THE BLACK ANGELS, “Indigo Meadow” (Blue Horizon / Audioglobe, 2013)

Music Review The Black AngelsC’è una correlazione tra momento storico-sociale contingente e album rock dominanti? Relazione mai dimostrata: tutti hanno nell’immaginario collettivo gli anni ’80 lucenti e luccicanti ma, oltre alla sicurezza “governativa” di una certa new-wave, è stato il decennio dell’approfondimento della cultura dark, dell’inizio del college-rock poi trasformatosi nell’indie del decennio 2000-2010 e dei primi semi di cultura grunge dominante agli inizi dei ’90. Nulla di rassicurante, e nulla che sia yuppie. Un’annotazione che è solo per dire che no, non sembrerebbe che questa relazione possa esistere. Però ci sono domande che girano nella testa involontariamente, e nulla può toglierci dalla testa che questo “Indigo Meadow” sia figlio, per certi versi, di una necessità di punti fermi. E’ che non voglio dire che un album figlio della crisi perché è un termine che non mi piace e che non so cosa voglia dire. E’ un album che si ancora alle certezze della vita, ecco.

C’è tutto un mondo indistruttibile nel quarto lavoro dei Black Angels, di quelli che non possono cambiare e che ci danno sicurezza: dai Vox organ che fanno tanto sixties (“Holland”) ai lisergici appoggi tra Velvet Underground e Black Rebel Motorcycle Club (“Love Me Forever”), dalle sedute spiritiche che risuscitano Syd Barrett (“War On Holiday”) ai blues di una band immaginaria formata dagli White Stripes e dai Clinic (“Broken Soldier”). C’è un sapore di casa e una sensazione di essere in un ambiente (sonoro) giusto, corretto, salutare. Non intendo politically correct, voglio dire che i Black Angels ci danno la possibilità di entrare in una storia che viene da prima di loro, e che continuerà necessariamente dopo di loro, e che – a noi poveri ascoltatori incalliti e indomiti di rock – pare l’unica possibile. La band di Austin è solo un inconsapevole tramite di questa storia ultracinquantennale, che con tutta probabilità se ne fotte dei corsi e ricorsi sociali perché sa mettere il gruppo giusto nel momento giusto. E i Black Angels lo sono.

Non so se, fra un sufficiente periodo di tempo che permetta di distaccarsi dalle nostre contingenze, si discuterà di questa prima parte di decennio come quello della rinascita della psichedelia, accumunando esperienze diverse come quelle dei Deerhunter, dei Tame Impala e dei Black Angels, ma sinceramente a noi piacerebbe. Vorrebbe dire che, sì, in quel momento noi vivevamo quella storia lì.

83/100

(Paolo Bardelli)

9 aprile 2013

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