MARLENE KUNTZ, “Ricoveri virtuali e sexy solitudini” (Sony, 2010)

Ottavo album per quella che per almeno cinque anni è stata una delle migliori band italiane di sempre. Fino alla rottura dell’incantesimo coincisa con l’abbandono di Dan Solo. Mentre negli ultimi due deludenti lavori si profilava, almeno o forse solo negli intenti, una svolta cantautorale dei Marlene Kuntz, il songwriting di “Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini” sembra senza una direzione. A partire dal titolo di dubbio gusto. E passando per la dichiarata ispirazione relativa a diatribe virtuali, critiche e provocazioni nate su siti-web e forum, personaggi abietti di varia natura da cui emerge il risentimento di chi scrive più che il loro profilo psicologico o emotivo. Come dire, senza fare i puristi, che forse i forum dei fan non hanno e non potranno mai avere la stessa carica evocativa né quella magia poetica delle storie dei fuorilegge di Johnny Cash, dell’insanabile contraddizione tra dannazione e misericordia di Nick Cave, dei vuoti esistenziali di Elliott Smith, dei desolati sfondi bucolici di Neil Young. E ci sarebbero mille altri esempi. Godano al di là di un lessico poco Marlene non riesce più a entrare in sintonia coi suoi personaggi. Al di là dello slang a tratti eccessivo usato e abusato per smascherare con sarcasmo la pochezza dei suoi “nemici”, il mix di registri sta finendo per snaturare e annichilire quel lirismo che aveva fatto dei Marlene Kuntz il più originale gruppo rock degli anni novanta.

Ma in fondo anche “Catartica”, “Ho Ucciso Paranoia” e “Senza Peso” si aprivano con brani-invettiva. La differenza? Forse quelli erano ancora i vecchi Marlene. Le dissonanze si sono dissolte. I momenti più rock, che in questo disco prevalgono rispetto al precedente anonimo “Uno”, sembrano un surrogato per adulti di quel sound davvero peculiare per il Bel Paese. Dagli intrecci chitarristici di “Ricovero Virtuale” su cui si distende il cantanto in nenia tipicamente Godano, è un progressivo decrescere di aspettative e sorprese. L’energia pare esserci. Le idee guardano indietro. Trasudano bile, ma il tutto molto più annacquato. Se nel contestato “Senza Peso” pesava nel giudizio complessivo la pulizia di certi suoni che sembravano aver snaturato il quartetto, ora quintetto cuneese, i brani ancora avevano qualcosa da dire. Bastano quattri brani per comprendere. La voce di Cristiano è troppo in primo piano, le melodie non sono né da cantautorato né spigolose come in passato. “Paolo Anima Salva” e “Oasi” seguendo lo stanco copione di “Uno” soffrendo delle stesse ambizioni velleitarie e di un ineffabile ibrido tra Marlene sonici e Marlene cantautori. Cantautori non si nasce, trasformarsi è difficile. “Io e Me”, “Orizzonti” stupirebbero se si trattasse di una garage band i cui membri sono cresciuti con “Il Vile” sparato in cuffia o in radio tra strade notturne. Non stupisce nei Marlene dopo gli Anni Zero. E sarebbe stupido pretendere la rievocazione dei fasti del passati. Non si capisce però il perché di tutto ciò, dopo tante prese di posizione anche dure di Cristiano Godano contro quei facinorosi nostalgici che credevano nel noise più che in ambizioni da Nick Cave piemontese. Marlene cantautori? Marlene slow? Marlene d’avanguardia come nell’anonimo progetto Beautiful?

In questo LP si perde il senso dell’evoluzione, la coerenza di determinati intenti. Il passaggio alla Sony faceva sperare in un salto di qualità pop, giusto per intuire una direzione. Ma pop non ci si inventa. E la libertà espressiva non è certamente una scusante quando è la qualità dei brani a latitare. Ci sono band che suonano da vent’anni allo stesso modo e continuano ad aver qualcosa da dire. Sarà che sono cambiati i tempi e non lo si vuole ammettere. E continuare a credere in Marlene Kuntz e Afterhours sarebbe come aver confidato nei Litfiba dopo Pelù, in un ritorno dei CCCP quando i PGR avevano messo una pietra tombale su tutto. Ma il rimpianto permane. Nel non percepire nulla che a modo proprio dia l’idea, a coloro i quali per sfortuna o giovane età hanno conosciuto i Marlene negli ultimi anni, che prima era tutto diverso e per certi versi magico. Poco importa che il basso di Saporiti abbia chiuso la parentesi Maroccolo che aveva pericolosamente invecchiato e sfibrato il suono dei Marlene Kuntz. Parentesi comunque aperta per la produzione affidata a lui e l’ormai altrettanto inutile Howie B. Anche senza il re-mida-al-contrario degli anni Duemila di musica indipendente italiana, arriva Arneodo con tastiere e violini a italianizzare definitivamente il suono. Lo stesso cantato di Godano oltre a perdere di fascino nelle scelte prettamente lessicali ha un incedere meno tagliente e ruvido. “Vivo” parte con buoni presupposti. Una sorta di post-rock cantato, ma all’improvviso Le Vibrazioni prendono in ostaggio dei Mogwai. “Un piacere speciale” fa rimpiangere il pathos dei più contestati rockettini di “Che Cosa Vedi” e successori. Il cantautorato semi-acustico che con tutti i suoi evidenti limiti aveva caratterizzato alcuni tratti di “Uno”, torna in “L’artista”, in tutta l’imbarazzante mediocrità. “L’idiota”, quanto una tenue e sinuosa “L’artista” sembrano ossessioni da un ricoverato virtuale più che invettive velate o esplicite contro gli squallidi protagonisti che perseguitano l’immaginario di Godano.

Le chitarre tenute al guinzaglio, la voce troppo in primo piano fa rimpiangere i tempi in cui servivano due, forse tre ascolti per comprendere i testi. Tra rumori, accenti spostati per fuggire da un’andatura da forma canzone italica (come per Afterhours e derivati) e una ricercatezza a tratti ostile, ma congeniale alla musicalità delle parole. “Scatti”, buona melodia pop italica e di un certo sapore epico-sanremese, è la sintesi. Per esercizio personale si provi a ripescare le intense ballate del periodo “Catartica”-”Senza Peso”. Arrivare alla fine sarebbe un’impresa. Ma a colorare l’ascolto ci pensa la stramba “Pornorima”, divertentismo incattivito alla Manuel Agnelli che fa prefigurare quasi un duetto tra quelli che si contendevano lo scettro di miglior frontman alternativo italiano. Competizione che ormai si configura in una comune maturità (o senilità) artistica da malinconiche star in declino. Tra critiche a senso unico verso i colleghi più giovani e strali contro i delusi fans di lungo corso. Come se la scena indie italiana non si commentasse già da sé. Così diventa emblematica l’invettiva dedicata alle ragazzine che sbavano sui “farisei dell’indie-rock”. Cristiano Godano rievoca sbrodoline e parla di anti-sbrodoline snob, etichetta introdotta qualche tempo fa dal sottoscritto in un live-report per ironizzare su quella patina di intellettualismo delle fan di Cristiano Godano. Sempre pronte ad assaltare i backstage con libri mai letti di Updike in borsa.

Per esser brevi e altrettanto salaci, “Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini” palesa un solo punto fermo: Marlene Kuntz avrà sicuramente voglia di figa. Ma non è più blu come un tempo.

17/100

(Piero Merola)


Collegamenti su Kalporz:

Marlene Kuntz – Concerto al New Age (Roncade – TV)
Marlene Kuntz – Concerto al Teatro delle Celebrazioni (Bologna)
Marlene Kuntz – Concerto al Teatro Carisport (Cesena)
Marlene Kuntz – “Marlene Kuntz vs La Signorina Else”, Cinema Tognazzi (Cremona)
Marlene Kuntz – Uno
Marlene Kuntz – S-Low
Marlene Kuntz – Intervista (21-9-2005)
Marlene Kuntz – Concerto alla Tenda Estragon (Bologna)
Marlene Kuntz – Bianco sporco
Marlene Kuntz – Concerto all’Hiroshima (Torino)
Marlene Kuntz – Concerto al Fillmore (Cortemaggiore – PC)
Marlene Kuntz – Fingendo la poesia
Marlene Kuntz – Senza Peso
Marlene Kuntz – Che cosa vedi
Marlene Kuntz – Concerto a Udine
Marlene Kuntz – Ho Ucciso Paranoia + Spore
Marlene Kuntz – Il vile
Marlene Kuntz – Catartica

22 gennaio 2010

2 Comments

  1. lorenzo centini

    24/01/2011 at 11:57

    adesso nel prossimo disco dei marlene ci sarà una canzone in cui godano, con l’ispirato lirismo delle ultime prove, se la prenderà con gli avi del merola…

  2. io

    24/04/2011 at 01:59

    piero, mi capita di non essere d’accordo con i tuoi giudizi, molto spesso non apprezzo i tuoi modi… ma questa recensione è perfetta, chapeau.
    come son finiti male i marlene e quanto è diventato triste godano, convinto che chiunque lo critichi non capisca un cazzo e rivoglia i marlene di ape regina…

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