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American Football @ Alcatraz, Milano, 19/06/2026
Dettagli, sfumature e intimità: non si può definire diversamente la musica degli American Football. Suonare nel ‘palco piccolo’ all’Alcatraz è stata una scelta azzeccata, vivere la loro musica in un ambiente raccolto è il modo migliore per apprezzarla.
Il gruppo di Mike Kinsella fin dalle prime note di “Man Overboard” ha evidenziato come la precisione di ogni dettaglio fosse importante, tutto il set è stato caratterizzato da questo chiaro segnale di come la formazione dell’Illinois attraversi una fase di straordinaria maturità.
Non viene niente di meglio da dire “perfetti” e senza la minima sbavatura, gli American Football hanno offerto una performance impeccabile, confermando la qualità che li ha resi una delle band più influenti dell’emo e del post-rock.
E pensare che proprio Kinsella, dopo il lungo silenzio seguito all’epoca del leggendario debutto del 1999, ha da poco dichiarato che non avrebbe mai immaginato una risposta così calorosa da parte del pubblico.

La sorpresa più grande, qualità dell’esecuzione a parte, sono stati i molti ragazzi e ragazze che nel 1999 non erano ancora nati e che conoscevano ogni parola e ogni brano. Un pubblico entusiasta, partecipe, rispettoso nei momenti più raccolti e pronto a esplodere nei passaggi più “iconici”. Come il primo brano estratto da LP1 “Honestly?”, che con l’apparizione sullo sfondo della copertina con la casa ha creato un boato che poche volte ho sentito. Questo è il segno che la musica degli American Football ha superato la dimensione nostalgica per diventare qualcosa di più ed è capace di parlare anche a chi non ha vissuto direttamente l’epoca che l’ha generata.
La scaletta ha attraversato gran parte della loro produzione recente e storica.
Brani come “Blood On My Blood”, “I Can’t Feel You”, “Uncomfortably Numb” e “Home Is Where the Haunt Is” hanno mostrato l’evoluzione sonora della band, mentre la già citata “Honestly?” poi “Stay Home” e “The One With the Wurlitzer” hanno riportato il pubblico alle radici di quel suono inconfondibile fatto di intrecci chitarristici e malinconici.
Il finale con “Never Meant”, accolta con entusiasmo, ha chiuso il set principale tra cori e applausi.
Poi è toccato a “The One With the Piano”, “The Patron Saint of Pale”, “No Feeling” e “Bad Moons”, che hanno suggellato una serata intensa e misurata, senza effetti speciali ma ricca di emozioni. Gli American Football rimangono una band che continua a sfuggire alle mode e alle definizioni, trovando ancora oggi nuovi ascoltatori disposti a lasciarsi conquistare dal suo fascino.

