Broken Social Scene, Concerto ai Magazzini Generali, Milano (11 novembre 2010)

I fuoriclasse non hanno bisogno di trucchi da quattro soldi. Sono onesti. Si capisce quando Kevin Drew, anziché di scendere dal palco per farsi applaudire un po’ per il bis, resta su e dice alla gente: “Gli altri si asciugano un attimo poi tornano. Non facciamo queste stronzate”. Ecco la differenza. I Broken Social Scene non se ne fanno niente di quel rituale da quattro soldi secondo il quale qualunque idiota con una chitarra deve fare un bis dopo aver dimostrato al suo ego di aver suonato comunque bene. Gli applausi obbligati sono la nuova maggioranza silenziosa. Ipocriti. Così come chi paga 20 euro di biglietto e non fa altro che parlare a voce ALTA: non solo durante i pezzi più tirati (e lì sarebbe anche vagamente comprensibile), ma soprattutto durante i momenti più intimi. Sono in otto, sul palco, ma quando si tratta di cantare le emozioni, hanno bisogno anche loro di un po’ di silenzio: sono canzoni fragili, quelle. E invece, metà dei Magazzini Generali sembra lì per caso. Come se la musica fosse un contorno (il che fa capire molte cose, ne converrete).

Ma veniamo alle note liete. I Broken Social Scene spaccano. Sempre e comunque. Che ti sparino in faccia le emozioni cariche di tensione di “Meet Me In The Basement”, che ti costruiscano nota dopo nota l’affresco frammentato e in divenire di “World Sick”, che si pongano come punto di contatto coi Pavement con “It’s All Gonna Break” o che facciano in sequenza una carrellata di singoli pazzeschi come “Fire Eye’d Boy” e “Forced To Love”.
Sono in otto, dicevamo, e la combustione è lenta. Mettere assieme otto anime così diverse e così eclettiche non è certo la cosa più facile del mondo (e l’acustica media dei locali italiani, questo genere di cose, non le ha mai aiutate). Sta anche in questo il fascino di un progetto del genere. Un diesel che ingrana piano piano e canzone dopo canzone si preoccupa di svelare il mondo attraverso una piccola aggiunta sia sotto il profilo musicale, sia sotto il profilo dell’attitudine, che nell’atmosfera generale. Stiamo parlando, di fatto, di una delle band – sarebbe meglio dire “progetto”? – più importanti e propositive degli ultimi anni e da loro forse ci si aspetta sempre qualcosa di altissimo livello. Non è una “botta unica”, non stiamo mica parlando dei Dinosaur Jr. È semplicemente musica nell’atto della sua creazione più autentica. Capace di andare oltre pure gli immancabili cretini che vogliono farti sapere cos’hanno mangiato l’altro ieri durante “Anthem For A Seventeen-Year Old Girl”.

(Eloisa Franchi)

Collegamenti su Kalporz:
Broken Social Scene – Forgiveness Rock Record
Broken Social Scene – You Forgot It In People
News I festosi Broken Social Scene in data unica a Milano (17.10.2010)

21 novembre 2010

foto in home di Kira Douchette

1 Comment

  1. Lorenzo Centini

    22/11/2010 at 10:49

    bisognerebbe inventarsi qualcosa di simile alla tessera del tifoso per i concerti. io ho visto un “agitatore” della scena harsch-drone-noise romana con tanto di cresta e abiti neri venir rimproverato da michael gira perché chiacchierava a voce alta durante le sue canzoni con chitarra classica…

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