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Empatia e cultura, le parole d’ordine per il debutto di Acieloaperto XIV
Cesena, domenica 28 Giugno 2026. Magari anche i gradi fossero 28. Le porte della Rocca Malatestiana aprono già alle 18.30, si schiuma a dir poco, ma abbiamo tre ottimi motivi per essere qui: Glomarì, Alex Fernet e La Nina, progetti italiani che nelle loro differenze stilistiche (e di approccio, inevitabilmente) condividono una qualità: il voler comunicare con la gente e trasmettere loro qualcosa. Hanno una forte empatia.
Non sarebbe una novità per un evento firmato Acieloaperto e Retropop Live. Più che nel nome headliner, sta nell’insieme, nel team, tanto artistico quanto “delle retrovie”, la chiave di un successo, piccolo o grande che sia. Si tratta sempre di grandi contenuti. In questa occasione non avrei data per sicura la mia presenza, non ci fosse stata Glomarì a supporto de La Nina: perchè una completa l’altra e viceversa, con il terzo incomodo (Alex Fernet) a rimescolare le carte in tavola.
Da un momento più intimo e rappresentativo, il set di Glomarì da Fidenza, a uno festoso e trascinante come la performance della figlia di Napoli Carola “La Nina” Moccia non passa tutta questa differenza. Perchè in entrambi si fa cultura. Gli artisti mettono il loro background, i ricordi, la tradizione e l’arte prima di sè stessi. Il pubblico lo sa, riempiendo la venue. Sapendo che porterà a casa ogni istante di questa serata, e non solo l’ultimo.

Glomarì, quando l’indugio si trasforma in meraviglia
Nasce come architetto e diventa una musicista che indaga la vita dei nostri giorni attraverso la tradizione, la poesia e il teatro. Signori questa è Glomarì, moniker di Gloriamaria Gorreri, un fulmine a ciel sereno per chi dovesse ascoltarla visto che in un suo brano trovi un mondo che nessuno ti ha mai raccontato, almeno non in quel modo.
Musicalmente la si può collocare tra Bjork – anche per l’utilizzo dei costumi – e Franco Battiato, ma io ci ho sentito anche Sergio Endrigo, Mazzy Star, Air, PJ Harvey, Beach House, Pentangle, Lucio Corsi e Julia Holter nella qualità ed estensione vocale.
Lo definirei il suo un folk pischedelico e giocoso, vedi “Monte Ore”, con arrangiamenti essenziali ma desueti (violoncello, loop station); altrove ci sono parti recitate come in una commedia o momenti tra l’avant-pop e l’indie-rock come le ottime “L’ultimo esemplare di Quagga” e “Calicantus”, tutte contenute in Strumenti Dell’Indugio, uscito lo scorso marzo per l’etichetta parigina Nuda, disco che volerà altissimo nelle mie classifiche di fine 2026.
Bravissima, originale. Il momento che più ricorderò della serata.

Alex Fernet, piccoli David Bowie crescono
Palco Cuore anche per Alex Fernet, musicista di Bassano Del Grappa che ha pubblicato sul finire del 2025 il secondo album Modern Light via Bronson Recordings. Le coordinate arrivano dritte dagli eighties ma rispetto alla patinata versione in studio ne guadagnano in energia e leggerezza, con giri di basso funk marcati e il cantato di Fernet sopra il mix.
“Hey Lady” gioca con Prince e gli Human League, mentre in “Love You Anyway” – forse il pezzo più catchy e riuscito – lo scopriamo come un novello David Bowie altezza Scary Monsters. Altri highlights una “Sunlight Vampires” da ballare e dedicata alle persone anticonvenzionali, ispirata più dagli Style Council che da David Sylvian, e la stessa “Comfort Zone”, in cui racconta la vita di provincia con un indovinato taglio glam.
L’intermezzo pop-rock prima della figlia della tempesta, che sta per esibirsi sul palco principale “della collinetta”, ribattezzato Scintilla.

Carola Moccia, sei tu la Rosalia italiana?
Prima di ripercorrere il suo set, diciamo da dove arriva La Niña, nome d’arte di Carola Moccia, classe 1991, con la mission di unire passato, presente e futuro in una ricerca che si muove dal canto ai campi della scrittura, delle arti performative e figurative.
La sua esperienza discografica comincia nel marzo 2023, quando viene pubblicato il suo esordio Vanitas. Lo stesso anno debutta al fianco di Massimo Ranieri in veste di co- protagonista nella serie “La voce che hai dentro”, curando parte della colonna sonora. Dopo le collaborazioni musicali con MYSS KETA, Gemitaiz, Clementino e Mysie, con Amazon e Rai, la Niña pubblica il sophomore Furèsta (2025), che le è valso la Targa Tenco.
Un’ascesa irresistibile che porta anche la firma del partner musicale di sempre, Alfredo Maddaluno, con lei sul palco insieme a Francesca Del Duca, Lydia Palumbo e Denise De Maria, alternandosi a chitarra classica, chitarra battente, tamburi a cornice, nacchere, clavicembalo, tastiere, mandolino, percussioni, maracas e flautino.

“Un pò cafona un pò elegante”, come si definisce qui alla Rocca Malatestiana, la Niña è destinata a monopolizzare la scena dei prossimi anni, vantando una tradizione musicale fortissima e coontagiosa come quella napoletana ma anche un istinto che le fa attraversare i confini verso Rosalìa (“Tremm”) o i Negresses Vertes (“Salomè”).
Nel repertorio una cover di Renato Carosone, “Maruzzella”, sostenuta da Maddaluno che ne manipola la voce, e una “Guapparia” che è “l’inno antimalocchio e la mia canzone che è arrivata ovunque”. Si danza anche e parecchio, tra reggaeton e vera patchanka, però quando ti parla dell’ispirazione di “Mannalonga”, una donna imprigionata in un pozzo di Benevento e definita pericolosa dalla madre, che ne capiamo l’autenticità e il gusto della scoperta, che a volte fa rima con rivalsa.
Si chiude così la prima serata di Acieloaperto. Come sempre con un bagaglio di novità e ricordi da tenersi stretto.

La scaletta di La Nina a Acieloaperto:
Sanghe
‘O ballo d”e ‘mpennate
Ahi!
Oinè
Chiena ‘e scippe
Mammamà
Salomè
Fortuna
Pica pica
Maruzzella (cover di Renato Carosone)
Tremm’
Guapparìa
Figlia d’ ‘a tempesta
Storia di Afrodite
Manalonga


