Share This Article
Upupayāma, ovvero il mondo visto da Parma
Il quarto lavoro in studio del parmigiano Alessio Ferrari sotto il moniker Upupayāma, è una miscela cosmica e distorta di rock psichedelico e “world grooves”, al massimo della sua energia percussiva. Riassumendo molto sbrigativamente, quando parliamo di un doppio LP di settanta minuti di durata.
Ferrari ha iniziato a registrare in solitudine i nuovi brani nel suo studio casalingo ricavato in un fienile, in un piccolo villaggio di montagna che domina la città di Parma, prima ancora che il predecessore del 2024, Mount Elephant, uscisse. Si è avvalso poi dei mix di Chris Smith presso i londinesi Kluster Sounds con il master di Joseph Carra (collaboratore di King Gizzard e Babe Rainbow).
Come detto Ferarri si occupa di ogni strumento del disco, dalle (incredibili) chitarre alle tastiere passando per sitar, flauto e un arsenale di percussioni di ogni tipologia. Dal vivo il gruppo include altri cinque musicisti diventando una questione più improvvisativa ma non meno stimolante.
Un viaggio che azzera lo spazio e il tempo
Presentando il disco, uscito per l’ottima Fuzz Club, Alessio cita il suo vasto background: “Honesty Flowers was born from listening to lots of funk music from all over the world, lots and lots of African music, and from listening to myself as I spent whole nights playing all kinds of percussion instruments. The intro to “Gilded Meditations” comes to mind, where I feel like I’ve entered the hollow of a tree trunk and found a group of people engaged in an ancestral ritual. I think of “Fliim” as if Can had wanted to write a funk song, while ‘Laliīmph’ continues the whole thing, taking us to a Mongolian prairie on horseback towards an unknown destination, like a flâneur of the steppe”.
Tipica dei brani è quindi la frammentarietá che li compone, assemblati però con grande maestria, sconvolgendo e al medesimo tempo trasferendo in una dimensione parallela l’ascoltatore; per dire io ho navigato tra i sixties più acidi, il folk pastorale, il garage rock e un certo tribalismo world, in un melting pot che fa venire in mente i Goat.
Per introdurvi al viaggio segnalerei quattro episodi, ovvero “Mystic Chords of Memory”, uscita come lancio del disco, un mantra tra funk e stoner rock che aggiorna (non prendetemi per matto) “Fade In Out” degli Oasis tratta da Be Here Now del 1997. Con un pizzico di Funkadelic, Queens Of The Stone Age e Night Beats. Meravigliosa anche “In The Solstice Sun”, drone music che sfiora l’elettronica alla Transglobal Underground nella prima parte, divertimento e ballo come ai tempi di Madchester nello scoppiettante finale.
“Mokusho” tra i brani fiume è il più sorprendente, con echi di India, Giappone e la psichedelia anatolica, trasformandosi nel suo incedere in un motorik da Blade Runner 3.0. Dove “Baobab” viceversa condensa in tre minuti la formula dell’intero lavoro, in un giro di chords efficace permeato di arrangiamenti complessi ma geniali, da ascoltare e riascoltare.
Honesty Flowers è per chi vuole staccare non solo in estate ma ogni volta che ne ha bisogno.
77/100

