Intervista a The Ian Fays

Quattro ragazzine nei loro vestiti di bimba. La malinconia appoggiata a un casiotone. Spleen e felicità da appartamento. Con pochissime cose, le Ian Fays sono diventate un piccolo caso: in un mese di permanenza italiana, sono state più onnipresenti del prezzemolo in cucina, più di Bruno Vespa in televisione, più degli strafalcioni in una frase di Biscardi. Eppure, nonostante fossero ovunque, “The Damon lessons” rimane un debutto adorabile. Potevamo non incontrarle?

Sara: Credo che i nostri momenti più belli siano stati a Bologna. Abbiamo avuto qualche giorno libero e ne abbiamo approfittato per andarcene in giro, facendo molti aperitivi (in italiano, NdI) e conoscendo i ragazzi di Homesleep, bevendo vino in strada e suonando al “Covo” e al “Sesto Senso”.Daniele: Siete state in Italia per quasi un mese, promuovendo la vostra musica e suonando molto… qual è il vostro miglior ricordo di questo periodo?


A proposito di Italia: come siete entrate in contatto con Homesleep? Avevate mai pensato di pubblicare un disco prima di incontrarli?

In realtà non avremmo mai pensato di pubblicare il disco mentre lo stavamo registrando. Era solo qualcosa che facevamo per divertimento assieme ai nostri amici che lo hanno registrato per noi nel nostro appartamento. Una cosa molto di basso profilo, insomma!
E alla fine abbiamo incontrato Homesleep grazie al nostro amico Kyle Statham dei Fuck. Abbiamo suonato con loro ad Eureka e gli abbiamo passato un demo masterizzato del nostro cd…


Quando avete iniziato a suonare assieme? Qual è stato il vostro primo strumento?

Abbiamo iniziato a fare musica intorno ai 15 anni. Mio padre ha insegnato a Lizz a suonare le canzoni dei Monkees e dei Creedence Clearwater Revival alla chitarra e io suonavo assieme a lei accompagnandola al basso. In pratica, suonavamo cover scadenti nelle case di riposo e ai party natalizi…


Quando vi siete rese conto che potevate davvero suonare e scrivere canzoni, anche con una strumentazione così ridotta?

Beh, siamo diventate una quiet band soprattutto perché abitavamo in un piccolo appartamento e non potevamo fare molto rumore. Non riuscivamo a far entrare una batteria nel salotto… Avevamo alcune piccole tastiere Casio nascoste negli armadi e abbiamo iniziato ad usare alcuni beat che pensavamo fossero divertenti…

A proposito di appartamenti: scrivendo la recensione di “The Damon lessons”, ho immaginato una piccola storia. Ho pensato che voi ragazze vi foste trasferite nell’appartamento parigino dove le CocoRosie avevano registrato il loro debutto… pensate che ci sia la stessa atmosfera nel vostro disco?

Questa è una storia molto carina! Credo che il feeling principale fosse solo quello di quattro ragazze che amano bere birra, giocare a Tetris, indossare vestiti da bimbe, cantare al karaoke e organizzare inutili feste complicate…

C’è un disco che non potremmo mai immaginare di trovare nella vostra collezione?

Styx and Heart


Ora che tornate negli USA, cosa accadrà alle Ian Fays?

Abbiamo un piccolo tour californiano organizzato per luglio. Vogliamo suonare il più possibile prima di tornare in Italia (e speriamo in Europa) in novembre, e tornare al nostro vino economico e al gelato (in italiano, NdI)…