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23 Ottobre, Bronson, Madonna dell’Albero, Ravenna
Non manca molto alla fine della prima parte del concerto, la scaletta tra l’altro si legge abbastanza bene dalle prime file, scritte bianche su foglio nero stampato ed elegante, seppure ovviamene ruotato al contrario.
Jojo Orme, 27 anni, tra le novità più interessanti di questo 2025 grazie al suo album d’esordio “Glutton For Punishment” è sul palco e come ha fatto diverse volte muove qualche passo verso il lato estremo del pubblico, è quasi a contatto con i più vicini, si abbassa in avanti e alza il braccio quasi a rivolgersi verso le persone in prima fila.
E poi: no.
Si porta il dito sulle labbra, vestita di nero, occhi profondi che guardano avanti con severità in un corpo piccolo che sembra tuttavia avere una dimensione diversa da quella degli altri.

Si porta il dito sulle labbra e fa cenno di fare silenzio, lo ripete alla sua destra, lo fa con una gestualità importante, quasi minacciosa, è chiaramente un momento di performance, il pubblico ne è cosciente eppure è rapito, se è un patto condiviso allora funziona, accettiamo che sia lei a dettare le regole.
Anche se è un piovoso e rabbiosamente tuonante giovedì sera di fine ottobre, al Bronson, siamo in provincia di Ravenna e il piccolo club (che ringraziamo per i generosi volumi a saturare le orecchie) non è pieno ma nemmeno vuoto, per la data di mezzo tra le tre del primo tour vero e proprio di Heartworms, dopo un primo passaggio all’Ypsirock del 2024.
E come detto è il primo incontro tra pubblico e artista, quello dove si definiscono le regole del gioco.
E in poco più di un’ora è chiaro che siamo noi a sottostare allo show messo in campo da Heartworms, londinese e sciamana sul palco.
Che è tutto, in termini di forma: è voce sussurrata e che quasi sfuma tra gli strumenti, nelle note basse, ed è urlo, in quelle alte, nelle canzoni dove serve.
È ballo, un ballo strano, un corpo che si inclina e si deforma, che si contorce come a mostrarsi plastico, in grado di piegarsi.
È momenti di chitarre ruvide e poi si crescendo acustici, come “Beat Poem” inedito della “Poetry Edition” del disco esordio, che esordisce con la sola voce da protagonista e diventa urlo, rabbia sociale, poesia di militanza, con tamburi battenti a seguirne il crescere.
Ed è canzoni, la splendida “Extraordinary Wings” dove si incontrano leggerezza e una versione gotica dei Massive Attack, “Warplane” dove parte un viaggio industriale di suoni da rave sonoro che si spegne però a metà canzone in una scrittura che una qualche persona più furba avrebbe impostato al contrario, in crescendo e non in una sfumatura.

E che invece lei no, ha scritto quasi al contrario, per poi prolungare il finale, acustico e delicato.
Non è una che vuole diventare una popstar, lei.
Eppure quando si apre in un sorriso, mai durante le canzoni, solo tra una e l’altra, Heartworms sembra una persona dolce e affabile, sul finire sono molte le mani che cercano un contatto con la mano della cantante, si allungano verso di lei come ad annullare la distanza tra artista e pubblico e allo stesso tempo per gran parte del concerto l’impressione è quella di un un’anima ancora arrabbiata e lievemente oscura, un’anima che cerca di guardare alle ferite dell’umanità e tradurle in musica.
Da qualche parte tra i Cure e Pj Harvey, si potrebbe dire, in un gioco un pò riduttivo che utilizza, come spesso facciamo alcune icone del passato (la donna incontrollabile e libera, il gotico e l’estetica dark) per raccontare qualcuno di nuovo.
Ed è sbagliato: Heartwworms, lo si capiva già prima del live, è una di quelle personalità diverse, al di là del giudizio musicale ha un carisma che non appartiene necessariamente a chi è un buon arista.
Un carisma che è performance, maschera, potenza sonora e di tanto in tanto impegno sociale, come nella riuscita cover di “Masters of War” di Bob Dylan.

Non è un live perfetto, eppure è perfettamente un buonissimo live: aggiunge una dimensione alle canzoni su disco, che sono buone, a volte buonissime canzoni di un esordio interessante e che fa quello che deve fare un live, segna un puntino chiaro nell’agenda mentale di tutti noi, che distinguiamo tra gruppi e artisti interessanti e quelli imperdibili.
Qui siamo già nella seconda categoria e non è poco.
P.s. non sarebbe stato meritevole, come si fa in molti casi, derubricare alle prime righe l’esibizione del gruppo di supporto, i Kyoto, duo di Bari, che si è reso protagonista di una esibizione di una intensità e potenza sonora di primissimo livello. Quasi un rito sciamanico e ancestrale per due artisti che hanno alle spalle un Ep e un singolo in questo 2025, che non ha senso sminuire e che avrà molto senso approfondire. Magari ecco, il consiglio è di aprire questo link ad una esibizione dal vivo e aggiungere un secondo nome, oltre a quello di Heartworms, da tenere in agenda.
Setlist Heartworms
Extraordinary Wings
Retributions of an Awful Life
May I Comply
24 Hours
Mad Catch
Consistent Dedication
Warplane
Beat Poem
Masters of War (Bob Dylan cover)
Smugglers Adventure
– Encore
Just to Ask a Dance
Celebrate
Jacked
