MIDWEST, Whatever You Bring We Sing (Homesleep / Audioglobe, 2005)

Ancora una volta giungono buone notizie da Varese. Tornano i Midwest, che già nel 2002 avevano regalato un egregio disco d’esordio, “Town and country”. In quelle undici tracce, il gruppo ripercorreva la scia di formazioni come i Califone in una lettura aspra e moderna della musica tradizionale. A tre anni di distanza “Whatever you bring we sing” riparte dai momenti più solari di quel disco, ripercorrendo con spirito nuovo le radici della musica americana, rock e soprattutto country, folk e blues. Perché qualcosa è mutato nella musica dei Midwest e lo si avverte subito. L’asprezza del passato affiora di rado, solo in “J. Rides a donkey”, un blues dissonante che sa di Califone e Tom Waits, tra un clarinetto spettrale, banjo e trombone. L’unico episodio che guarda ai Califone, perché altrove “Whatever you bring we sing” è fatto di altre sensazioni, di altri suoni.

I richiami questa volta sono alle trame meno scure degli Sparklehorse e agli ultimi Silver Jews, al mai dimenticato Gram Parson, forse persino alle pagine più intime di Badly Drawn Boy. “Whatever you bring we sing” inizia dalle note fragili di “Release the catch”, solo l’incanto di una melodia cristallina appoggiata su chitarra, violino e violoncello, uno dei brani più toccanti ascoltati ultimamente. Si passa alle note rilassate di “We’re with the madcap”, in cui un violino country e l’atmosfera vivace rimandano ai “Basement Tapes” di Bob Dylan.

La quiete di ballate limpide come “Magpie on a wire” e il caracollare spensierato di “When the motor dies” riportano indietro fino alla grazia di certe ballate firmate da Gram Parson, fatte della stessa malinconia di “A song for you” per fare un esempio. E non solo questo. La musica dei Midwest sembra illuminarsi di colori e di armonie che inseguono Beatles e Beach Boys, nella banda che accende “Odd fair” in una festa di suoni e melodie. Il merito maggiore dei Midwest di “Whatever you bring we sing” è aver affinato la scrittura delle canzoni, che sono poi il cuore di ogni disco. Ne escono brani talvolta strambi e irresistibili, talvolta delicati e incantevoli. Il sigillo al disco è “Warmed by the coming season”, l’ennesima ballata vincente composta dal gruppo di Varese.

Se “Town and country” era stato un esordio convincente, “Whatever you bring we sing” è persino qualcosa di più. Un passo in avanti importante.

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