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SPECIALE FERRARA BUSKERS FESTIVAL 2000
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IL MONDO IN UNA CITTA'
di Marco Bindocci

Savonarola tra la folla dei buskers (foto Luca Rossi )
L'ultima domenica di agosto la banda di Kalporz non ha dormito. Si è lanciata in una trasferta regionale per essere presente all'evento musicale dell'anno (a livello europeo!): la giornata del gran finale di quella settimana (dal 21 al 27 di agosto) che ha visto per la tredicesima volta la splendida Ferrara giocosamente invasa da una miriade di folli, folletti, pazzi geniali, macchiette, suonatori, comici, clown, poeti, pittori, ma soprattutto fior fior di musicisti. Questo campione di varia umanità sono gli artisti di strada o, in una parola, i "buskers".
Dopo una classica pizza in compagnia, il popolo di Kalporz, nelle prime ore del pomeriggio, ha visto la solita Ferrara: una città suggestiva, accogliente, pulita, ma sempre con quell'aria un po' neghittosa, pigramente sonnecchiante; un posto tranquillo, insomma, quasi palloso, a dirla tutta…
Ma poco dopo le 17 avviene la magia. Un castello immenso, poderoso, circondato dall'acqua del suo fossato diventa il simbolo di una corte, una reggia-città che si riempie in pochi minuti di una rutilante quantità di menestrelli, cantastorie, trovatori e giullari di tempi passati e di epoche che devono ancora venire. La fiaba va prendendo forma: questa sarà una di quelle giornate da ricordare con calore nelle fredde sere del prossimo inverno.
Ci lasciamo trasportare dalle note, dall'istinto e dalla folla (che comincia a materializzarsi sempre più numerosa) per scovare il gruppo migliore, l'artista più originale. Ma sono tutti dannatamente bravi, sorprendenti. Sotto un cielo coperto, ma ancora indulgente, che sopra a queste melodie mi ricorda un vicolo praghese, una cittadina olandese visti chissà quando, chissà con chi, infiliamo via del Saraceno. Sembra vuota, più calma, ma il richiamo della musica non lascia dubbi. All'angolo, di fronte alla facciata di una chiesetta, stanno dando spettacolo i "Ginkobiloba", sei amici francesi pieni di talento ed euforia contagiosa.
Più tardi c'imbattiamo in un formidabile trio di pseudorussi commedianti-strumentanti-strabilianti: sono "The Incredible Jashgavronsky Brothers", che riempiono sempre di pubblico il cortile in cui si esibiscono conquistando vecchi e bimbi fino all'ultima risata.
E poi si passa per Piazza Castello, dove intrattengono i "Kronwerk brass", quintetto di ottoni composto da musicisti diplomati al conservatorio di San Pietroburgo, la più prestigiosa scuola musicale russa. I buskers di Ferrara hanno infatti le provenienze e le formazioni più disparate: autodidatti, ex liutai, figli d'arte, figli della strada o persino diplomati.
Per via Mazzini passiamo di fronte a due formazioni lontanissime per spirito, tecniche e suoni: i finlandesi "Aura", con violino e cetra, e gli "Hell's kitchen", trio ginevrino che suona diavolerie banali e dalle sonorità insospettabili come secchi, pentole, molle…Sono mille le anime della strada: impossibile non trovare a Ferrara la musica dei propri sogni.
E infatti, rispetto agli artisti, che vengono da ogni parte del mondo, il pubblico non è meno vario: studenti, pensionati, stranieri dal volto rubicondo e bambini che guardano sbalorditi, bocca aperta e dito nel naso. L'apoteosi dell'idea che la musica (a differenza di religioni o politica) possa unire sempre la gente, si compie qui, oggi, a Ferrara.
Il carillon umano di Ita-lento
(foto Luca Rossi )
Ormai scende la sera ma il carnevale stenta a cessare e così riafferma i suoi paradossi, le sue contraddizioni, la sua incredibile varietà: mentre da un lato un carillon umano con ballerina e pianista (sono i "Ita-lento". Bella trovata, ma il talento del pianista dov'è, visto che mima su una base?) ci sfiora con il loro languore romantico, appena qualche metro più in là trionfa invece il comico casereccio di due piedi-burattini-ballerini….
Questo è stato il mio primo Festival Buskers, e adesso già so cosa farò l'ultima settimana di agosto dei prossimi anni della mia vita. Complimenti a tutta l'organizzazione, al direttore artistico Stefano Bottoni e a quello organizzativo Luigi Russo.

Mentre in stazione aspettiamo il treno del ritorno, mi guastano un poco la soddisfazione due domande inquietanti:

1) se questa era ben la tredicesima edizione del festival, quante accidenti me ne sono perso? Ma soprattutto: perché? Non fate come me: non accumulate tanti rimpianti facendovi sfuggire i buskers…

2) perché le città italiane stentano a riempirsi di musica anche durante l'anno? In altri paesi europei i portici e le piazze sono vivi e risonanti senza il bisogno di avvenimenti straordinari come quello ferrarese. A Kalporz, poi, è così sempre, pure quando nevica.

Un pensiero devoto alla musica di tutti i buskers: di Ferrara, di Kalporz, del mondo.
 


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