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“A Hot Mess“, il nuovo album del duo italo-brasiliano Hate Moss, uscito a fine gennaio, consolida la collaborazione con la storica etichetta bolognese Trovarobato dopo l’EP Mercimek Days uscito nel giugno scorso. Nato durante un lungo tour che ha toccato Sud America, Europa, Regno Unito e parte del Medio Oriente, il disco riflette le esperienze vissute da Ian Carvalho e Tina Galassi nella scena culturale alternativa, frutto di una dimensione musicale radicata nei centri sociali autogestiti e nella cultura DIY.
Prodotto in collaborazione con Pour Atom Oil — già al fianco della band nel precedente lavoro e produttore di artisti come Maria Chiara Argirò — l’album è un viaggio sonoro che attraversa generi diversi, dal trip hop all’electroclash, con influenze world e industrial, ed è stato scritto, registrato e mixato dal gruppo stesso, che ha potuto così mantenere il pieno controllo creativo in ogni fase del suo processo produttivo.
I testi affrontano tematiche sociali di forte impatto, esplorando una pluralità linguistica che abbraccia portoghese, inglese, spagnolo, italiano e perfino un brano in dialetto toscano. Tra i temi ricorrenti emergono la precarietà delle nuove generazioni, le morti sul lavoro, le disuguaglianze sociali e una politica schiacciata dagli interessi del mercato, come hanno dimostrato i due singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album, “Mentiras” e “Bianca”.
Attraverso una fusione di percussioni organiche, elettronica e voci intense, arricchite dal contributo di amici e colleghi musicisti, gli Hate Moss danno vita a un disco che non si limita alla denuncia, ma invita l’ascoltatore a riflettere e a credere nel possibile cambiamento.
Tra le collaborazioni spiccano i feat. del brano Amor Sincreto, con il brasiliano Vitor Brauer (Lupe de Lupe), e di Paradox, impreziosito dal sax dell’artista italiano Tyto (Beppe Scardino), noto soprattutto per il suo lavoro con il sax baritono.
Gli Hate Moss nascono a Londra da un’idea di Tina (nata nel 1995 a Guardiagrele, Abruzzo, Italia) e Ian (nato nel 1985 a Goiânia, Goiás, Brasile). La loro collaborazione era iniziata nel 2017 con la fondazione di Stock-a Records, un’etichetta indipendente che in seguito si è evoluta nel collettivo artistico Stock-a Production.
La loro collaborazione si è trasformata in un progetto musicale nel 2018, con l’uscita del primo singolo “Honey”, seguito da tour in Brasile, Italia e Regno Unito. Il loro album di debutto, Live Twothousandhatein, è stato pubblicato nel maggio 2019, accompagnato da concerti in Spagna, Portogallo e Turchia.
Tina e Ian si sono raccontati attraverso 7 ispirazioni dietro questo nuovo esplosivo “A Hot Mess”.
Chico Buarque – scrittura
Lo ripetiamo spessissimo nelle interviste e ogni qualvolta ci viene chiesto a quali artisti e generi ci inspiriamo, spesso generalizziamo con “il cantautorato anni 70 in Italia e Brasile” ed è vero, mescoliamo molti artisti, Chico Buarque però occupa uno spazio preciso. Perché la sua scrittura è allo stesso tempo urgente e controllata, di denuncia e di racconto, in più situazioni ci ha scosso fortemente e poi ci ha accolti in un caldo abbraccio e per noi questa è una delle aspirazioni più grandi. La musica per noi è politica, ma è anche un luogo sicuro, un posto dove le persone possono trovarsi e ritrovarsi, ma dove possono anche riconoscere il disagio, la difficoltà, propri e degli altri. Ci stiamo lavorando e probabilmente non ci arriveremo mai, ma avere un faro così potente, pensiamo, sia un buon punto di partenza. Extra tip per i pochi che non lo conoscessero, tutto il suo album Construção.
La nascita della tragedia di Nietzsche – contenuto
Viviamo più che mai tempi di nichilismo estremo, che come insegnava Nietzsche non possono che essere sovrastati se non con uno spirito dionisiaco di festa e godimento, che sfocia spesso in un cinismo spietato che ci aiuta ad andare avanti. La nascita della tragedia però trova un suo equilibrio, un compromesso, e con A Hot Mess, nel caos più totale volevamo fare proprio questo, trovare comunque un piccolissimo spazio di calma, che in qualche modo abbiamo deciso di trasformare in speranza, in fiducia che le cose possano andare per il verso giusto, senza mai dimenticarci però che molto dipende dalle nostre scelte.
Grande Sertão: Veredas – folklore brasiliano
Sia perché una metà della band viene da lì (Ian), sia perché l’altra metà è rimasta completamente rapita da questo libro incredibile e dalla terra che racconta (Tina), Grande Sertão Veredas è per noi un punto di riferimento quando si parla di Brasile. Un libro che racconta un’area geografica e una cultura lontane dal “Samba e futebol” , dalle foreste a perdita d’occhio. Il Sertão è una terra arida e geograficamente grandissima abitata da popolazioni indigene, comunità afro-brasiliane discendenti dagli schiavi originari di Angola, Nigeria, Ghana e Benin e, nel periodo in cui è ambientato il libro, dai cangaçeiros, quelli che noi avremmo chiamato briganti, perché nelle terre povere la guerra si fa sempre per la sopravvivenza. Questo è lo scenario in cui nascono moltissime realtà del folclore brasiliano, che si mescolano alla religione e alle credenze spiritiste. Questo incredibile pot-pourri è per noi vivissimo e senza che ce ne rendessimo conto ci rappresenta nel nostro essere sempre un insieme di cose, difficili da individuare e definire.
Dame Area e Mai Mai Mai – music e attitude
Parliamo di due artisti che stimiamo enormemente e da cui traiamo forte ispirazione. Il bello di questa ispirazione è che riesce ad essere non solo musicale. L’industrial spigoloso dei Dame Area ci ha spinto tantissimo a sporcare il nostro suono, mentre l’attenzione sonora di Mai Mai Mai ci ha focalizzato sui vuoti dei nostri brani e anche sulla campionatura di suoni e conversazioni, che sono poi protagoniste nel suo lavoro. Ma quello che forse stimiamo di più di questi progetti è la loro attitudine, il non scendere a compromessi con quello che si fa, perché si fa e come, la posizione politica che si sceglie di prendere e difendere, ma anche la capacità di non relegarsi a spazi “piccoli”, di prendere il proprio posto dal clubbettino in provincia al museo della capitale, dal concerto al festival internazionale, dimostrando che l’arte, la cultura, la musica si possono fare lontano dalle logiche del becero mercato musicale e che per questo hanno un valore enorme!
La Torre di Guardia e Il Giudizio Universale – immagini
Abbiamo detto più volte che una delle ispirazioni per la creazione dell’immagine di copertina sono le immagini religiose, nello specifico però La Torre di Guardia e Il Giudizio Universale hanno dei ruoli ben precisi. A tutte le persone nate negli anni ‘90 sarà capitato almeno una volta di avere fra le mani un giornalino di La Torre di Guardia e abbiamo ricordato con una certa ilarità le immagini che rappresentavano, però abbiamo pensato anche che nell’era dell’AI quelle immagini potevano essere lavorate insieme ad immagini nostre a pellicola, molto meno auliche (almeno per loro) di concerti e tour e da lì è iniziata l’idea. Il Giudizio Universale è servito poi da collante, perché questa diabolica unione andava comunque graficamente messa in scena e cosa meglio della fine del mondo poteva rappresentare A Hot Mess.
La cultura underground e DIY mondiale – tutto
Questa è molto banale, ma non possiamo negare che sia così. La maggior parte delle ispirazioni le prendiamo dalle persone che conosciamo e abbiamo la fortuna di conoscere persone stupende di posti anche molto distanti tra loro. Quello che ci scalda il cuore e ci spinge a credere in un determinato tipo di musica e di progetto musicale è che, sia in Turchia, in Brasile, in Spagna o in Italia, la cultura underground e DIY è sempre fatta da persone stupende che condividono dei valori che inevitabilmente riversano poi nei loro progetti e ci permettono di far conoscere la nostra musica in tutto il mondo. Questa è contemporaneamente una fonte inesauribile di ispirazione, ma anche un motore che ci fa continuare nonostante le difficoltà.
Lampredotto – il cibo delle prove
Il piatto povero per eccellenza che rifocilla i nostri stomaci quando facciamo le prove a Firenze e ci salva dalle sbronze quando usciamo a sentire concerti fino a tardi. Sperando che non diventi un piatto hype come la carbonara.

