PAINT, “Paint” (Mexican Summer, 2018)

PAINT – in italiano si potrebbe tradurre come dipingere – è il nome evocativo del progetto parallelo e primo disco da solista di Pedrum Siadatian, chitarrista dei californiani Allah-las : nessuna fuoriuscita dalla band madre – quantomeno non se ne ha notizia – ma solo la necessità improvvisa e inaspettata di buttare giù gli schizzi creativi nati a registrazioni ultimate di “Calico Review” (2016), terzo disco del gruppo losangelino.
Tutto (il processo compositivo) è partito da un quattro tracce in maniera confusa e confusionale, per poi arrivare alla produzione di Frank Maston (già nella band di Jacco Gardner e autore di due dischi psichedelici, in senso lato, a nome Maston). E l’impressione è che, nononstante i brani siano passati dalle registrazioni casalinghe al lavoro in studio (i Phonocope Studios di Los Angeles), abbiano continuato a mantenere una natura acerba, quella di bozzetti finiti ma non ultimati : se già gli Allah-las con l’ultimo album hanno lasciato sempre più sottotraccia l’impronta surf-garage sixties degli esordi, Siadatian si spinge, volutamente, oltre tracciando su un quadro immaginario pennellate sonore lisergiche e sgranate in chiave pop. Le canzoni, che non durano più di tre minuti, sono istantanee sbilenche e annebbiate di scheggie di memoria perse nel tempo. Psichedelia (pop) acida, ispirata dall’istintività e del (non)senso della poesia beat di Gregory Corso (“Outro/Corso”) e dalla scrittura sghemba e pop(o folk)adelica di magnifici perdenti come Bobb Trimble o Pip Proud, citati – insieme a “classici” psych o proto/art punk come Love, Kevin Ayers, Velvet Underground, PIL, Snakefinger – tra le influenze da Siadatian nella playlist spotify Distant Neighbors.
Si viaggia, quindi, lontano dalle coordinate tradizionali dell’universo (garage e surf) rock oriented, alla ricerca di strade musicali pop e psichedeliche, già percorse da altri musicisti nel corso degli ultimi decenni ma nuove per il chitarrista degli Allah-las.
Un viaggio che è solo all’inizio e si spera che non finisca qui.

70/100

(Monica Mazzoli)