla oculata gestione dei tempi di Ulmer.
WOLF RILLA, "il villaggio dei dannati" (con GEORGE SANDERS) - GB, 1960
A metà fra sci-fi e horror. In un villaggio della campagna inglese tutte le donne fertili rimangono incinte mediante una radiazione aliena. Partoriscono bambini biondi che crescono a ritmi vertiginosi. Lipperlì si cerca di sfruttarne le capacità, ma ben presto le speranze svaniscono e si intuisce la minaccia, rappresentata dagli immensi poteri telepatici dei biondini (riescono a far suicidare le persone che tentano di ostacolarli).
Girato senza effetti speciali (giusto un po' di pupille fosforescenti e un paio di esplosioni), profondamente psicologico e denso di dure metafore. Una sorta di risposta britannica a "L'invasione degli ultracorpi".
Solita eccellente performance di quel sottovalutato attore che fu George Sanders.