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La voce delle lingue “altre”: quando lo slovacco diventa musica
Sentire cantare in lingue non usuali (per noi) ha un effetto straniante: può essere deleterio se il nostro orecchio non riesce ad abituarsi alla musicalità intrinseca della lingua, oppure una grande sorpresa se riconosciamo nella pronuncia un ritmo innato (rispetto alla nostra abitudine di sentire soprattutto canzoni in inglese e italiano).
Nel caso concreto il cantato di Leto s Monikou. songwriter e producer slovacca di base a Praga, è di una bellezza sorprendente. Lei canta in slovacco (che è “cugino” del ceco, sono lingue differenti ma le persone si capiscono abbastanza bene) e quello che arriva è un’intransigenza affabile: si tratta di declinare la musicalità delle parole in suoni duri o morbidi, e direi che lo slovacco – o quantomeno lo slovacco così come cantato da Monika (il vero nome di Leto s Monikou è Monika Midriaková) – sta a metà del guado.
“Cítiť to všetko naraz”: un album sull’essere adulti oggi
Leto s Monikou (che significa letteralmente “Estate con Monika”) ha all’attivo due album, il primo omonimo del 2018 e Prečo sa eště bojíš (2018), per cui arriva con un nuovo album a distanza di tempo, ma pare esserne valsa la pena. Il nuovo album “Cítiť to všetko naraz” (“Sentire tutto contemporaneamente”) racconta proprio questa necessità di oggigiorno di dover elaborare molteplici stimoli e stati d’animo simultaneamente, anziché uno alla volta. Essere multitasking, si direbbe. Che mia nonna invece mi raccomandava di fare bene una cosa, piuttosto che tante male. In ogni caso Leto s Monikou vuol anche raccontare che sentimenti contrastanti come gioia, tristezza, perdita e speranza possono coesistere nello stesso momento. È una riflessione sull’età adulta, sulla complessità emotiva dell’essere grandi, e di esserlo oggi con tutti gli stimoli che abbiamo.

Cantautorato in sottrazione: delicatezza, folk e minimalismo
E lei musicalmente sottrae: il suo è cantautorato delicato, in punta di piedi (“Lament”), che a tratti si spoglia del tutto modello XX (il singolo “Tiger” da cui è estratto il video che pubblichiamo qui sotto), oppure che diventa un folk atavico (l’iniziale “Miesta na mape”).
A tratti Monika potrebbe essere una PJ Harvey minimale, una cantrice di un’esperienza piccola e sentita, personale ma ugualmente universale. Non ci sono orpelli e le scelte sono oculate (il banjo di “Odovzdaj sa mi”), e alle volte lei si lancia in spazi maggiormente new-wave (“Zastav”) ma è sempre personale e sincera. Forse è solo meno interessante quando è un po’ più sollevata, anche se non si potrebbe definire allegra (“Asi ma máš”)
Un album breve (28 minuti) e per coccolarsi, per condividere un sentimento che va oltre le lingue.
78/100
(Paolo Bardelli)

