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	<description>Music Webzine since 2000</description>
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		<title>[Video] Nite Jewel, &#8220;Memory Man&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[nite jewel]]></category>
		<category><![CDATA[secretly canadian]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[La versione live di "Memory Man" per la californiana Nite Jewel.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/IfJXHbKGvXQ" frameborder="0" width="440" height="253"></iframe></p>
<p>Ecco la versione live di <strong>&#8220;Memory Man&#8221;, </strong>tratta da &#8220;One Second of Love&#8221;, uscito il 6 marzo 2012 per <strong>Secretly Canadian.</strong> </p>
<p><strong>Nite Jewel</strong> è lo pseudonimo di Ramona Gonzalez, cantante di <strong>Los Angeles</strong>.</p>
<p>17 maggio 2012</p>
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		<title>SIMON BALESTRAZZI, “The Sky Is Full Of Kytes” (Boring Machines, 2012)</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cristofaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[Boring Machines]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[simon balestrazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[[ di Giampaolo Cristofaro ]
Tre tracce, tre dense incursioni che transitano dalle lande esplorate da Lustmord così come dagli Scorn. Una visione che è figlia tanto dell’elettronica anni '90 così come del retroterra industrial di certe filiazioni gothic e dark.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/simon-balestrazzi-the-sky-is-full-of-kytes-boring-machines-2012/sbfront260/" rel="attachment wp-att-33249"><img class="alignleft size-full wp-image-33249" title="SBfront260" src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/SBfront260.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Dietro l’efficace artwork di Daniele Serra (Medusa’s Spell), si nasconde la nuova fatica del Simon Balestrazzi dei Kirlian Camera o dello storico progetto T.A.C., così come delle miriadi di lavori realizzati in altri ambiti artistici, dal teatro alla danza.</p>
<p>Tre tracce, tre dense incursioni tra elettronica e noise che transitano dalle lande esplorate da Lustmord così come dagli Scorn. In realtà è tutto un riferirsi ad esperienze già compiute, già parte del bagaglio personale di un artista che ha poco da dimostrare e che, quindi, può permettersi di trascendere i generi, scansando le classificazioni e realizzando ciò che l’animo gli indica sia giusto costruire. Costruire, decostruire e ricostruire una visione che è figlia tanto dell’elettronica anni &#8217;90, così come del retroterra industrial di certe filiazioni gothic e dark. Come della plastilina o del pongo nero che scivola faticosamente giù dalle condutture del cielo, si distende “The Sky Is Full Of Kytes”.</p>
<p>Magari per chi non conosce Simon sarà epifanico, mentre per chi ne conosce le gesta, “solo” un buon reminder per non dimenticare che la classe è ancora intatta. Magari qualche colpo di scena in più sarebbe stato molto apprezzato, ma si tratta di musica che va assimilata a poco a poco, intasando le vene e i nervi perché entri in circolo a dovere e riveli grandi potenzialità.</p>
<p><strong>70/100</strong></p>
<p><em>(Giampaolo Cristofaro)</em></p>
<p>16 maggio 2012</p>
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		<title>KOUYATE &amp; NEERMAN, “Skyscrapers and Deities” (Discograph, 2012)</title>
		<link>http://www.kalporz.com/2012/05/kouyate-neerman-skyscrapers-and-deities-discograph-2012/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Italiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[discograph]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[KOUYATE & NEERMAN]]></category>

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		<description><![CDATA[[ di Stefania Italiano ]
Uno dei maestri del balafon, Kouyaté, e uno dei più dotati vibrafonisti del momento, Neerman, tornano con il loro secondo album: un invito lussureggiante ad entrare nella foresta delle nostre origini musicali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/kouyate-neerman-skyscrapers-and-deities-discograph-2012/172159-skyscrapers-amp-deities-10102011-0904-2/" rel="attachment wp-att-33237"><img class="size-thumbnail wp-image-33237 alignleft" title="172159-skyscrapers-amp-deities-10102011-0904" src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/172159-skyscrapers-amp-deities-10102011-09041-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Secondo album della coppia franco-maliense, encomiabile esempio di contaminazione che svela come generi apparentemente distanti condividono porzioni cruciali di dna. Per cui <em>jazz</em> e <em>afro-beat</em> si fondono in un miscuglio ancestrale di pregevole eleganza. E chi sono i protagonisti di questo fulgido esempio di armoniosa conquista? Il <em>balafonista</em> Lansiné Kouyaté e il <em>vibrafonista</em> David Neerman.</p>
<p>Non stiamo dicendo il <em>chitarrista</em>, il <em>sassofonista</em>, il <em>trombettista</em>, il <em>batterista</em> e via di seguito come siamo abituati quando parliamo dei musicisti riferendoci alle gloriose armi che hanno tracciato la storia del jazz. Ma parliamo dell’arcaico <em>balafon</em>, e del suo modello evoluto, il <em>vibrafono</em>. Uno legnoso e grossolano, l’altro levigato e femmineo; l’uno dal suono ovattato che si nutre di se stesso senza echi e riverberi, l’altro dal trillo elettronico che si smaterializza grazie a processori ed effetti. E caspita! Entrambi ci insegnano che il jazz lo puoi fare anche con un tubo dell’acqua, perché il jazz è un’attitudine, è un amore inspiegabile per tutto ciò che è musica, che è ritmo, che è vibrazione, l’amore gravitazione che ci tiene legati alla Terra stessa. Non importa cosa usi per esprimere quest’amore, ma conta con quanta sapiente conoscenza del ritmo sai fare risuonare anche le pietre.</p>
<p>E questo vale anche quando non si ascolta un capolavoro. Anzi, ad un orecchio distratto “Skycrapers &amp; Deities<em>” </em>suonerà monotono, a stento capace di essere qualcosa di più di un buon <em>lounge jazz</em>. E certamente non catturerà e non stupirà come il precedente “Kangaba<em>”</em> (2010). Ma questo lavoro ha il pregio di dare vita in ogni brano a veri e propri trattatelli a sé sul ritmo e le sue variazioni infinite, con momenti di limpida esecuzione, vedi “Toumbéré” dove a inseguirsi e tenersi sono due metodi ritmici caratterialmente distanti che la velocità crescente congiunge mirabilmente, ma anche momenti meno riusciti, come per esempio il debole “Un Soleil Noir Sur Le Déclin” che dopo incerte contemplazioni e divagazioni, ritrova però la strada attraverso un ritmo <em>funky</em> galoppante.</p>
<p>Su tutti svettano brani come “Kalo Dié” un ben venuto nella foresta di cristallo, nel quale su uno spesso e quieto tappeto <em>dub</em> di basso e batteria saltellano come gazzelle il balafon e il vibrafono, “Requiem Pour Un Con” con una batteria schiacciasassi che pesta i piedi ai guizzanti idiofoni, la fiera “Le Commissariat” dai tempi scattanti e quadrati da metropolitana che riesce a organizzare il suo casino, e “Phalénes” psico-onirica navigazione nel cosmo.</p>
<p>Lo so: nessuno è perfetto, ma vale comunque la pena scendere nella foresta di cristallo, alla fonte della musica, e riascoltarli.</p>
<p><strong>64/100</strong><br />
<em><br />
(Stefania Italiano)</em></p>
<p>15 maggio 2012</p>
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		<title>Intervista a Sycamore Age</title>
		<link>http://www.kalporz.com/2012/05/intervista-a-sycamore-age/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cristofaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[sycamore age]]></category>

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		<description><![CDATA[[ di Giampaolo Cristofaro ]
La musica italiana è entrata nell'era del sicomoro. Quattro chiacchiere con Francesco Chimenti, Stefano Santoni e Davide Andreoni, titolari del progetto Sycamore Age, all'esordio con uno dei migliori lavori usciti in questo 2012. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Sycamore Age, hanno esordito con uno dei migliori lavori italiani usciti in questo 2012, nonostante una “carriera” personale di valore e di lunga militanza. Di seguito due chiacchiere con i “titolari” Francesco Chimenti, Stefano Santoni e Davide Andreoni.</p>
<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/intervista-a-sycamore-age/sycamore_age_01_photo_by_gabriele_spadini/" rel="attachment wp-att-33194"><img class="size-full wp-image-33194 alignnone" title="Sycamore_Age_01_photo_by_Gabriele_Spadini" src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/Sycamore_Age_01_photo_by_Gabriele_Spadini.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Dato che la formazione è a tre, ma al disco hanno partecipato in tanti, come sono nati i Sycamore Age e si sono sviluppati sino a giungere alla formazione “tipo”?</strong></p>
<p>Francesco, Davide: I Sycamore Age sono nati dall&#8217;incontro tra me e Stefano, poco dopo si è unito a noi Davide Andreoni, con il quale lavoravo già in precedenza. Ho avuto modo di conoscere Stefano perché lavorava con mio padre, poi, poco più di due anni fa, andai da lui insieme a Davide per chiedergli consiglio su un demo che avevamo appena registrato. Stefano, rimasto colpito dalla mia voce e dalle nostre soluzioni compositive, mi ricontattò pochi giorni dopo per un incontro nel suo studio, senza avere nessuna idea in particolare. Così, un po&#8217; per gioco e un po&#8217; per curiosità. Dopo poche ore di libero sfogo creativo, ci ritrovammo tutti e due decisamente storditi del risultato: era nata &#8220;Binding Moon&#8221;, quella che ora è la prima traccia del disco.</p>
<p>La natura stessa del sound che si andava formando durante il lavoro sul disco, ci ha indirizzati verso svariate collaborazioni con preziosissimi quanto singolari ed eclettici musicisti, alcuni dei quali sono ufficialmente parte integrante dei Sycamore Age: Franco Pratesi, Giovanni Ferretti, Sam Mcgehee e Nicola Mondani. Tutti sono da subito entrati perfettamente in sintonia con la nostra filosofia, soprattutto durante la realizzazione del live. L’apporto prezioso degli ultimi arrivati ha reso possibile la scoperta di insospettabili e infinite variabili di arrangiamento possibili, nascoste tra le pieghe più remote dei brani da studio, rendendo il live marcatamente diverso dal disco, decisamente più impetuoso e più libero nelle interpretazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esperienze precedenti a questa?</strong></p>
<p>Stefano: Rispondo io solo perché sono il più anziano e forse ho qualche piccola cosa in più da raccontare. Tutti gli altri hanno esperienze di vario tipo, dagli studi di conservatorio (ancora in atto) alle preziose ore di palestra musicale fatte nei vari garage di periferia con le più varie formazioni che, come sempre, si susseguono prima di imboccare la propria strada. Per quello che mi riguarda, tra le esperienze precedenti più significative annovererei sicuramente i Kiddycar, band che mi porto dietro dal lontano 1995 ma che si è definitivamente concretizzata dopo il 2005, in conseguenza dell’incontro con Valentina Cidda. Poi lo split che ho realizzato assieme a Christian Rainer, suggellato da un vinile intitolato “How This Word Resounds”. Sempre con Christian, è in programma una coproduzione anche per il suo prossimo lavoro, la collaborazione con Andrea Chimenti e infine le mie partecipazioni musicali finalizzate all’arte contemporanea, la principale con Loris Cecchini. Oltre ad altre mie collaborazioni nell’ambito del teatro sperimentale con la compagnia “Dulcamarateatro”.</p>
<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/intervista-a-sycamore-age/sycamore/" rel="attachment wp-att-33196"><img class="size-full wp-image-33196 alignnone" title="Sycamore" src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/Sycamore.jpg" alt="" width="310" height="470" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I vostri riferimenti musicali dichiarati? E quelli che avreste voluto fossero rilevati, ma che nessuno ha “scovato”?</strong></p>
<p>Stefano: Beh, se abbiamo deciso di andare avanti, fin dal primo incontro tra me e Francesco, è perché di riferimenti smaccatamente chiari ad altri ci è sembrato che, per fortuna, non ce ne fossero. Certamente, nella voce di Francesco, ho ritrovato immediatamente alcune sfumature molto vicine a Tim Buckley, benché lui stesso all’epoca non lo conoscesse ancora. Per il resto, ci siamo divertiti a spaziare con grande libertà e giocosità tra una miriade di generi passati e presenti, tali che dovrei stare qui a tediarvi elencando decine di nomi.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la seconda parte della tua domanda, dal momento che sono già uscite una trentina di recensioni su questo nostro primo lavoro, direi che abbiamo un campione più che sufficiente per tirare le somme. Ad esempio, nessuno per ora ha nominato gli aspetti prog-folk, la componente psichedelica e, perché no, un certo “massimalismo” che noi sentiamo vibrare fortemente nel mondo di Sufjan Stevens e che ci hanno sicuramente influenzato molto. Poi, sempre della stessa scuderia, il grande DM Stith, che forse ci ha influenzato di più ancora con il suo sottostimato “Heavy Gosts”, capolavoro assoluto di quello che definirei “folk spiritico”, sicuramente i Grizzly Bear, per la loro capacità di unire canzoni squisitamente pop ad una raffinatissima ricerca sul piano del sound. Sempre tra gli &#8220;omessi&#8221;, devo assolutamente annoverare il blues misto ad un industrial di stampo vagamente casalingo del Tom Waits di “Bone Machine”, un industrial suonato &#8211; come, del resto, in alcuni episodi del nostro album &#8211; con pezzi di latta rimediati nel vicolo sotto casa, un industrial dal carattere decisamente più intimo e accogliente di quello delle acciaierie degli Einsturzende. Per chiudere, un riferimento sicuramente molto lontano ma che ci piace sognare di meritare: Scott Walker, principe ispiratore di tutte le voci da crooner, da Bowie ad Antony. In questo caso, confesso che, nel disco, abbiamo addirittura usato dei campioni ritmici rubati da uno dei suoi capolavori di sperimentazione, “The Drift”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Passando al disco Sycamore Age, ci raccontate il processo di composizione e di registrazione del tutto?</strong></p>
<p>Francesco, Davide: Ogni brano ha avuto una sua particolare genesi e ognuno è stato affrontato, di conseguenza, con un iter sempre diverso. La scrittura può prendere vita da qualsiasi cosa solletichi la nostra curiosità: una melodia o un ritmo, un&#8217;opera d&#8217;arte visiva, un film o un’esperienza vissuta in prima persona. Abbiamo più che mai cercato di seguire le esigenze del brano che stava prendendo vita e ciò che esso stesso ci evocava, piuttosto che il contrario, come di solito avviene, affinché il risultato fosse il più spontaneo e onesto possibile. Il primo approccio al lavoro spesso è stato individuale o in coppia, ma, subito dopo questa prima fase, abbiamo sempre lavorato tutti e tre insieme, mettendo un po&#8217; di noi stessi in ogni nuovo paesaggio sonoro che andavamo ad esplorare. La maggior parte delle registrazioni sono state fatte nel piccolo studio di casa di Stefano, alcune anche in altre location, ma sempre di natura &#8220;casalinga&#8221;. Anche missagio e mastering, ad opera di Stefano, hanno avuto luogo nel medesimo studio. Tutto questo ha inevitabilmente condizionato tantissimo il sound del disco, conferendo allo stesso un carattere, a lunghi tratti, intimo e raccolto e, in generale, un suono sicuramente non convenzionale.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/LpFXbyjieV8" frameborder="0" width="400" height="233"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pezzi preferiti o che sono stati sviluppati in maniera singolare rispetto agli altri?</strong></p>
<p>Francesco, Davide: E&#8217; veramente impossibile dirti quali siano i brani preferiti. Ogni brano è quasi come un figlio per noi, unico, con il suo personalissimo carattere. Ognuno racconta una storia a sé, singolare e incomparabile. Sicuramente alcuni di essi sono nati in modo più bizzarro e danno quindi adito ad aneddoti. Ad esempio, il brano &#8220;My Bifid Sirens&#8221;, si è sviluppato partendo dal suo ritmo portante, il quale a sua volta è stato generato prendendo a pugni una libreria ad angolo, oppure &#8220;Binding Moon&#8221; che, come già ti ho già accennato, è nata magicamente dal primo incontro in assoluto con Stefano. Infine, ma ne avremmo davvero molti altri da raccontare, nella prima parte di “Romance” abbiamo usato, mestoli, taglieri da cucina, fino al ticchettio di una lampada strobo comprata in un negozio cinese e, nella seconda parte, decisamente più irruenta, Stefano ha preso a mazzate la sua vecchia lavatrice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ma come mai proprio l’era del sicomoro?</strong></p>
<p>Stefano: Non ci siamo posti il problema del nome del gruppo se non a lavoro finito. Eravamo sicuri che, quando avremmo finito il disco, sarebbe stato lui stesso a suggerircelo. Così è stato. Tutto è partito dal suggerimento di una nostra amica riguardo all’albero del sicomoro. Il sicomoro è un po’ la pianta del passaggio, la pianta che unisce i confini, sia in senso geografico che simbolico. Unisce il nostro mondo con l’oriente, crescendo in tutta l’area mediterranea, dall’Italia al nord Africa, all’Asia minore. Unisce la vita con la morte: in antico Egitto con il suo legno si costruivano i sarcofagi ed è anche l’albero sul quale si è impiccato Giuda. Dal momento che, in questo nostro primo lavoro, abbiamo cercato in un certo senso di cicatrizzare la forte nostalgia che abbiamo per un misticismo ormai perduto, forse per sempre, l’era del sicomoro come punto di partenza ci è subito sembrata perfetta. Un momento al di là del tempo e dello spazio in cui personaggi metafisici danzano agitandosi in nebbie simboliste. Un tempo in cui l’assurdo è la norma, un po’ come in un racconto di Carrol ma Sycamore Age è anche una seconda possibilità, un universo parallelo in cui c’è sicuramente molto più spazio per densi momenti di riflessione.</p>
<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/intervista-a-sycamore-age/sycamore_age_03-3/" rel="attachment wp-att-33197"><img class="size-full wp-image-33197 alignnone" title="SYCAMORE_AGE_03" src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/SYCAMORE_AGE_031.jpg" alt="" width="400" height="271" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che relazione c’è tra l’artwork e le tematiche del disco?</strong></p>
<p>Stefano: Anche qui, stavamo cercando un soggetto per la copertina e, come sai, questa è una delle fasi più difficili nella chiusura di un album. Io ho lavorato nell’ambito dell’arte contemporanea e per fortuna non ho perso il vizio di girare per mostre. Ad uno show di Damien Hirst, ho rivisto un paio di suoi lavori fatti con le farfalle ed è stato un colpo di fulmine immediato. Ovviamente ho evitato, per buon senso, di cercare di contattare quello che è forse il più grande artista vivente per chiedergli una concessione. Quindi, ho riprodotto il suo splendido lavoro in forma grafica, ricreando però soggetti originali. Abbiamo scelto quest’opera, per la fortissima relazione che ha con il mood in generale del nostro lavoro, sia riguardo alla musica che ai testi: caleidoscopico, gotico, ipnotico, onirico, psichedelico, fortemente riconducibile al naturalismo ottocentesco. Le farfalle raccontano anche di un feticismo antico, quando si raccoglievano in macabre collezioni, dato che anche questa immagine ci piace molto. Le loro ali si sono formate per attrarre i simili e per spaventare i predatori al tempo stesso e, ciò che emana il coesistere di queste pulsioni opposte, ci cattura e ci incanta come bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Riallacciandoci all&#8217;inizio intervista, come funzionano live i Sycamore Age?</strong></p>
<p>Francesco, Davide: Secondo noi, ogni contesto o circostanza richiedono un approccio differente nell&#8217;esecuzione e nell&#8217;arrangiamento dei brani. Per questa ragione il nostro live, come già detto poco prima, è il risultato di una rivisitazione dei brani del disco molto più energica, ricca di suoni rinnovati e delicate sfumature dall&#8217;altra. Proprio per questo le fila della &#8220;tribù&#8221; Sycamore Age si sono infoltite nella preparazione delle performance, arrivando a sette elementi. Per descrivere al meglio il sound e di conseguenza il mood di ogni brano, utilizziamo strumenti di diversa natura, spesso inusuali: da una tromba tibetana a un apparecchio audiometrico da ambulatorio, da una conchiglia ad un contrabbasso elettrico degli anni ‘50, fino a synths e stumenti a fiato di ogni genere, bouzouki, theremin e altro ancora. Il concerto si traforma così in un vero e proprio rito, che, speriamo, essere capace di rianimare in scena quel circo di anime che già vagano inquiete in questo nostro primo lavoro discografico.</p>
<p><em>(Giampaolo Cristofaro)</em></p>
<p>14 maggio 2013</p>
<p>foto di Gabriele Spadini (<a href="http://www.flickr.com/photos/gnabra/" target="_blank">www.flickr.com/photos/gnabra/</a>)</p>
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		<title>[Video] Modeselektor &amp; Thom Yorke, &#8220;This&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 22:44:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[modeselektor]]></category>
		<category><![CDATA[thom yorke]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Video giustamente inquietante, tra bambole e giochi da bimbo, per il nuovo singolo di Modeselektor featuring Thom Yorke.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/41740558" width="440" height="330" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
<p>Video giustamente inquietante, tra bambole e giochi da bimbo, per il nuovo singolo di Modeselektor featuring Thom Yorke.</p>
<p>13 maggio 2012</p>
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		<title>[Video] Soundgarden, &#8220;Live to Rise&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 22:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[soundgarden]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[I Soundgarden hanno colto l'occasione della colonna sonora del film "The Avengers" (tratto dal fumetto Marvel) per confezionare la loro prima canzone inedita dallo scioglimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="440" height="253" src="http://www.youtube.com/embed/D3ZNtOcY_1A" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>I Soundgarden hanno colto l&#8217;occasione della colonna sonora del film &#8220;The Avengers&#8221; (tratto dal fumetto Marvel) per confezionare la loro prima canzone inedita dallo scioglimento.</p>
<p>Se ne poteva fare a meno, vero? </p>
<p>13 maggio 2012</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli Ultraista, il nuovo progetto di Nigel Godrich</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 14:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[audio]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[niger godrich]]></category>
		<category><![CDATA[radiohead]]></category>
		<category><![CDATA[streaming]]></category>
		<category><![CDATA[ultraista]]></category>

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		<description><![CDATA[Il produttore dei Radiohead si è imbarcato in un nuovo progetto di cui si può ascoltare un brano, "Smalltalk".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/gli-ultraista-il-nuovo-progetto-di-nigel-godrich/ultraista/" rel="attachment wp-att-33177"><img src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/ultraista-e1336918995687.png" alt="" title="ultraista" width="440" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-33177" /></a><strong>Nigel Godrich</strong>, il &#8220;sesto&#8221; Radiohead, si è imbarcato in un nuovo progetto chiamato <strong>Ultraísta.</strong></p>
<p>Gli Ultraísta dovrebbero essere, oltre il produttore Godrich, <strong>Laura Bettinson </strong>aka Femme dei Dimbleby &#038; Capper alla voce e <strong>Joey Waronker </strong>alla batteria, ma le notizie non sono ancora certe.</p>
<p>Per ora la nuova band si è presentata con la pubblicazione online della canzone <strong>&#8220;Smalltalk&#8221;</strong>. </p>
<p>Meglio degli ultimi Radiohead?</p>
<p><iframe width="100%" height="166" scrolling="no" src="http://w.soundcloud.com/player/?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F45828681&#038;auto_play=false&#038;show_artwork=true&#038;color=959595" frameborder="0" ></iframe></p>
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		<title>KeepOn 100%Live Club Festival a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 13:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[circolo degli artisti]]></category>
		<category><![CDATA[keepon 100% live club festival]]></category>
		<category><![CDATA[live]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo le prime due edizioni che si erano svolte  al Live Club di Trezzo sull’Adda, KeepOn aggiunge un appuntamento al Circolo degli Artisti di Roma. Appuntamento per venerdì 25 e sabato 26 maggio 2012.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/keepon-100live-club-festival-a-roma/keep/" rel="attachment wp-att-33162"><img src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/keep.jpg" alt="" title="keep" width="378" height="133" class="aligncenter size-full wp-image-33162" /></a>Si terrà venerdì 25 e sabato 26 maggio la terza edizione del <strong>KeepOn 100%Live Club Festival</strong>. Dopo le prime due edizioni che si erano svolte esclusivamente al Live Club di Trezzo sull’Adda, KeepOn aggiunge un appuntamento in centro Italia al Circolo degli Artisti di Roma. Il festival come di consueto rappresenterà un’opportunità per chi fa musica per conoscere di persona gli addetti ai lavori legati al mondo della musica dal vivo in Italia e presentargli di persona il proprio progetto. Alla terza edizione del festival sono attesi infatti oltre 100 live club, 50 agenzie di booking, festival, etichette discografiche e radio che danno spazio alla musica dal vivo, in qualità di rappresentanti della musica originale italiana live.</p>
<p>La due giorni partirà nel pomeriggio di <strong>venerdì 25 maggio</strong>, con un meeting riservato ai direttori artistici degli oltre 100 live club aderenti al Circuito KeepOn, che avranno modo di confrontarsi sullo stato della musica dal vivo in Italia attraverso una serie di workshop e incontri strettamente professionali. Concluso il meeting, il locale verrà aperto al pubblico per la serata in cui si terrà la finale del Red Bull Tourbus Chiavi in Mano, in collaborazione con Red Bull.</p>
<p><strong>Sabato 26 maggio</strong> i cancelli si apriranno alle 16.00 per il festival vero e proprio. Fino alla mezzanotte si alterneranno molte delle più importanti live band italiane scelte secondo le votazioni mensili raccolte durante l’anno in tutti i live club del Circuito. Tra di loro Zen Circus, Maria Antonietta, Bologna Violenta, The Cyborgs e moltissimi altri. Inoltre per tutta la giornata, come di consueto, i direttori artistici dei migliori locali e festival italiani saranno a disposizione di musicisti, agenzie di booking ed operatori del settore.</p>
<p>Ai concerti si alterneranno le premiazioni, in cui verranno assegnati i premi KeepOn 100%Live sulla base delle votazioni raccolte durante tutto l’anno ed espresse dai direttori artistici dei locali aderenti al Circuito KeepOn. Già annunciati il premio per il miglior gruppo live assegnato agli <strong>Zen Circus</strong>, il premio per il miglior tour vinto dai <strong>The Cyborgs</strong> e i premi per le migliori rivelazioni live conquistati da <strong>Drink To Me, Lo Stato Sociale e Maria Antonietta.</strong> Nei prossimi giorni verranno annunciati anche il premio per il miglior musicista live ed il premio miglior voce Voxyl votato dagli speaker delle radio che trasmettono il format KeepOn e da una giuria tecnica formata dagli esperti dei laboratori Voxyl Voce Gola specializzati nello studio della voce.<br />
<strong><br />
KEEPON 100%LIVE CLUB FESTIVAL 2012<br />
Venerdì 25 e sabato 26 maggio 2012<br />
Circolo degli Artisti – Via Casilina Vecchia 42 – ROMA</strong></p>
<p>Il più grande raduno di Live Club Italiani dedicati alla MUSICA DAL VIVO</p>
<p>25 MAGGIO<br />
ore 16.00 // meeting riservato esclusivamente ai direttori artistici degli oltre 100 Live Club aderenti al Circuito KeepOn<br />
ore 21.30 // finale Contest Red Bull Tourbus – ingresso gratuito</p>
<p>26 MAGGIO<br />
ore 16.00 // Festival aperto al pubblico con 15 CONCERTI delle migliori band live italiane + premiazioni KeepOn 100%Live e premio miglior voce Voxyl + i direttori artistici dei migliori locali e festival italiani a disposizione di musicisti, agenzie di booking e operatori del settore per tutta la giornata – ingresso 5 euro</p>
<p>ON STAGE (in ordine alfabetico):<br />
Bologna Violenta<br />
Boxeur The Coeur<br />
Camera 237<br />
Drink To Me<br />
Eva Mon Amour<br />
Everybody Tesla<br />
Honeybird and The Birdies<br />
Il cielo di Bagdad<br />
Leitmotiv<br />
Lodo (Lo Stato Sociale)<br />
Luca Gemma<br />
Management del Dolore Post Operatorio<br />
Maria Antonietta<br />
The Cyborgs<br />
The Zen Circus &#8211; showcase acustico<br />
Underdog</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>SUL WEB: www.keepon.it<br />
UFFICIO STAMPA: Libellula Music – press@libellulamusic.it</p>
<p>Per conoscere gli hotel convenzionati è possibile visitare:<br />
www.wikihostel.it<br />
www.happycamping.net</p>
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		<title>SHARON VAN ETTEN, &#8220;Tramp&#8221; (Jagjaguwar, 2012)</title>
		<link>http://www.kalporz.com/2012/05/sharon-van-etten-tramp-jagjaguwar-2012/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 17:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Maioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Jagjaguwar;]]></category>
		<category><![CDATA[sharon van etten]]></category>

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		<description><![CDATA[[ di Matteo Maioli ]
"Tramp" regala momenti di folk visionario, ballate sofferte con crescendi rock da brividi e testi intimisti e confessionali. La "Florence Welch americana" è in crescita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/sharon-van-etten-tramp-jagjaguwar-2012/sharon-van-etten-tramp/" rel="attachment wp-att-33157"><img src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/sharon-van-etten-tramp-200x200.jpg" alt="" title="sharon-van-etten-tramp" width="200" height="200" class="alignleft size-thumbnail wp-image-33157" /></a>&#8220;Tramp&#8221;, ovvero senza fissa dimora. Condizione tipica di chi vuole vivere della propria musica e/o di chi esce da una sofferta storia d&#8217;amore e si ritrova improvvisamente solo. Spesso le due condizioni sono legate da un rapporto causa/effetto, e via dicendo. C&#8217;è questo e altro nell&#8217;ultimo lavoro di Sharon Van Etten, il primo per la Jagjaguwar di Bon Iver ed Okkervil River. Tormentato nella realizzazione che l&#8217;ha impegnata per 14 mesi, il disco suona molto più compiuto e variegato del precedente &#8220;Epic&#8221;, grazie alla sapiente produzione e collaborazione di Aaron Dessner dei National al quale si uniscono tra gli altri Matt Barrick dei Walkmen e Zach Condon dei Beirut, per un lavoro full band che rende giustizia al grande talento della cantautrice di Brooklyn.</p>
<p>Solo al sentirne il timbro di voce si potrebbe definire la Florence Welch americana. Nell&#8217;attitudine e nel songwriting mi vengono piuttosto in mente i nomi tutelari di PJ Harvey e Cat Power. &#8220;Tramp&#8221; regala momenti di folk visionario (&#8220;Joke Or A Lie&#8221;), ballate sofferte con crescendi rock da brividi (&#8220;All I Can&#8221;) e testi intimisti e confessionali tra i quali spicca &#8220;Give Out&#8221;, eccellente anche per l&#8217;intreccio di voci. &#8220;Serpents&#8221; e &#8220;Leonard&#8221; sono i due pezzi forti del disco, tanto diversi tra loro nelle sonorità quanto efficaci nell&#8217;esprimere un misto di rabbia e delusione. Della prima riporto un commento letto per caso su Youtube che mi trova abbastanza concorde: &#8220;She sounds like Lana Del Rey if Lana Del Rey had talent&#8221;; nel sound, evidenti i rimandi a National e Arcade Fire. La seconda è più sofisticata con un arrangiamento stile Beirut ma che mi fa pensare anche ai Radiohead di &#8220;The Bends&#8221; ed agli Smiths, molto apprezzati dalla cantautrice. &#8220;Leonard&#8221; è la perfetta colonna sonora di una giornata di pioggia, con in sottofondo lo splendido video di lancio. Ed in mezzo a tanta malinconia, &#8220;We Are Fine&#8221; è il sole che rischiara dalle nubi, un momento corale di speranza.</p>
<p>A Sharon Van Etten stanno stretti i panni di folk-singer o di eterna promessa. Forse &#8220;Tramp&#8221; non sarebbe riuscito così bene con le sue sole forze, del resto i veri amici si vedono nel momento del bisogno no? Una delle sorprese dell&#8217;anno: in crescita.</p>
<p><strong>78/100</strong></p>
<p><em>(Matteo Maioli)</em></p>
<p>11 Maggio 2012</p>
]]></content:encoded>
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		<title>RomaPopFest 2012 (1a giornata), Locanda Atlantide, Roma, 20 aprile 2012</title>
		<link>http://www.kalporz.com/2012/05/romapopfest-2012-1a-giornata-locanda-atlantide-roma-20-aprile-2012/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 10:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Melis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live Report]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[locanda atlantide]]></category>
		<category><![CDATA[romapop fest 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[[ di Francesco Melis ]
Il report della prima giornata dell'annuale appuntamento con il RomaPopFest. Sul palco della Locanda Atlantide passano in rassegna quattro ottimi gruppi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kalporz.com/2012/05/romapopfest-2012-1a-giornata-locanda-atlantide-roma-20-aprile-2012/romapopfestival2012/" rel="attachment wp-att-33146"><img src="http://www.kalporz.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/romapopfestival2012.jpg" alt="" title="romapopfestival2012" width="450" height="360" class="aligncenter size-full wp-image-33146" /></a>Il RomaPopFest è ormai diventato un classico appuntamento della primavera della capitale. Anche quest&#8217;anno ha fatto capolino verso la metà di aprile con un programma che guarda come sempre alla musica indipendente internazionale e nazionale. Le band, divise su tre giorni e su due locali (Locanda Atlantide e Le Mura), hanno creato un cartellone quantomai variopinto.</p>
<p>La prima giornata, quella del venerdì alla Locanda Atlantide, si segnala per la qualità e l&#8217;impatto dei quattro gruppi in programma. I primi due slot sono affidati a due formazioni romane: ad aprire le danze ci pensano i <strong>Sasquatch</strong>, seguiti degli esplosivi Wildman. Per quanto riguarda i Sasquatch, la giovane band si fa valere sul palco grazie a un indie rock frizzante e ben calibrato. A seguire è la volta dei <strong>Wildmen,</strong> con il loro garage punk selvaggio e di presa immediata. Con una formazione essenziale (voce, chitarra e batteria) il duo mostra un&#8217;ottima presenza scenica e un buon tiro per tutta la durata del proprio set. Anche se ha all&#8217;attivo solo un 7” (“20.000 $”) la band romana mostra già una base interessante per un futuro album d&#8217;esordio. Dopo i Wildmen tocca invece agli  <strong>Electricity In Our Homes </strong>che per l&#8217;occasione presentano i pezzi dell&#8217;ultimo disco “Dear shareholder”, pubblicato quest&#8217;anno. Il quartetto gioca su ritmi nervosi e un suono di chitarra molto new wave, per creare un impasto sonoro accattivante. La staticità sul palco viene compensata da brani sempre pervasi di un notevole “nervosismo sonoro”.</p>
<p>Il finale della serata è affidato agli inglesi <strong>Gross Magic </strong>che, a dispetto della loro provenienza geografica, si fanno notare per il loro look da residuati della stagione grunge dei primi anni &#8217;90. Ma dopo l&#8217;impatto visivo iniziale è la musica che prende il sopravvento, con i pezzi di “Teen jamz”, uscito l&#8217;anno scorso. Un pastiche di chitarre lo-fi e parti vocali che fa l&#8217;occhiolino alla psichedelia ma soprattutto a sonorità americane. Una lieta e piacevole sorpresa per la giornata inaugurale del RomaPopFest 2012.</p>
<p><em>Francesco Melis</em></p>
<p>11 maggio 2012</p>
]]></content:encoded>
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