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L’eterno dilemma sul revivalismo nel 2026
Tanto si può dire, e si è detto, sui fratelli Brian e Michael D’Addario, i Lemon Twigs. Intanto che passa per la classica band che ami o odi: il revivalismo a guidarli è lampante sin dagli esordi, anche se a un certo punto (altezza Everything Harmony, 2023) si sono attestati su uno stile dedicato alla gloriosa decade di Beatles e Beach Boys, con i rimandi glam e soft-rock leggermente messi da parte e una scrittura diventata più barocca e “tendente a Dio”.
Michael, il più giovane con i suoi 26 anni, indica quel momento come un ground zero nel percorso della band. “It was the beginning of making records that we would listen to ourselves”. Sicuramente i ragazzi sono cresciuti in fiducia dai tempi di Do Hollywood (ma che bello che era anche quel disco), autoproducendosi e dandosi maggior ordine e focus.
Gli artwork, il look nel vestire e la cura dei dettagli di ogni brano denotano un gusto per il bello che anche l’hater più incallito finisce con l’ammetterlo. Non per nulla stanno uscendo tanti artisti nel filone, dagli Sharp Pins ai Mod Lang, passando per Daniel Romano: resta da capire quanto oggi questo gioco calligrafico valga la candela e alla lunga non finisca per annoiare, in un mondo veloce e così musicalmente sterminato.
Questa volta i fratelli non fanno tutto da soli
Sotto alla sua coltre pop, Look For Your Mind!, sesto album dei Lemon Twigs e terzo per la Captured Tracks, nasconde temi legati alla paranoia e al sospetto. “I do think that now is a time of insanity”, riflette in questo senso Brian. “You really have to hold onto your own mind if you don’t wanna lose it”. Suonare con musicisti sulla stessa lunghezza d’onda è un primo passo, quindi partecipano il batterista Reza Matin, il bassista Danny Ayala, che abbiamo visto con loro all’Estragon, Eva Chambers delle Tchotchke oltre a rinomati turnisti orchestrali come il clarinettista Jasper Dutz e Sandra Bouissou al violino.
La title track apre il lavoro con un arpeggio degno dei Byrds ma una linea melodica curiosamente vicina a quella di “Longview” dei Green Day; al ruspante brano scritto da Michael “Lennon” fa da contraltare la sinfonica “2 Or 3” di Brian “McCartney”, così da riproporsi il dualismo tra irruenza e dolcezza, power e pop. “Nothin’ But You” e “I Just Can’t Over Losing You” li mette d’accordo anche grazie ai controcanti della Chambers, chitarre fiammeggianti e rimandi a Big Star, Badfinger e The Flamin’ Groovies.
Il lato A del disco, insomma, lo promuoviamo: “Fire And Gold” lascia basiti perchè esalta commuovendo, arrivati alla fine di un sogno o rinati dopo un dolore personale (“We’ll walk through crystal skies/ and we will hardly believe our eyes/Into the great unknown where love is born and angels roam/Into paradise and into pain/What will die will be born again”).
Cercare l’amore in tempi difficili
Arrivati a metà del viaggio Brian e Michael sembrano scambiarsi i ruoli: “Mean To Me” è romanticismo allo stato puro (del secondo) dove “Bring You Down” (del primo) ci spedisce dritti in pista da ballo. Meno immediati i numeri successivi, preferibile “I Hurt You” che esce dalla comfort zone con un respiro degno dello Stevie Wonder della maturità. Giustifica pienamente quest’altra dichiarazione di Brian; “Every time we try to write something that’s completely straightforward, we can’t help adding an element which comes out of left field. We always want to write a song we’ve never heard before”. Non glielo si può negare.
“Joy lives so far away but she’ll return to me some special day”: il perfetto manifesto di un lato B che cresce con gli ascolti risiede in un’altra gemma di Brian. Dopo il cameratismo, il rock’n’roll, è l’amore che diventa il perno dell’esistenza, ma bisogna superare mille difficoltà. “My Heart Is In Your Hands Tonight” mostra il refrain killer per distacco dell’album prima di un finale psichedelico, che suona tanto XTC, per “Your True Enemy”.
E così rispondo alle perplessità di inizio articolo: non saranno originali e non inventano nulla dal 2016 ma i Lemon Twigs scrivono canzoni dal profondo del cuore, belle, a volte eccezionali.
78/100

