RUFUS WAINWRIGHT, Release The Stars (Geffen, 2007)

Che strano avere a che fare con un personaggio come Rufus Wainwright. E con la sua musica. Così kitsch, eccessiva e naif da sembrare fuori tempo massimo di qualche decennio. Così sfrontatamente sdolcinata e melliflua da farti pensare di doverla prendere con le molle, di andarci cauto perché potrebbe trattarsi di una fregatura. Potrebbe essere tanto fumo e poco arrosto.

Rufus Wainwright, invece, ha delle possibilità che sono appannaggio di individui dotati di un talento unico: soprattutto il potersi permettere di giocare con la propria musica. Il che lo fa sbordare oltre i limiti della seriosità, con un’ironia e una leggerezza difficili da digerire in tempi in cui chiunque si prende tremendamente sul serio anche, anzi soprattutto, se non ha niente da dire.

Sono passati 10 anni da quando Rufus ha fatto il suo ingresso nell’industria musicale. Da allora non ha mai smesso di mostrare ciò che sa fare, e soprattutto di fare ciò che gli riesce meglio: una musica che è un calderone ribollente, densa e stratificata oltre ogni dire (il che mi ha fatto pensare, e non sono sicuro di essere il primo a usare il termine, alla definizione “melting pop”). “Release the stars” non fa eccezione, anzi si pone nel quadro della sua discografia come il perfetto passo successivo a “Want two”. Contiene ottovolanti esagerati come la scherzosissima titletrack, e una canzone come “Nobody’s off the hook” che farebbe invidia al paparino per la qualità cristallina della scrittura. Contiene un pezzo come “Going to a town” che decolla ma non riesci a capire dove vada ad atterrare, per poi scoprire che potrebbe trattarsi di un pezzo di Cab Calloway o comunque intriso dell’atmosfera dei roaring twenties, e un altro giocoso come “Rules and regulation”, spruzzato di trombe tex-mex.

Rufus Wainwright ha delle doti lampanti, che lo rendono capace di manipolare la propria arte con una maestria unica, destreggiandosi oltretutto in un oceano in tempesta di citazioni, spunti essenziali e orchestrazioni pompose. E non si è ancora smentito: la sua musica continua a sembrare, una volta di più grazie a “Release the stars”, una vera e propria benedizione.

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