Q, Le proprietà elastiche del vetro (Jestrai Records / Micropop, 2008)

Con “Le proprietà elastiche del vetro” Filippo Quaglia, in arte Q, si rivela come moderno cantautore in grado di abbinare con apparente semplicità un indole chiaramente folk con ritmi e sonorità non del tutto convenzionali, elaborando un lavoro dai contenuti leggeri ma godibili.

Le dieci canzoni che compongono questo originale album sono un miscuglio ben assortito di essenze folk, melodie pop e coinvolgenti beats elettronici, il tutto eseguito con spiccata attitudine cantautoriale.

Nonostante la giovane età Filippo Quaglia non è certo alla prima esperienza: nella scena genovese è un volto conosciuto da tempo, sia per il suo passato con i Topi Muschiati che per la recente collaborazione con la band Numero 6, episodi a cui ha alternato produzioni musicali di un certo spessore.

“Le proprietà elastiche del vetro” è un album dal sound molto curato che alterna atmosfere intimiste e testi pregni di un intricato ermetismo urbano ad altre situazioni più cariche di ritmo e dai contenuti marcatamente melodici.

Q dimostra di trovarsi a suo agio sia nel creare atmosfere malinconiche e pacate come la struggente “Se piangerai”, in cui chitarre e sintetizzatori si accarezzano con garbo, sia quando i ritmi inevitabilmente salgono, come in “Furgone nazionale” vero e proprio slogan che si eleva prepotente sopra i metallici beats industriali.

Su tutto prevale l’attenta produzione di Paolo Benvegnù, abile nel mantenere un perfetto equilibrio melodico tra le destrutturanti incursioni elettroniche, gli episodi più marcatamente folk ed alcune situazioni fin troppo orecchiabili che porgono sfacciatamente il fianco al mainstream, come la cantilenante “Il cinema a luglio” e l’elettropop ballerino di “Bimbimezziconigli”.

“Le proprietà elastiche del vetro” risulta essere nel complesso un lavoro ricco di intuizioni interessanti, in cui Filippo Quaglia dimostra di avere in dote un indiscutibile talento che a volte brilla nella sua interezza ed altre si lascia solo intravedere, perdendo i caratteristici connotati personali a scapito di situazioni meno ricercate e di fin troppo facile assimilazione.

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