U2

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| Discografia e Recensioni | |||
| Boy |
(Island, 1980) |
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| October | (Island, 1981) | ||
| War | (Island, 1983) | ||
| Under A Blood Red Sky [live] | (Island, 1983) | ||
| The Unforgettable Fire | (Island, 1984) | ||
| Wide Awake In America [live EP] | (Island, 1985) | ||
| The Joshua Tree | (Island, 1987) | ||
| Rattle And Hum | (Island, 1988) | ||
| Achtung Baby! | (Island, 1991) | ||
| Zooropa | (Island, 1993) | ||
| Passengers: Original Sondtracks 1 [con Brian Eno] | (Island, 1995) | ||
| Pop | (Island, 1997) | ||
| The Best 1980-1990 [raccolta con inediti] | (Island, 1998) | ||
| All That You Can't Leave Behind | (Island, 2000) | ||
| How to Dismantle an Atomic Bomb | (Island, 2004) | ||
| No Line On The Horizon | (Island, 2009) | ||
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La
leggenda comincia
nel 1976, nella bacheca di una scuola di Dublino,
dove il batterista Larry Mullen Jr. appende un
volantino alla ricerca di gente per formare un
gruppo. Si presentano Paul "Bono" Hewson,
scolaro indisciplinato con grande voglia di urlare;
Dave "The Edge" Evans, chitarrista in
grado di suonare "ben" due accordi;
Adam Clayton, bassista e soprattutto unico in
possesso di un amplificatore; sono tutti teenager.
Nel 1978 il gruppo, che ora si chiama U2, pubblica
alcuni singoli per la CBS, senza fare però
eccessivo clamore. La fama però cresce
grazie alle esibizioni live, e Il nuovo manager
Paul McGuinnes procura alla band il contratto
con la Island che porterà all'uscita del
primo album, "Boy " (1980), prodotto
da Steve Lillywhite. E' musica scarna e tirata,
in sintonia con il punk/new wave dell'epoca; ma
nei testi il nichilismo punk lascia spazio alla
ricerca di ideali e di motivi per cui lottare.
Il lavoro seguente, "October" (1981)
conferma le impressioni dell'esordio, e lancia
"Gloria", canzone carica di fervore
religioso. Nel
1983 arriva il primo grande colpo con l'album
"War", che contiene la celeberrima "Sunday
Bloody Sunday": nata dalla rabbia per i fatti
di sangue irlandesi , diventa un singolo di grande
impatto che fa conoscere il gruppo in tutto il
mondo. Ai ragazzi si spalancano le porte di un
tour mondiale fatto di performance rabbiose e
coinvolgenti, in cui la fa da padrone Bono. Il
tutto è immortalato nell'album live "Under
A Blood Red Sky". Col 1984 arriva la svolta,
nelle persone di Brian Eno e Daniel Lanois, i
quali producono il milionario "The Unforgettable
Fire": la rabbia lascia posto ad una musica
più elaborata, i testi di Bono si fanno
più spirituali. Il singolo "Pride",
dedicato a Martin Luther King, fa da testa di
ponte per un trionfale tour americano. A metà
degli '80 gli U2 sono impegnati sul fronte delle
iniziative e dei concerti benefici contro l'apartheid
e la povertà nel terzo mondo; bisogna attendere
l'87 per il nuovo disco. "The Joshua Tree",
considerato uno degli album più importanti
del decennio, completa l'immagine mistica del
gruppo, ormai nuovo faro del rock; sarà
seguito da "Rattle And Hum", roboante
reportage del tour americano del 1987, che molti
bollano di autocompiacimento. Ma è tornando
in Europa che gli U2 trovano la forza della nuova
svolta: con "Achtung Baby !" (1991)
si fanno spazio il senso di vertigine dopo la
caduta del muro di Berlino e l'ossessione per
l'invadenza della televisione. La musica è
cupa e Bono fa a pezzi il suo vecchio personaggio
proponendosi come rockstar viziata. Il lunghissimo
tour mondiale "ZooTv-Zooropa" rispecchia
le nuove tematiche e propone un immenso palco
costellato di schermi tv, diventando uno degli
eventi live più colossali di tutti i tempi:
il periodo è fertile ed esce un nuovo album
quasi a sorpresa ("Zooropa" del 1993).
Dopo l'episodio sperimentale di "Passengers"
(1995), nel 1997 esce "Pop", prodotto
dal dj Howie B: gli U2 flirtano con la musica
elettronica dei mega-rave berlinesi; il "PopMart"
Tour è ancora più immenso e kitsch
dello ZooTv.
La decade 2000-2010 viene aperta dal controverso “All That You Can Leave Behind” (2000) che vede gli U2, come nel successivo “How to Dismantle an Atomic Bomb” (2004), in fase discendente di ispirazione e coinvolgimento: in entrambi i dischi non mancano i singoli di successo ma gli album nel complesso non sono tutti all’altezza. E’ invece con “No Line On The Horizon” (2009) che la band dublinese si riscatta ritrovando parzialmente l’energia del passato e una scrittura di nuovo in linea con il blasone del loro nome.
