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#tbt
Il dubbio tra hype e nostalgia
Una sera, appena detto ad un conoscente che ero riuscito a comprare i biglietti per il concerto degli The Strokes a Bologna (andato sold out in pochi minuti), subito forse invidioso, mi ha buttato addosso un: “Ma davvero abbiamo ancora bisogno di un concerto degli Strokes?”
Sul momento ho replicato senza pensarci troppo: “Ovvio che sì”.
Perché certe cose non si spiegano, si danno per scontate. Gli Strokes sono gli Strokes. Punto.
Poi però quella domanda mi è rimasta addosso più del previsto.
Perché inutile negare che un fondo di verità c’è. È legittimo chiedersi se abbiamo davvero bisogno, nel 2026, di vedere ancora una band che ha scritto il proprio “manifesto musicale” più di vent’anni fa.
È giusto domandarsi quanto contino la FOMO, l’hype, l’effetto nostalgia e quella tendenza (automatica?) a salire sul carrozzone dell’evento “imperdibile” .
Forse una parte di quel meccanismo esiste davvero, ma parlando con altri nella mia stessa condizione mi sono accorto che il punto, in realtà, è un altro.
La vera domanda non è: “Abbiamo bisogno degli Strokes?”
La vera domanda è: “Perché è necessario andare?”
Ed è lì che cambia tutto.
Perché ci servono ancora: il bisogno di tornare a sentirsi a casa
Perché la risposta, almeno per me, è semplice: dopo sto meglio.
Ho bisogno di risentirli dal vivo. Ho bisogno di quelle chitarre sporche, della voce svogliata e romantica di Julian Casablancas che sembra dirti che essere confusi, stanchi e sentirsi fuori posto non è un problema.
Risentire gli Strokes live è un po’ come ritrovare vecchie conoscenze che non frequenti da tempo ma che appena rivedi ti fanno sentire immediatamente a casa. Non devi spiegarti, non devi rincorrere continuamente il nuovo per dimostrare di essere ancora aggiornato, ancora interessante, ancora dentro al presente, loro son tornati per riportarti a quel che eri e quel che è stato il motivo per cui sei ancora qui a inseguire quel suono.
Negli ultimi anni ci siamo abituati ad avere “fame di nuovo” : nuovi dischi, nuove scene, nuovi artisti, nuovi trend da intercettare prima degli altri. Tutto velocissimo, una corsa continua in cui spesso abbandoniamo le nostre comfort zone quasi come se fossero qualcosa di cui vergognarsi.
E invece no.
A volte tornare dove siamo stati bene non è pigrizia, è necessità.
Forse è lo stesso motivo per cui i fan di Bruce Springsteen continuano a fare centinaia di chilometri per vedere concerti che conoscono già quasi a memoria. Non vanno solo per ascoltare canzoni. Vanno per ritrovare una sensazione. Per sentirsi di nuovo dentro qualcosa che li rassicura, che li ricompone, che per due ore rimette insieme pezzi sparsi della propria vita.
Ecco perché sì, forse abbiamo ancora bisogno degli Strokes.
O almeno, alcuni di noi ne hanno bisogno davvero.
Non so se tutte le persone che saranno sotto quel palco a Bologna sentiranno la stessa cosa. Sicuramente per qualcuno sarà solo hype, moda o nostalgia confezionata bene. Succede sempre.
Ma per me e per altri no.
Per noi sarà semplicemente un modo per tornare, anche solo per una sera, in un posto che assomiglia moltissimo a casa.

