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Atmosfere delicate, groove sottili, arrangiamenti curati: sono questi i tratti distintivi di LUDO, musicista italiana di base a Berlino, il cui indie-pop elettronico a sfumature jazz richiama apertamente artisti come Crumb e Men I Trust. Diplomata come violoncellista classica, ha poi proseguito gli studi in jazz e composizione, coltivando quella sensibilità ritmica e armonica che oggi definisce la sua identità. Nel maggio 2025 ha registrato il suo primo Ep, SLEEP INSIDE MY HEAD, portandolo poi in giro qua e là, tra Italia, Berlino e Rio de Janeiro. Ora il disco è finalmente uscito, in maniera indipendente, il 25 giugno.
Per presentare il percorso che ha ispirato il disco, LUDO si è raccontata attraverso 7 elementi.
1. Il mio mondo interiore
Il punto di partenza dell’album è stato l’immagine di un piccolo mondo nascosto dentro la propria testa: uno spazio interiore in cui convivono sogni, ricordi, paure e fantasie. Mi piaceva l’idea di rappresentare quella sensazione un po’ strana di essere intrappolati dentro sé stessi: quando la propria mente diventa sia un rifugio che un labirinto. Volevo creare un universo surreale e intimo, come se ogni canzone fosse una stanza diversa da esplorare.
2. I film di Wes Anderson
Quando ho iniziato a scrivere questo album ero molto ispirata dall’universo visivo di Wes Anderson: i colori, i personaggi un po’ strani , la malinconia nascosta dietro qualcosa di apparentemente leggero. Mi affascinava il modo in cui riesce a costruire mondi completamente riconoscibili e volevo provare a fare qualcosa di simile con la musica: creare un luogo immaginario in cui entrare, con le sue regole, i suoi colori e mood
3. Amsterdam
È una cosa che non ho quasi mai raccontato, ma negli ultimi anni ho vissuto principalmente tra Parigi e Berlino e per un periodo ho passato anche due mesi ad Amsterdam. È lì che ho finito di scrivere l’album.
Era estate, faceva caldo, c’era un’atmosfera molto leggera nell’aria. Passavo molto tempo da sola nei parchi, osservando le persone, ascoltando musica e scrivendo testi. Penso molte delle sensazioni che provavo in quel periodo siano finite dentro molte canzoni.
4. I Crumb
I Crumb sono probabilmente la mia band preferita in assoluto e sono stati una grande fonte di ispirazione per il tipo di atmosfera che volevo creare. Mi piace il modo in cui la loro musica sembra sospesa tra qualcosa di reale e un sogno: psichedelica ma anche morbida. Quando qualcuno mi dice che la mia musica gli ricorda quel tipo di universo, lo considero un grande complimento.
5. I miei amici
Sono sempre stata circondata da artisti e persone creative, e credo che questo abbia influenzato tantissimo il modo in cui faccio musica. Dalle conversazioni, dai progetti degli altri, dal vedere qualcuno creare qualcosa in modo completamente diverso da me. Mi ha sempre fatto pensare che l’arte non nasce mai davvero isolata, ma anche dalle persone e dalle energie che abbiamo intorno.
6. Il funk giapponese degli anni ’80
Durante il periodo in cui scrivevo l’album ho ascoltato tantissima musica giapponese degli anni ’80. Come Flying Beagle di Himiko Kikuchi o Seychelles di Masayoshi Takanaka. Mi piaceva quel mix di leggerezza, nostalgia e immaginazione: una musica molto solare ma allo stesso tempo piena di dettagli strani e sofisticati. Flower Room, una canzone dell’album che ho scritto in giapponese è ispirata da questo universo
7. Piante e insetti
Sono molto affascinata dai piccoli ecosistemi: piante, insetti, tutte le cose che spesso passano inosservate ma che nascondono mondi enormi se ci si avvicina abbastanza. Credo ci sia qualcosa di simile nel modo in cui funziona la mente: dall’esterno sembra tutto normale, ma dentro ognuno di noi esiste un universo pieno di dettagli, creature strane e cose che crescono senza che ce ne accorgiamo.

