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L’inarrestabile ascesa dei “cugini” dei Fontaines D.C.
I Cardinals vengono da Cork, la seconda città più grande dell’Irlanda. Li forma il chitarrista e cantante Euan Manning, adolescente, con gli amici di scuola Oskar (chitarra) e Aaron (basso) e il cugino Darragh (batteria): la svolta è l’ingresso in lineup del fratello, il fisarmonicista Finn, studente al college di Galway e lì attivo con un suo gruppo. “Credo di essere stato il manager per una sera, dopo tre pinte”, ricorda Finn. Ma Euan lo rende un fattore chiave del sound che aveva in mente, chiedendogli di scrivere una parte di fisarmonica per quello che sarebbe diventato il loro primo instant classic, “Roseland”.
Siamo nel 2023 e i Cardinals avevano già pubblicato “Amsterdam”, brano in cui convivono Cure e Ride e dove però manca qualcosa. L’EP omonimo uscito l’anno successivo per la So Young spezza ogni dubbio e indugio, rivelandone il talento autentico: per la produzione di Richie Kennedy – al desk di Interpol e Cliffords – si alternano schegge di epicità U2 ma cariche di rumore come “Twist And Turn” a post-punk melodici degno dei primi Fontaines D.C. (“Nineteen”, “Unreal”), oltre chiaramente a “Roseland”. “I went down to MacCurtain Street Station/Where I first said my last goodbyе/If love was there, it was thin in thе air/It only came here to die”. Poesia, con Euan che canta sulle orme di un Michael Stipe: più di un semplice biglietto da visita.
Tradizione e modernità a braccetto per un sound unico
Il 13 Febbraio 2026 esce Masquerade. Ho suonato il vinile una decina di volte, partendo dal listening party dedicato, notando sempre qualcosa di nuovo. Così arrivo a parlarne il giorno di San Patrizio: non a caso, il quintetto è legatissimo alla propria terra e alla storia.
“The Burning Of Cork”, uno dei picchi emozionali della raccolta, narra dell’episodio svoltosi durante la guerra d’indipendenza irlandese nel 1920, quando i combattenti dell’IRA tesero un’imboscata ai soldati britannici a Cork, tra vari morti e feriti. In risposta, le forze nemiche bruciarono centinaia di case e dozzine di attività commerciali, oltre al municipio e alla Carnegie Library. I soldati picchiarono e derubarono i civili indiscriminatamente, minacciando i vigili del fuoco intervenuti a spegnere i roghi. Il governo britannico fece spallucce riguardo all’incendio e nessuno dei soldati è mai stato ritenuto responsabile.
“Over At Last”, un numero catartico tra Pogues e Jeff Buckley, sembra criticare i dogmi religiosi che limitano l’individuo, che trova nell’amore qualche possibilità (il folk-punk “She Makes Me Real”); in “Barbed Wire” trovano un hook alla Arctic Monkeys e il modo di farci ballare sulle rovine di questa società. Altro must del disco “Big Empty Heart”, posta subito dopo in scaletta, un walzer impregnato di elettricità in cui appare anche il violino a rinforzare un pattern prodigioso. “A love song written from beyond the grave“, la definisce così Euan. “I Like You” del resto è la tradizione al servizio del rock’n’roll: tensione, rilascio, uno splendido giro di accordi. E un yeah yeah yeah “rubato” a Grian Chatten.
“Fare arte è come togliere una maschera”
Un debutto che sfiora l’eccellenza, tra i R.E.M. jangly della title track e la chiusura raffinata di “As I Breathe” in bilico tra Notwist e Echo And The Bunnymen.
“Something the record looks at is peeling back the ‘masquerade’ or the facade we all put up. The curtain is pulled and cynicism takes its place – it’s really easy to be cynical and far harder to be hopeful and genuine”. Fare arte è come togliere una maschera, e nonostante il desiderio di uscire e farsi conoscere in giro per il mondo (sono attesi da un tour americano) i Cardinals sono tra gli act più originali e talentuosi che potete scoprire in questo momento storico. Dall’Irlanda con furore e sentimento. Non tardate a farvi vivi dalle nostre parti.
84/100


