Puorz du Cinéma :  Osteria
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mea culpa
Inviato da: vincenzo (ex deaf) (IP registrato)
Data: Friday, 29 January 2010 - 00:40

voglio confessare, pieno di cheesecake ma ancora in lingua italiana, i peccati commessi al momento del gioco cinematografico di fine anno.

si tratta di invereconde atrocità, cose che non mi sarei perdonato anni fa, e che vagamente spero di espiare ora. il problema è aver visto la luce fuori tempo massimo, dopo che una lunga indifferenza mi aveva ridotto ad una condizione tale, che su dieci-film-dieci c'era posto anche per roba come frost/nixon.
non so se sia stato senso di colpa, o timore di stare diventando di destra, ma dal due gennaio ho iniziato a recuperare buona parte delle perle scivolate silenziose attraverso il mio porcile.

vi beccate così un resoconto, non so quanto dettagliato.. penso che come al solito inizierò dilungandomi per poi stringermi man mano. intanto che il grasso cola, cominciamo con:

martyrs (pascal laugier)
ovvero uno dei titoli che mi ha impressionato di più, lasciando quella cosiddetta frattura tra il prima e dopo. trovo di una compostezza infinita il modo di guardare alla sofferenza, senza che lo stile ceda alla tentazione polemica, al livore contro certe istituzioni, ammutolite di fatto con la sola forza di una via crucis muta.
aodoro la sensibilità nel riprendere alcuni topos di autentica sofferenza, come il taglio dei capelli della donna (dreyer, lacrimoni già all'epoca), nonchè l'enorme potere "empatico" del percorso, che spesso si cura addirittura di nascondere il corpo nel momento della sua prevaricazione.
non provavo tanto fastidio dal vangelo di gesù cristo di saramago, quando un dio cinico e annoiato si trova a dover elencare 5 pagine di martiri, complete di dettagli, ad un gesù ormai rassegnato al proprio destino. e forse è questo il momento più dolce, doloroso e tremendo del film, quando con la protagonista ci rassegnamo al nostro destino, che a stento avevamo avuto modo di realizzare, e che pure già ci sembra inevitabile.

the wrestler (aronofsky)
aronofsky aveva lasciato i più perplessi con the fountain - anche se io ho conosciuto di persona alcuni innamorati folli - e lasciato un pò da parte il suo percorso sulla chiusura degli individui, e sulla loro incapacità di uscire dalle proprie personali ossessioni.
the wrestler conserva tuttavia tratti di assoluta tenerezza, allorchè pur conservando un senso di fatalità comune tanto a pi-greco che a requiem, riesce ad esprimere il senso di una appartenenza, e di una regressione volontaria allorchè non si riesce a varcare i confini della propria personale umanità. sono sempre limiti personali, nel senso che l'esito non è dato da ingiustizie ricevute, eppure la conclusione è un grido di identità a sè stessi, privo cioè di quelle istanze di smarrimento dalle quali almeno io ero sempre rimasto inquietato in precedenza. ovviamente c'è un discorso importante sulla perdita (la famiglia in primis), eppure io la vedo come una riduzione coraggiosa di rourke ai minimi termini, ossia verso quella parte di lui che nonostante tutto non si potrà elidere che con la sua fine. un destino quasi invidiabile, in un momento come questo in cui cerco di capire che cosa fare della mia vita.

500 days of summer (m. webb)
non vorrei dilungarmi qui, c'è poco da aggiungere all'evidente delizia stilistica del racconto, l'accumulo di senso tramite sconvilgimenti cronologici, e però voglio lodare in modo particolare i due straordinari protagonisti, che di questo meccanismo sono comunque l'anima indiscussa, con tutta la spontaneità di cui sono capaci. un film che un anno fa mi avrebbe ucciso, e che oggi conservo con enorme affetto, perchè alla fine è vero che non è un film sull'amore, quanto su tante di quelle piccole cose che chiunque, lentamente e ciclicamente, ha dovuto (ri)attraversare in diversi momenti dell'esistenza.

to be continued....

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"Colonnello Dax, lei è una delusione per me. Ha rovinato l' acume della sua mente guazzando nel sentimentalismo. Lei voleva davvero salvare quegli uomini? E non aspirava al comando di Miraux? Ma lei è un idealista, e io la compiango, come un minorato"



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