DOORS, The Doors (Elektra Records, 1967)

Anno 1967: il movimento hippy celebra il suo (inconsapevole) apice nelle spontanee e pacifiche manifestazioni a San Francisco ed in tutta la Bay Area, tra scambi di fiori (Flower Power!) e fraterne fumate. A Los Angeles, città più dura e difficile della cugina californiana, da un po’ si parla di un quartetto bomba, rude e provocatorio, con un front man assolutamente scandaloso, bestiale, da Sesso Sùbito. Il gruppo in questione si chiama The Doors, il cantante è Jim Morrison, e quando esce l’opera prima semplicemente intitolata “The Doors” si comprende quanto fondate erano quelle voci.

Questo disco è uno dei più straordinari esordi della storia del rock ed in assoluto uno dei più grandi albums mai apparsi sulla faccia della Terra. Parlarne retrospettivamente è come raccontare la favola di Cappuccetto Rosso; quasi tutti la conoscono. Chi, infatti, negli ultimi trent’anni non ha mai avuto tra le mani questo torrido materiale sonoro?

La maggior parte delle canzoni presenti in “The Doors” sono capolavori storici, pezzi che hanno modificato se non cambiato intere prospettive musicali. Il suono creato da Manzarek, Krieger e Densmore è quanto di più riconoscibile sia mai stato concepito, un magma di note che tocca l’anima diabolica del Blues, certe tipiche ritmiche jazz, la marzialità germanica made in Brecht/Weill e naturalmente le atmosfere psico-lisergiche tipiche di quel periodo. Tutto ciò è legato dal maestoso, onnipresente, ipnotico organo di Ray Manzarek, e reso drammaticamente vitale dai testi e dalle interpretazioni furoreggianti di Morrison, con i suoi slanci da poeta folle e visionario, ma anche con la sua voce sicura, tecnica, potente, unica.

Durante quelle veloci ed infuocate sessions ai mitici Sunset Sound Recorders presero forma inni generazionali come “Break on through” e “Light my fire” (il loro singolo di più grande successo, con un assolo di Krieger alla chitarra semplicemente sconvolgente), per non parlare della fluviale e finale “The end”, fra i momenti più istrionici ed allo stesso tempo pregnanti della musica moderna. Jim è sensazionale, bello e dannato, il gruppo lo asseconda fino nelle pieghe dell’anima.

Immaginate queste parole, pronunciate nel 1967: “Father, I wanna kill you… Mother, I want to…”.

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